martedì, 10 giugno 2008

E’ finita la scuola.  La mia considerazione lapalissiana in realtà serve ad aprire tutta una serie di riflessioni varie ed eventuali che non so dove mi condurranno.  Lorys si è ritirato qualche giorno prima che la campanella si mettesse a riposo e da allora passa questo suo primo scorcio di vacanza ciondolando per casa, complice anche il Campionato Europeo di calcio e la lettura di qualche libro.  Da un lato lo lascio fare,merita un po’ di sano ozio dopo mesi di studio costante, dall’altro invece non vorrei proprio che si adagiasse nella pigrizia per cui ho deciso che lo esorterò dolcemente a scollarsi da casa per andare incontro alla sua estate da ragazzino.  Mia madre qualche giorno fa lo ha apostrofato  prendendolo un po’ in giro, “miii si schiffaratu” (sei  sfaccendato),  e lui ha risposto facendo spallucce. C’è invece chi mi ha messo in guardia dal viziare mio figlio per il fatto che  non si prepara ancora da mangiare da solo e, avendo sottolineato che Lorys non ha motivo di cucinarsi da sé visto che sto in casa io, mi son sentita dire quasi con aria di sufficienza “ah,fai la mamma allora!”. Questa ultima cosa non l’ho digerita proprio, e non solo perché io non sto mai a sindacare su come gli altri crescono i propri figli. Certo, a volte mi chiedo se io non sia troppo indulgente con Lorys,  nel senso che per me non è una tragedia se non si rifà il letto la mattina, né me la prendo se non apparecchia la tavola o se non va a comprare il pane.  Del resto io al momento non sto lavorando (mi dico “al momento” per dare un senso di  temporaneità alla cosa, o almeno così mi illudo che possa essere) e non vedo perché mai non mi debba occupare di lui completamente.  Questo non mi comporta nessun sacrificio visto che mi prendo i miei spazi tranquillamente, che posso decidere di andare a passare una giornata in città senza problemi, e posso dedicarmi a me stessa senza sentire lagne da parte sua. A questo punto c’è da chiedersi se non sia mio figlio troppo indulgente con me. Se sono consapevole di tutte queste cose perché quella frase “ah,fai la mamma allora!”  mi ha infastidita?  Forse perché sono stufa di persone che sanno sempre come educare i figli degli altri, che sanno benissimo come si fa il genitore e sono prodighi di consigli non richiesti, assolutamente  convinti  che ciò che è valso per loro vada bene anche per te ,mentre io boh, che ne so? Mio figlio è nato sotto un cavolo e cresce per magia. Sarà anche perché mi son stufata di coloro che criticano e basta, che mi rivolgono la parola per trovare una pecca in quel che faccio, in costante attesa quasi di un mio insuccesso, di un mio abbaglio, per potersi  così compiacere di  un puntuale  “te l’avevo detto”.  E li vedo,li vedo bene i loro tentativi di non digrignare i denti di fronte all’educazione di mio figlio, al suo rendimento nello studio  e al suo equilibrio. Oh, sì signori, mio figlio non è comunque perfetto, Dio mi guardi da una calamità simile!, e riceve la sua dose quotidiana di richiami. C’è anche chi è riuscito perfino a farmi mettere in discussione il bel rapporto  che ho con lui, tanto che alcuni giorni fa gli ho chiesto stupidamente” Lorys credi che io e te siamo troppo uniti?”. Subito dopo ovviamente mi son pentita. Cosa c’è che non va se madre e figlio si divertono insieme, se parlano tra loro sapendosi ascoltare, e se il loro legame è forte ma non simbiotico?
Che poi dico, io non abdico dal ruolo di genitore solo perché ho un rapporto confidenziale con mio figlio, io sono la persona meno indicata a fare l’amica di Lorys! Perché, signorsì, faccio la mamma!

