Lei sorride felice ed accarezza i suoi lunghi capelli. Soffici e lucenti, sembrano seta, anzi, il baco stesso forse non produce una bellezza simile. Il mio biscotto scricchiola dolcemente sotto i denti , si scioglie in un incantevole mix di nocciole e gocce di cioccolato mentre lo sguardo passa su un altro canale. Una splendida Afef sotto un casco di riccioli morbidi, perfettamente arzigogolati ed in fila come tanti soldatini, mi consiglia un nuovo prodotto per dare ai miei capelli lo stesso aspetto dei suoi e mi dice che io valgo. Smetto di sgranocchiare e spengo quell’infame fonte di bugie. Avevano ragione. I miei compagni al Liceo, non gli spot. Avevano ragione quando, di fronte al verso di Berni “Chiome d'argento fine, irte, ed attorte…” ridacchiavano lanciandomi sguardi molto eloquenti. Ed io la prima volta che ho visto un balsamo per “capelli indisciplinati” mi ci sono avventata sopra con un’avidità che non ho neanche di fronte ad una torta al cioccolato, e ce ne vuole! Al primo shampoo mi sono illusa, al secondo ho capito che l’etichetta prometteva molto più di quanto poi mantenesse – un po’ come certi uomini – e da allora è cominciata la caccia al balsamo più sincero. Questo mi provoca una specie di sindrome di Stendhal di fronte allo scaffale dei prodotti per capelli: unguenti, creme, shampoo e balsami attirano il mio sguardo mentre compito quanto le etichette garantiscono. Stamattina ho provato l’ennesimo balsamo per “ricci definiti e domati” e con “aloe serum”. Non so quanto ho impiegato per districarli, mentre molti sono caduti sul campo di battaglia della spazzola dai malefici chiodini: ha fatto più vittime lei in questi anni di quanti ne causò la Guerra di Secessione negli Stati Uniti.
Chiome irte e attorte, già. Portarli corti? Fatto, stanno bene solo se li tormento con spazzola e phon, ma alla prima occasione si gonfiano e sembrano un casco di banane. Portarli lunghi e lisci? Fatto anche quello, decine e decine di volte. La mia piastra sogghigna perché sa che in quei casi ho avuto bisogno di lei e lei me li ha stirati, fin troppo, tanto da indurre mio figlio a dirmi “sembri er Piotta”. Maria sì hai ragione tu, ti ricordi quando mi hai detto “Ade, lasciali stare naturali, altrimenti quelli si incazzano…” Eravamo al Santuario di San Calogero ma non mi venne in mente di chiedere che so una piccola grazia. Mi ci è voluto un po’ di tempo comunque e di sforzi immani per non raparli a zero ma alla fine ce l’ho fatta e devo dire che piacciono pure, anche se la pozione miracolosa che li renda meno ingarbugliati la cerco ancora.
…capelli come autostrade,
la mattina sopra il tuo cuscino
che quando tira vento diventano
i capelli di un ragazzino
capelli così lontani,
che nessuno li può vedere
capelli così sottili, che basta niente
che li fai cadere…
(Francesco De Gregori)
nel vento:io , selecti flores, lativvù












