domenica, 11 maggio 2008

Una giornata fatta di lentezza, quella che, nonostante il consueto risveglio di buon’ora, mi ha portato a restare a letto ancora un po’ a coccolare i pensieri sul cuscino. Ho aperto a tratti gli occhi e la foto sul comodino di un piccolo e sorridente Lorys dall’aria alquanto dispettosa, mi ha ricordato che il “tale” in questione gironzolava per casa già da un po’.
L’aria fresca che mi ha investito uscendo scalza in terrazzo ha spazzato via come niente le tracce di sonnolenza che ancora bofonchiavano in me e mi son goduta uno di quei momenti che mi fanno ringraziare di vivere qui. L’aspetto primaverile della vallata attorno è un bellissimo colpo d’occhio mentre il cielo, fin dalle prime luci dell’alba, è popolato di cardellini canterini, tortore e passeri, rondini festose, come anche di ciarliere cornacchie e piccioni dalle moleste abitudini. La notte invece si può sentire distintamente nel silenzio la nenia di un chiù nella campagna vicino che a me concilia il sonno. Archiviate sul terrazzo le fresie gialle e rosse, ho adocchiato stamattina un bel bocciolo di “lingua di suocera” (una pianta grassa bruttina ma con una fioritura bellissima) far capolino e affacciarsi a prendere il sole. La begonia fa sempre il suo dovere e le rose mignon non mi hanno deluso, mentre il mio melograno nano Geronimo anche in questa primavera ha deciso di disattendere i miei patemi d’animo nei confronti del suo destino e si è rivestito di tenere e verdi foglioline, preludio di future boccole vermiglie.
Una colazione con mio figlio fatta di biscotti e chiacchiere, latte, the e programmi di sbieco per questa domenica, un accenno all’Inter e alla Roma prima che Lorys andasse pigramente a materializzarsi sotto la doccia per prepararsi ed uscire. Il caffè rigorosamente amaro si è fatto sentire sul mio palato ancor più forte del solito mentre sul divano ho pregustato gli effetti della pioggia in arrivo già a partire da domani, secondo il meteo: il profumo dell’erba tagliata e umida, l’odore della terra bagnata. 
 Le attenzioni per me spalmate con una crema per il corpo alle fragranze mediterranee di limone e mimosa condite da una dolce indolenza dopo una tiepida doccia, la musica ed un buon libro, del cioccolato fondente con rapido calcolo delle calorie assunte (calcolo abilmente ignorato subito dopo dalla mente distratta): momenti solo per me.
Lento questo giorno si allungherà fino a soggiogare la sera ma adesso guardo fuori e vedo le nuvole pronte a danzare una quadriglia agli ordini del vento.

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nel vento:pause
venerdì, 09 maggio 2008

Trent'anni anni fa veniva ucciso Peppino Impastato dilaniato da una carica di tritolo posta sotto il suo corpo sui binari della ferrovia: il fatto fu ricondotto ad un incidente di cui sarebbe stato vittima in quanto attentatore stesso, mentre tempo dopo fu collocato alla voce “suicidio”. La lotta per il riconoscimento della matrice mafiosa del delitto fu lunga, il fratello di Peppino, Giovanni, e la madre Felicia riuscirono a sostenerla con l’aiuto del Centro Siciliano di Documentazione di Palermo. Grazie al lavoro del primo pool antimafia, a cui aveva dato l’avvio il giudice Rocco Chinnici ucciso nel 1983, la morte del fondatore di Radio Aut venne attribuita alla mafia, anche se non vennero individuati mandanti ed esecutori. Il caso Impastato venne archiviato nel 1992, ma Felicia non si arrese ed ottenne la riapertura dell’inchiesta.
L’ interrogatorio del collaboratore Vito Palazzolo affiliato al clan di Cinisi chiarì dinamiche e responsabilità e il 5 marzo 2001 venne condannato a 30 anni di reclusione, mentre l'11 aprile 2002 fu comminato l’ergastolo a Gaetano Badalamenti come mandante dell’uccisione di Peppino.