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 20:37 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:pensieri, lessico familiare
mercoledì, 07 maggio 2008

- “Lo zainetto è pronto”
-“E ci hai messo pure i cerotti?”
Sì , sì lo so, merito di essere presa in giro e tu non perdi occasione per farlo. Penso questo mentre esci per andare a passare la tua giornata scolastica alla Riserva Naturale del bosco della Ficuzza (Pa) considerato uno dei polmoni verdi della Sicilia ed all’interno del quale c’è il cosiddetto “Casino di Caccia”, palazzo reale voluto da re Ferdinando III.
Sull’uscio mi chiedi se ti conviene portare il cellulare ed io ti rispondo “fai come vuoi” (sono molto fiera di me!). Tu cresci e cresci, me lo dicono e me lo dico anche, lo scrivo sul blog forse per trovare qui un po’ di consolazione dagli amici bloggers, forse perché mi sembra di lasciare una traccia in più di questi anni e da grande potrai leggere e ricordare, e magari essere indulgente con la mia vecchiaia. Intanto mi ricordi tu, e ti diverti a farlo, che hai lasciato il mondo dell’infanzia alle tue spalle, così mi tocca sentire una sera i tuoi lamenti sul fatto che le veline sono troppo vestite o che speri che alla Chiabotto di RTV caschi uno di quei cerchi di metallo che le coprono a malapena le parti intime. Sia chiaro, ciccio, sono contentissima del ragazzone che stai diventando e spero che continuerai su questa strada fino a farti “un uomo grande e non un grande uomo”. Quel che conta per me è la tua serenità e lavoro alacremente per questo, tu mi premi con ogni piccolo gesto che è come la zolletta di zucchero che si dà al cavallo dopo una lunga corsa. La separazione è stata pesante per te ma nessuno ha saputo reagire meglio di come hai fatto tu, con la tua sensibilità e dolcezza hai dato una lezione a chiunque, anche a me. Stamattina mi è stata riconosciuta la dignità e la civiltà con cui ho portato avanti la separazione da papà, mi è stata riconosciuta la capacità di non intaccare il tuo rapporto con lui e soprattutto di essere riuscita a mantenere dei sani rapporti amichevoli con lui anche quando era davvero difficile farlo. Io ti dirò che i complimenti me li son presi eh, come a suo tempo mi son caricata le spalle di critiche distruttive finché non ho imparato a parare i colpi provenienti da ogni dove. Certo un po’ mi sono schernita sul divano di pelle dove ero seduta, non per falsa modestia, ma è che non sono abituata a certi riconoscimenti diretti, io poi che ho questa maledizione di non arrossire mai, se lo sapessi fare a comando susciterei tenerezza senza il minimo sforzo! Tu, tu sei al di sopra di ogni cosa, al di sopra delle mie ragioni ed è grazie a questa consapevolezza che, se oggi ti dico che ho chiamato papà per chiarire una cosa che ti riguarda, tu mi scruti e mi dici “grazie mamma” e mi colpisci al cuore, ma subito dopo c’è una battuta che mi aspetta al varco. Che tu sia ironico e che tu abbia il senso dello humour ti sarà di grande aiuto nella vita, non sottovalutare mai questi aspetti di te, affinali col tempo e rendili potenti armi da usare all’occorrenza. La tua intelligenza ti guiderà in questo ed eviterà di farti cadere nel crudele cinismo o nel sarcasmo gratuito.
E intanto cresci ed oggi si festeggia il fatto che mi hai superato in altezza, me ne sono resa conto sabato quando, a casa di una mia cugina, una delle figlie che ha nove anni  ha rilevato la cosa; la mamma allora ti ha chiesto stupita: “Lorys ma da quanto tempo è che non ci vediamo?” e la piccola: “Da quando era più basso di Adelaide”.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:34 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:lessico familiare
sabato, 19 aprile 2008

