Dopo quella povera demente che non riesce a comprare due etti di prosciutto crudo,i pubblicitari impegnati nella creazione della reclame di un’automobile hanno deciso di distinguersi dai loro colleghi, e sono corsi ai ripari per dare vita ad un modello di donna con un po’ più di dignità ed inventiva. Ed eccola lì, nata dallo sforzo meningeo di un bel gruppo di lavoro, la nostra eroina. Si alza al mattino presto ed esce solo coperta da un lenzuolo per prendere il quotidiano davanti l’uscio di casa ma, ahimè, povera tapina, le si chiude la porta alle spalle. Inutile suonare e cercare di svegliare l’ebete che dorme nel suo letto, così mette in campo tutte le risorse di cui l’hanno dotata magicamente i pubblicitari,chiavi dell’auto in primis, per risolvere la questione. Niente paura, che ci vuole? In corsa verso l’ufficio e con le cinture di sicurezza allacciate, lei riesce a vestirsi di tutto punto raccattando abiti e scarpe qui e là, le basta allungare una mano dal finestrino aperto ed il gioco è fatto. Tutte queste evoluzioni degne di Houdini e di un ritiro di patente, fanno impallidire quante finora si sono dedicate solo a ripassare il rimmel o il rossetto mentre sono alla guida dell’auto e le fa apparire delle vere e proprie pivelline. Una certa vis comica dovrebbe invece possedere, secondo i creatori non proprio lungimiranti, la massaia di uno spot su un detersivo liquido che, frustrata per il fatto che il bucato della sua vicina profuma più del suo, si ritrova non solo a sniffare le mutande di quest’ultima ma a calcarsele in testa a mo’ di cappellino piuttosto originale. Ah, si rifà ai film cosiddetti di serie B dei primi anni ’80 lo spot di una vernice usata sapientemente da due donne, delle quali una – con una mise ed una posa di tipo erotico - è la cameriera dell’altra. Il marito della signora apprezza più la cameriera che la vernice chiaramente e fa intendere che glielo abbia già dimostrato ampiamente. Ma perché continuano a dipingerci in modi così avvilenti? In questi spot sembriamo uscite dalla disperata voglia che hanno certi uomini di sminuirci, di catalogarci dentro luoghi comuni che dovrebbero ormai essere sepolti da tempo. Ma forse sono io che me la prendo per queste cose quando dovrei fare spallucce, e certo,mica mi sposso aspettare che uno spot commerciale sia educativo e rispettoso. Dovrei rassegnarmi al fatto che veniamo viste ancora così e che questo modo vada in onda su tutte le reti televisive legittimato dall’utilità a far vendere quel dato prodotto. In questi tre spot gli unici messaggi a passare dovrebbero essere: che bell’auto, che buon detersivo e che efficace vernice, ma in realtà con loro passano, e non proprio in secondo piano, altri messaggi per nulla edificanti sulle donne. Forse siamo destinati a non uscire mai da certi schemi, da certi pregiudizi che oggi sono anacronistici, ma io spero sempre che il pensiero dell’uomo non si modernizzi solo per la creazione di un telefonino sempre più all’avanguardia. Utopia?
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