 

Peppino

E venne a noi un adolescente
dagli occhi trasparenti
e dalle labbra carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
né fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.
Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.
(Peppino Impastato)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:15 | Permalink | commenti (22) | commenti (22)(Popup)
nel vento:pause
giovedì, 08 maggio 2008

In un tg stasera una inviata ha intervistato dei ragazzi, presumibilmente studenti delle superiori.
Alla domanda "Conosci Aldo Moro?" Queste sono state alcune risposte:
1) Un cantante (Fabrizio Moro)
2) Quello delle foto... quello dei fotografi dei calciatori... (Lele Mora)Ah, non è lui? Sì vabbè fa lo stesso... (fa lo stesso?)
3) Sì lo so... ehhmmm... ehhmmm ... (tic tac, tic tac, tic tac... stendiamo un velo pietoso)
4) Ah, sì l'ho sentito... al telegiornale... al tgcinque...ehhmmm... (come sopra).

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 21:47 | Permalink | commenti (20) | commenti (20)(Popup)
nel vento:pause
sabato, 12 aprile 2008

Rammarico. Quello che mi resta per non averti visto prima che. Tutta colpa di quella serie di contrattempi che mi hanno portato a dire “in questi giorni andrò”, ma in cuor mio sapevo che era solo un modo per non vederti mentre con gli occhi assenti dicevi parole sconnesse. In fondo è meglio ricordarti come quella volta in cui mi hai fatto prendere la foto dello zio dall’armadio per aver ancora l’occasione di parlarmi di quel giovane marito morto in guerra. Come eri giovane tu che sei rimasta con una bimba da crescere e, forte come sei sempre stata, lo hai fatto superando problemi di ogni sorta. Ostinata e cocciuta donna di un tempo, te ne sei andata con un bel carico di vita sulle spalle e non come lei, lei che a soli 38 anni ha chiuso gli occhi per sempre una settimana fa. Nonostante avesse una buona vita e fosse amata si sentiva sola, e quel peso le era insopportabile. Lei ci ha lasciati confusi, ha annichilito i genitori, il marito, andando via in un modo che le è stato magari dolce, quasi a sollevarla definitivamente mentre noi siamo rimasti ad allungare mestamente la lista dei giovani della nostra famiglia che sono volati via, verdi foglie cadute prima dell’ autunno. E poi tu. Da ieri sera un mare di immagini si affastellano nella mia mente, alcune si rincorrono, altre si fermano per più tempo e pretendono di ricevere più attenzione. Io che da bambina spesso dormivo da te, che ti accompagnavo ad Agrigento per le tue commissioni ed al ritorno non fiatavo se cucinavi minestra, questo mamma non lo sa. Il tempo è passato è c’è un altro bambino che ti saluta dandoti un bacio sulla guancia, mentre tiri fuori dalla tua borsa un sacchetto di caramelle mou alla fragola. “Zia così lo viziamo.” Ma il sorriso con cui ti contraccambia mio figlio mi zittisce ed il mio sospiro la dice lunga sul fatto che resterò inascoltata su questa cosa. Si lo so che non avevi un carattere facile e la solitudine in cui sei rimasta dopo la morte dello zio ha contribuito a questo, ma non dimenticherò mai gli stravaganti slanci con cui mostravi il tuo affetto, tutto da scovare dietro la tua immagine severa e a volte accigliata. Ma tanto era una posa, una forma di autodifesa che con il tempo ti sei costruita addosso un po’ per la fatica di andare avanti da sola, un po’ perché i geni dell’intransigenza danzano nel dna della nostra famiglia, salvo eccezioni. Ti guarderò ancora tra poco e mi sembrerà di cogliere nel tuo viso uno di quei rimproveri che mi facevi quando passavo a trovarti “ah, cca si? e comu va? miiii, bedda si”, e senti, se la incontri, lei che non ha vissuto quanto te, che so, vedi un po’ se trovi una caramella alla fragola…

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:59 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:rewind, pause, lessico familiare
giovedì, 28 febbraio 2008