“Ti ho messo dei cerotti nello zainetto”.
“Maaaaaaaaaa’… vuoi venire per caso con me?”.
La domanda è chiaramente retorica e con un pizzico di sarcasmo che perdono a mio figlio perché ho un po’ di lucidità per comprendere la sua insofferenza, giusta ahimé.
Il fatto è che ci risiamo. In occasione della gita scolastica annuale esce fuori un po’ della chioccia che è in me, cosa che le donne si tramandano da secoli e secoli e che colpisce anche le mamme più spavalde.
“Uhhmm… veramente volevo metterti anche della tachipirina nel borsone…” (fermo immagine: se fossimo in un cartone animato giapponese saette fulminanti partirebbero dai suoi occhi pronte ad incenerirmi in un nano secondo). Mi affretto a rassicurarlo sul fatto che ho desistito dal commettere questo insano gesto , uff… appena in tempo, sentivo già puzza di bruciato. Mi do chiaramente della stupida mentre considero che in fondo sono solo due giorni e una notte fuori, insomma ha ragione Lorys, mica va alla guerra!
(:Sì, però… questi ragazzini in gita, a briglie sciolte, e i professori chissà se riescono a contenerli, si sa come sono fatti, quelli approfittano di una minima distrazione e poi te la combinano grossa. Non fidarti, sono quattro vivaci i ragazzini per stanza in albergo, liberi di fare ciò che vogliono, capirai i professori crolleranno sui loro letti, altro che controllare che non succeda nulla di male.)
(:Taci! - il mio angelo è di poche parole).
Venerdì mattina alle 05,30 Lorys è pronto; il papà passa a prenderlo in orario per accompagnarlo alla fermata del pullman da dove è prevista la partenza e lui mi saluta “Mi mancherai mamma!”. Uuuummm… che ci sia dell’ironia nelle sue parole?
Mi telefona a metà mattina per dirmi che sono arrivati a Siracusa, da questo momento in poi mi abituerò alle sue chiamate pic indolor: brevissime comunicazioni indolori di servizio. Mi chiede anche quando ci risentiremo e gli rispondo placidamente “chiama quando puoi tu, io non ti disturbo mentre ti stai divertendo” (Ohi, figlio, capirai un domani lo sforzo che mi è costato dirti questo a conferma del fatto che preferisco soffrire pur di lasciarti autonomo… eehhmm… dite che il tono è un po’ melodrammatico? Già… forse… eeehhhmm… oh, beh). Alle 19,35 mi fa un’altra telefonata: “ma’ ti ho chiamato per darti la buonanotte!!!” (a quest’ora? forse si tratta di un messaggio subliminale, forse mi vuole dire altro, tipo da questo momento in poi non ci saranno altre notizie perché ho di meglio da fare… forse.)
Sabato mattina il mio sbadiglio ha la suoneria del cellulare: sono le 07,00 e mio figlio tutto pimpante mi informa che sta facendo una passeggiata col professore, mi sorge il dubbio che non sia andato neanche a letto stanotte. Mah, provo a chiedere in sordina: “com’è andata la notte… che hai fatto? a che ora sei andato a dormire?” (non è proprio come avevo in mente di dire ma vabbé ormai è andata!) “Ma’ ti racconto tutto quando torno!” Tutto? Chissà cosa c’è dietro a questo tutto!!
Alle 10,15 la sua voce al telefono è un po’ giù: “ma’ siamo sull’Etna…” Beh, non è contento? Era il suo sogno da quando era alto un soldo di cacio, solo che durante i nostri viaggi ci siamo solo passati accanto e lo abbiamo potuto guardare da lontano !! “Ma’ siamo solo al primo rifugio e non ci fanno andare oltre…” Ah, ecco la delusione! Cerco di giustificare i professori, gli dico che forse questi sono gli accordi, gli suggerisco di chiedere di fare uno strappo,ma mi dice che lui ed i compagni ci hanno già provato senza risultati. Alla fine lo consolo promettendogli sinceramente una nostra futura escursione sul vulcano.
Stasera rientrerà a casa, stanco e con tante cose da raccontare, con i capelli scarmigliati e il sonno che peserà sugli occhi; probabilmente avrà la forza soltanto di farmi vedere i souvenirs acquistati per poi crollare a letto. Nel suo zainetto?Immagino briciole di brioche e panino, bottiglietta d’acqua vuota e due cerotti.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:22 | Permalink | commenti (24) | commenti (24)(Popup)
nel vento:lessico familiare
sabato, 12 aprile 2008

Rammarico. Quello che mi resta per non averti visto prima che. Tutta colpa di quella serie di contrattempi che mi hanno portato a dire “in questi giorni andrò”, ma in cuor mio sapevo che era solo un modo per non vederti mentre con gli occhi assenti dicevi parole sconnesse. In fondo è meglio ricordarti come quella volta in cui mi hai fatto prendere la foto dello zio dall’armadio per aver ancora l’occasione di parlarmi di quel giovane marito morto in guerra. Come eri giovane tu che sei rimasta con una bimba da crescere e, forte come sei sempre stata, lo hai fatto superando problemi di ogni sorta. Ostinata e cocciuta donna di un tempo, te ne sei andata con un bel carico di vita sulle spalle e non come lei, lei che a soli 38 anni ha chiuso gli occhi per sempre una settimana fa. Nonostante avesse una buona vita e fosse amata si sentiva sola, e quel peso le era insopportabile. Lei ci ha lasciati confusi, ha annichilito i genitori, il marito, andando via in un modo che le è stato magari dolce, quasi a sollevarla definitivamente mentre noi siamo rimasti ad allungare mestamente la lista dei giovani della nostra famiglia che sono volati via, verdi foglie cadute prima dell’ autunno. E poi tu. Da ieri sera un mare di immagini si affastellano nella mia mente, alcune si rincorrono, altre si fermano per più tempo e pretendono di ricevere più attenzione. Io che da bambina spesso dormivo da te, che ti accompagnavo ad Agrigento per le tue commissioni ed al ritorno non fiatavo se cucinavi minestra, questo mamma non lo sa. Il tempo è passato è c’è un altro bambino che ti saluta dandoti un bacio sulla guancia, mentre tiri fuori dalla tua borsa un sacchetto di caramelle mou alla fragola. “Zia così lo viziamo.” Ma il sorriso con cui ti contraccambia mio figlio mi zittisce ed il mio sospiro la dice lunga sul fatto che resterò inascoltata su questa cosa. Si lo so che non avevi un carattere facile e la solitudine in cui sei rimasta dopo la morte dello zio ha contribuito a questo, ma non dimenticherò mai gli stravaganti slanci con cui mostravi il tuo affetto, tutto da scovare dietro la tua immagine severa e a volte accigliata. Ma tanto era una posa, una forma di autodifesa che con il tempo ti sei costruita addosso un po’ per la fatica di andare avanti da sola, un po’ perché i geni dell’intransigenza danzano nel dna della nostra famiglia, salvo eccezioni. Ti guarderò ancora tra poco e mi sembrerà di cogliere nel tuo viso uno di quei rimproveri che mi facevi quando passavo a trovarti “ah, cca si? e comu va? miiii, bedda si”, e senti, se la incontri, lei che non ha vissuto quanto te, che so, vedi un po’ se trovi una caramella alla fragola…

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:59 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:rewind, pause, lessico familiare
mercoledì, 09 aprile 2008

Che dire? Che un genitore si debba confrontare con i segnali della crescita di un figlio è ovvio, che spesso questi segnali sono così sottili che per il radar materno o paterno è difficile captarli senza travisarne il senso ci sta pure. Ma il bello arriva quando i segnali sono lampanti e il figlio in questione ci spiattella in faccia la sua evoluzione come a dire “ehi, guardate carini che non sto crescendo solo in altezza”.
E così una madre si ritrova a guardare la tv col figlio in fase di preadolescenza e, ad un certo punto, mentre lei è convinta che sia interessato all’argomento del programma, lui sbotta: “ammazza che tette che ha quella!” La madre si volta appena quel tanto che basta per vedere i bulbi oculari del figlio incollati al video della tv all’altezza del decolleté della conduttrice. Il ragazzino in questione racconta una sera alcune piacevoli barzellette alla genitrice, che ride di gusto, incurante del fatto che il figlio l’abbia solo usata per testare la forza della sua vis comica fino a che costui non esclama: “bene domani farò colpo sulle ragazze”. Ragazze? Al plurale?
E che dire a proposito del suo nuovo atteggiamento nei confronti del proprio abbigliamento?
“Non posso rimettere questa maglia, ma’, c’è una macchia ”. Lei cerca di capire cosa intenda per macchia, visto che sulla maglia non c’è ombra di sporco, ma lui è così accanito nel cercare il punto dove l’aveva vista “solocheoranonlatrova” che alla fine gli dice che ha ragione e gliene dà una tirata fuori dall’armadio. Per dar adito ancora alla sua convinzione spara la maglia “sporca” in lavatrice sotto i suoi occhi e nota un certo sollievo in lui per il fatto che non l’abbia contraddetto. Al gioco de“io so che tu sai che io so” non la batte nessuno. Il fatto di veder crescere il figlio in altezza qualche volta la distrae dall’altro tipo di crescita, quella che comporta un diverso modo di confrontarsi con sé stesso e con gli altri, con il mondo esterno e con il mondo che ha dentro di sé come un immenso caleidoscopio che mostra ogni volta un’immagine nuova.
Sa che il figlio è come un’argilla che si sta plasmando giorno dopo giorno e, per quanto lei non voglia avere lo stesso potere che lo scultore ha sulle sue opere, sa anche che molto dipenderà dalla sua guida che dovrà usare come abili dita che scorrono delicatamente e allo stesso tempo determinatamente sulla creta.
Intanto continua a godersi quel momento in cui guardano la tv insieme, col figlio che prende sempre più spazio sul divano ma che sa poggiare la testa sulla sua spalla.