Oggi è il tuo compleanno, un’occasione in più per pensare a quanto mi manchi da quando te ne sei andato. Ci sono volte in cui ti sento stranamente vicino, momenti in cui sento come se tu fossi alle mie spalle, che se provassi a voltarmi ti vedrei, altre in cui mi rendo conto che la distanza tra noi è tristemente abissale. Non ho mai voluto ricordarti in quel letto dove hai concluso i tuoi giorni, ma sorridente ed in forma come un ragazzino, tu che in vita tua non avevi mai avuto un malanno e quella volta in cui hai preso un raffreddore ci hai fatto impazzire tutti. So in cuor mio che io e te abbiamo risolto tutte le nostre questioni e che nulla è rimasto in sospeso, ma avrei voluto ancora del tempo da passare chiacchierando perché qualcosa da dire la si sarebbe trovata comunque specialmente ora che so quanto sia difficile essere genitore. Potrei chiederti ad esempio se ti sei mai esercitato per riuscire a dire i “no” ed i “sì” a noi figli e se hai mai ritenuto davvero di averli detti al momento giusto. Mi è venuto in mente stamattina questo, quando ho detto un deciso “no” a Lorys che lo ha fatto andare a scuola arrabbiato, anche se si è proteso lo stesso verso di me per un bacio. Ho avuto un attimo di esitazione quando ho colto per un momento nei suoi occhi lo stesso guizzo che mi è appartenuto un tempo, ma non ho ceduto. Mi ha sfidato ecco ed in lui ho rivisto l’Adelaide ragazzina che sfidava te, ma a te bastava un semplice sguardo per mettermi in riga mentre io stamattina mi sono imposta un po’ a fatica, lo ammetto. Forse è stato perché Lorys mi sottopone di rado a certi confronti, mentre tu, con sei figli, ne hai avute a iosa di opportunità per fare esperienza. Fuori c’è un sole bellissimo ed io ti sto scrivendo pur sapendo che serve più a me che a te,ma non la vedo come una magra consolazione. Ti porto dentro, insieme a tutto quello che mi hai insegnato, insieme alla consapevolezza dei tuoi umani errori ed al bene per te che questi ultimi non hanno mai scalfito, nella speranza che possa avvenire lo stesso con mio figlio. E sei dentro di me in innumerevoli e nitide immagini, dall’imitazione di Charlot di quando ero piccola a quella roba immangiabile che provavi a cucinare quando mamma si assentava, dai tuoi occhi divertiti che facevano capolino dietro il fumo della sigaretta alla severità di certi momenti che ora so dovevano esserci. Ora sto pensando a Lorys, a quando di pomeriggio ritornerà da scuola, lo conosco e so che per allora avrà sbollito il suo malumore, si protenderà verso di me per un bacio e sentirò la dolcezza invadermi e farmi sorridere. Ciao, pa'.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:20 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
sabato, 23 febbraio 2008

La pioggia prese per mano la notte e la condusse fino all’alba.
Ne ascoltavo il suono morbido come il sussurro di un amante, e da esso mi lasciai cullare.
Un suono placido che proveniva dal di là della finestra, un limpido fruscio che accompagnava il mio respiro dentro la stanza avvolta nella quiete ombra notturna. Presi allora a coccolare i miei desideri per il domani ed all’improvviso mi apparvero in tutta la loro possibile realizzazione. Desideri. Un po’ come quelli che si esprimono guardando una stella cadente o mentre si stanno spegnendo le candeline sulla torta di compleanno. Desideri che non richiedono soltanto forza e determinazione perché si avverino ma anche una magica predisposizione d’animo alla positività, cosa che a volte capita di perdere di vista. Desideri che ho esplorato delicatamente e che mi hanno fatto sorridere, alcuni per la loro semplicità altri per la tenerezza che mi hanno suscitato. Consapevole di tutto questo ho lasciato che prendessero forma e che mi portassero idealmente fino al loro compimento e la sensazione che ne ho avuto è impagabile. Mi alzai per guardare fuori dalla finestra quella pioggia così particolarmente complice della mia veglia, la vidi sottile, quasi impalpabile eppure ostinatamente costante nel suo scendere dal cielo. Di quella stessa costanza che richiede l’attuazione di un desiderio, di quella stessa ostinazione che richiede il pensare al domani.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:10 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
sabato, 12 gennaio 2008