raccontato da: Adelaide_Spallino alle 13:40 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:lessico familiare
giovedì, 27 marzo 2008

Io e mia sorella

Si lo so che mancano cinque mesi alla data stabilita, non so però se siano sufficienti a elaborare che la “piccola” di casa si sposi. Lei poi è stata bravissima. La scorsa settimana ha prenotato il ristorante, i fiori, la chiesa, il servizio fotografico,i confetti, la parrucchiera, ha compilato la lista degli invitati ed ha comprato il suo abito, fatto le pubblicazioni ed è riuscita a far contenti suoceri e mamma. Un tour de force in pratica da guinness dei primati, meriterebbe un premio. Tutto in pochi giorni, quelli a disposizione prima di ritornare con il futuro sposo a millecinquecento km di distanza da qui, ed ogni cosa fatta con una precisione incredibile nel colpire l’obiettivo come un bersaglio. Se si registra l’estorsione di 50 euri , offerta la chiama lui, da parte del nostro arciprete per le sole pubblicazioni in chiesa, non c’è da stupirsi che tutto il resto costi un accidente anche per due persone sobrie come mia sorella e mio cognato. Io intanto piano piano proverò ad allenarmi mentalmente a fare la scalinata della Cattedrale di Agrigento, luogo della cerimonia, con i tacchi alti, una specie di meditazione misto yoga, zen e stretching dovrebbe bastare. Nei prossimi mesi potrei anche provare ad adottare un attacco disciplinante ai miei capelli, di modo che possano arrivare al giorno del matrimonio con un minimo di possibilità di sembrare pettinati, almeno quello. Se poi, per quel giorno, trovassi un abito elegante ma con virtù casual sarebbe l’ideale. Uhhmmm… Adesso sto pensando a quanto mi sembrerà strano vederla andare verso l’altare sottobraccio a nostro fratello maggiore, che sembra ieri che è nata e sembra ieri che la facevo spaventare raccontandole di una “signorina” che veniva di notte e che se ne stava sulla libreria in alto. L’ho sempre stimata molto per i sacrifici che ha fatto per laurearsi, per come è cresciuta matura e responsabile, e per quel carattere forte e determinato che le ha permesso di superare le varie difficoltà a cui la vita sottopone ognuno di noi. E tra qualche mese si sposerà. Già.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 17:00 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:lessico familiare
martedì, 18 marzo 2008
- “Ma’ a che età hai dato il primo bacio?”
- “Eh?”
Mi volto a guardare mio figlio con l’aria interrogativa mentre chiedo a me stessa perché mai debba essere così curioso in momenti in cui io non me lo aspetto.
Lui intanto ripete la domanda a cui rispondo non senza un po’ di strano imbarazzo, eppure Lorys mi ha fatto a suo tempo domande ben più spinose di questa. Forse perché finora hanno sempre riguardato lui, le curiosità attorno alla sua crescita, sì certo è per questo, per quella nota mia personale che è andato a toccare.
- “ A quindici anni.”
Ma non è contento.
- “Sulla bocca?”
- “Ehm… uhmm… certo.” Fa all’improvviso caldo.
- “ E lui chi era?” Il ragazzino incalza.
- “Un ragazzo che frequentava il mio stesso Liceo ma più grande di me di due anni.”
- “Sì, ma come si chiamava?”
Un po’ recalcitrante faccio il nome e lui sgrana gli occhi perché lo conosce mentre mi chiede:
- “E la moglie lo sa?”
- “Ma Lorys sono passati venticinque anni… “
- “Scherzavo ma’… “ Ride prendendomi in giro e se ne va lasciandomi pensosa con l’acqua del rubinetto che scorre tiepida sulle mie mani.
Io avevo quindici anni e lui diciassette. Il primo idillio, per il quale non sentivo solo le farfalle nello stomaco ma anche il cacciatore con il retino che le inseguiva. Questo perché la parte bambina di me si opponeva agli acerbi sentimenti che mi pervadevano e li ha combattuti fino a quando non l’ha avuta vinta. Ma finché è durato è stato molto bello e Marco, lo chiamerò così, è stato l’unico biondo dal quale mi sono mai sentita attratta. Passavamo molto tempo insieme con la nostra comitiva di amici; ricordo le serate invernali od i pomeriggi dopo lo studio, trascorsi dentro un locale, sempre affollato di giovani, a chiacchierare con le canzoni del juke box in sottofondo. Non ho saputo gestire quella mia prima storia, anche se devo dire che lo stesso destino ho riservato a quella successiva qualche anno più tardi e con un po’ di maturità in più.
Mi asciugo le mani e sistemo le fresie, raccolte sul terrazzo, in un piccolo vaso di cristallo e sorrido di me, dell’ingenuità della mia adolescenza che non mi impediva però di essere ribelle. Ricordo la mia impulsività di allora, che ha determinato scelte poco felici a dire il vero e per parecchi anni della mia vita, e mi chiedo cosa ne ho fatto lungo la mia strada. Fortunatamente si è rarefatta lasciando che prendesse vita una nuova me riflessiva, non al punto di contorcermi in elucubrazioni interminabili e senza via d’uscita, ma quel che basta per poter ascoltarmi meglio lungo il percorso del mio divenire.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:57 | Permalink | commenti (23) | commenti (23)(Popup)
nel vento:lessico familiare
lunedì, 10 marzo 2008

“Fai il bravo, mi raccomando”. Queste parole, sabato pomeriggio, non le ho dette ad un bambino di cinque anni ma ad un ragazzone di vent’anni che mi sovrasta in altezza e che l’indomani sarebbe partito per andare a realizzare le proprie aspirazioni di vita. Ho abbracciato così mio nipote riuscendo perfino a mantenere un certo aplomb e riuscendo a contenere la commozione del distacco. Cosa che mi è riuscita meno quando domenica è passato da casa mia perché aveva dimenticato di dare una cosa a mio figlio, lui aveva fretta e non è salito ed io mi sono affacciata da un balcone in tempo per sentirgli dire “Lorys saluta tu mamma per me voglio risparmiarmi l’addio.” Il tono ironico tradiva quella stessa tenerezza che mi ha preso allo stomaco mentre l’ho chiamato per mandargli un bacio che ha ricambiato, prima di salire in auto ed andarsene alla volta del suo futuro. Sembra ieri, si dice sempre così no?, che bambino pestifero ed impertinente metteva a dura prova la pazienza di genitori, nonni e zii. Da piccolo era biondo come uno svedese, una volta una signora, che si era fermata a chiacchierare con la mamma, gli disse quanto fosse bello. Lui senza battere ciglio le chiese: “ti piaccio perché sono biondo?” E bello lo è sempre stato, come il sole, tanto che qualche tempo fa pensando a lui mi ero detta che come fotomodello avrebbe potuto fare carriera. Fortunatamente questa idea balzana non durò che qualche secondo, mi ripresi dandomi della stupida incallita. Ha sempre fatto sport questo mio nipote. La prima volta che ho visto una sua esibizione di ju-Jitsu ho passato molto tempo ad occhi chiusi perché ogni vola che lo vedevo volare ed atterrare sul tappetino non potevo fare a meno di stringere le palpebre per timore che si rompesse l’osso del collo. Anche spericolato è sempre stato. Non dimenticherò mai quel giorno in cui, avrà avuto undici anni, da una delle finestre di casa mia, l’ho visto sul tetto di casa di mia madre. Vi era salito da una scala a pioli servita per effettuare dei lavori e lasciata per qualche minuto incustodita sul terrazzo. Rinunciai alla tentazione di urlargli dalla finestra di scendere immediatamente da lì e telefonai di corsa a mia madre con il cuore in tumulto. Crescendo si è calmato fortunatamente, anzi, ha assunto un certa aria di saggezza, sarà stata anche per quella barba che ha messo su troppo presto, secondo me, e che gli ha dato le sembianze di un uomo prima del tempo. Ed eccolo lì, prendere la sua strada, decidere per sé, quando è ancora fresca nella mia mente l’immagine di un bambino biondo che, quando voleva dire qualche parolaccia sapendo di ricevere rimproveri,la sostituiva con “zumpampà”. Un bambino che un giorno disse a mia madre, mostrandole una mano chiusa a pugno, “nonna guarda cos’ho”, ed aveva un bianchiccio pipistrello appena nato. Sabato invece mi ha mostrato il suo pitone che ha tirato fuori dalla teca come se dovesse farmelo accarezzare, cosa che mi ha fatto alzare i tacchi in men che non si dica.
Stamattina mentre preparavo la colazione mio figlio mi ha regalato un abbraccio, mi sono assicurata accarezzandogli il volto che non ci fosse traccia di una qualche barba nascente, ho tirato un sospiro di sollievo, per lui ancora c’è tempo, c’è tempo.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:13 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:lessico familiare
venerdì, 11 gennaio 2008