Oggi Isola Emersa compie due anni, traguardo che mai avrei pensato di raggiungere quando ho iniziato questa avventura, e pare che non mi sia ancora stancata. Un grazie di cuore alle persone con cui l'ho condivisa giorno dopo giorno.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:56 | Permalink | commenti (28) | commenti (28)(Popup)
nel vento:pause
sabato, 05 gennaio 2008

vialetti

Pur avendo avuto la neve alle porte alcuni giorni prima di Natale qui non nevica abbondantemente da un po’ di tempo. Parlo di quella neve soffice e alta, che riveste ogni cosa rendendo tutto più suggestivo “anche le cose che ci sono familiarmente ovvie”. Coprendo il paesaggio, in realtà,la neve lo rivela ai nostri occhi che così arrivano a notare un albero o una siepe, piuttosto che un vialetto che non ha mai ricevuto tanta gloria prima di venire accarezzato dalla pannosa coltre bianca. Negli ultimi anni quando ha nevicato lo ha fatto quel tanto che ha reso la viabilità in paese un po’ difficoltosa per una buona metà della giornata, salvo poi sciogliersi subito dopo trasformandosi in sporca e scivolosa fanghiglia. Mi piacerebbe risvegliarmi un mattino con la stanza avvolta nel silenzio creato da un’abbondante nevicata, quando, nell’uscire di casa, il passo affonda nella fredda bianchezza producendo quel tipico e lieve fruscio che accompagna durante tutta la passeggiata. Forse la sto evocando, non so, certo è che, se gennaio non mi piace, se nevicasse sarebbe un modo per ammorbidirmi un po’ nei suoi confronti. Ma solo un po’, ripeto, il tempo di vivere qualche momento incantevole e di scattare delle belle foto. Farei con Lorys un pupazzo di neve – anche quello sbilenco come l’albero di Natale, per non smentirci –sul terrazzo e da lì mi godrei il panorama della vallata attorno e dei tetti imbiancati. Ma la cosa che più mi piace è osservare i lenti fiocchi danzare nell’aria fino a depositarsi su ogni cosa, leggeri e timidi, vederli suscitare la sensazione dell’impalpabilità e lasciar sì che i pensieri si muovano all’unisono con essi, seguirli nella loro vaga traiettoria che li porta però poi a concretizzarsi. Questo mi piace, sì, e un po’ mi manca, il senso di intima leggerezza che assumono le cose abbracciate dalla neve. Già.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:33 | Permalink | commenti (9) | commenti (9)(Popup)
nel vento:pensieri, pause
giovedì, 03 gennaio 2008

Non mi è mai piaciuto gennaio. E questo fin da bambina, quando, nelle filastrocche sui mesi dell’anno che imparavo a scuola, veniva raffigurato come un vecchio canuto e saggio. Di saggio non ha nulla in realtà, è solo dichiaratamente rigido, troppo burbero e troppo lungo: ho sempre avuto l’impressione che dimostri ben più dei suoi 31 giorni. E poi è come se prendesse le distanze dagli altri mesi e se ne stesse abbondantemente lontano da coinvolgimenti vari, salvo qualche buona giornata di sole – rapida incursione del mese di marzo secondo me – che poi paghiamo sempre nei giorni della merla, fortunatamente gli ultimi che gli appartengono. A gennaio il tempo si dilata ed il suo freddo entra nelle ossa subito dopo il cenone di fine anno, così tanto per non creare equivoci su chi è che comanda da quel momento in poi. Neanche la Befana, apparizione allettante e giocosa, piena di dolciumi e leccornie varie, è mai riuscita a rendermelo simpatico. Ho sul terrazzo una piccola frotta di passerotti che vengono a banchettare con le briciole che scrollo dalla tovaglia appositamente per loro,tra di essi ce n’è uno con una zampetta rotta. Lo vedo saltellare goffo ed impacciato mentre becca granelli di pane o di biscotti ma quando spicca il volo va che è una freccia, mi ricorda un po’me. Comunque gennaio non mi è mai piaciuto punto. Ma questo l’ho già detto. Una mia amica dice che quando arriva lei sente già nell’aria la primavera, io questo lato romantico della cosa non riesco a viverlo forse per via della mia sinusite cronica. Comunque penso a quanto sarebbe bello iniziare l’anno con un mese come aprile, un mese con metà del lavoro primaverile in corso e con l’aria tersa e limpida da rincuorare come niente gli animi afflitti ed illuminare i cuori un po’ in ombra .

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:53 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:pensieri, pause
domenica, 23 dicembre 2007

starry_fairy
(Disegno di Sabina La Mattina - © Copyright)

 

Fermare la musica ed ascoltare qui:

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:24 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
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