Adesso che mio figlio non mi guarda più dal basso in alto ma direttamente negli occhi noto quanto sia acuto il suo osservarmi . A volte pensiamo che i ragazzini di quella età siano piuttosto distratti da tante cose, dallo scoprire la vita dal vivere le loro nascenti emozioni, e che non vedano al di là del loro naso, Lorys ha preso l’abitudine di dimostrarmi che non è sempre così.
Ieri sera ad esempio mi ha detto che ero più solare rispetto al giorno precedente e non pensavo che avesse notato quella che per me era una piccola differenza di umore; ho cercato di protestare provando goffamente a smentire, come se fossi stata scoperta con le mani nella marmellata, ma ho solo suscitato in lui un certo divertimento tanto che si è messo a ridere esclamando “ma’ si’ un personaggiu!” Forse mi ha imbarazzato l’aver capito che Lorys è attento e che nulla gli sfugge di me. Una cosa mi ha sorpreso molto tempo fa ed è stato quando, in un tema, ha scritto che gli “ispiro tranquillità”. Ed io, che sono molto critica verso me stessa, ancora mi chiedo come possa, da inquieta ed irrequieta, fare questo in mio figlio. Eppure se faccio qualche passo indietro mi rendo conto di come questa serenità io l’abbia sempre trasmessa in Lorys tanto che lui si è sempre sentito al sicuro con me, mentre a me hanno sempre detto che è soprattutto il papà a dare il senso di protezione, e questo senza voler per nulla sminuire il ruolo paterno del mio ex marito. Non penso sia tutto merito mio ovviamente , penso invece che mio figlio con la sua sensibilità arriva a vedere nel profondo di me, dove di solito altri non vanno, e arriva a cogliere tutte le sfumature e gli aspetti da cui trae questa tranquillità. In questo lo aiuta anche il rapporto confidenziale che ha instaurato con me, considerando il fatto che è proprio con me che passa la maggior parte del suo tempo, più che con il padre. Insieme parliamo di tutto e lui non si fa certo scrupoli nel farmi domande per le quali una madre delega volentieri al papà, ad esempio quando mi ha chiesto cosa fosse la masturbazione i miei neuroni hanno cominciato a tremare nervosamente, eppure, costretta anche dalla mia situazione di singletudine, mi son fatta carico ed ho risposto il più delicatamente possibile cercando di essere anche il più esaustiva possibile, per evitare ulteriori curiosità, della serie “ti ho detto tutto e basta”. Certo avrei potuto comunque dirgli di chiedere al padre, ma ho ritenuto che se Lorys avesse voluto avrebbe potuto farlo una volta che si fossero trovati insieme, evidentemente si era sentito a proprio agio con me. Insomma è sempre la stessa storia: i figli crescono e per quanto noi proviamo a prepararci adeguatamente in realtà non lo siamo mai abbastanza, perché con loro si va sempre a tentoni. Dal canto mio faccio il possibile e del mio meglio affinché lo sguardo acuto di mio figlio possa cogliere sempre questa serenità di cui si nutre e magari metterò impegno affinché la possa trovare un po’ più in superficie e non debba scavare ogni volta in me.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:11 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:lessico familiare
lunedì, 07 gennaio 2008

Mio figlio, col quale è sempre un piacere guardare il telegiornale, in merito ai candidati alle presidenziali americane:
- Ma’, chi ti piacerebbe che vincesse?
- Obama.
- Perché?
Risposta sbrigativa:
- Ma così, anche perché è di colore. E a te?
- Hillary Clinton.
- E perché?
- Perché è una donna!

Sempre lui, mio figlio, guardando sul calendario il mese di marzo:
- L'otto è la festa della donna,
perché non c'è quella dell'uomo?
-



raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:48 | Permalink | commenti (18) | commenti (18)(Popup)
nel vento:lessico familiare