giovedì, 19 giugno 2008

Lei sorride felice ed accarezza i suoi lunghi capelli. Soffici e lucenti, sembrano seta, anzi, il baco stesso forse non produce una bellezza simile. Il mio biscotto scricchiola dolcemente sotto i denti , si scioglie in un incantevole mix di nocciole e gocce di cioccolato mentre lo sguardo passa su un altro canale. Una splendida Afef sotto un casco di riccioli morbidi, perfettamente arzigogolati ed in fila come tanti soldatini, mi consiglia un nuovo prodotto per dare ai miei capelli lo stesso aspetto dei suoi e mi dice che io valgo. Smetto di sgranocchiare e spengo quell’infame fonte di bugie. Avevano ragione. I miei compagni al Liceo, non gli spot. Avevano ragione quando, di fronte al verso di Berni “Chiome d'argento fine, irte, ed attorte…” ridacchiavano lanciandomi sguardi molto eloquenti. Ed io la prima volta che ho visto un balsamo per “capelli indisciplinati” mi ci sono avventata sopra con un’avidità che non ho neanche di fronte ad una torta al cioccolato, e ce ne vuole! Al primo shampoo mi sono illusa, al secondo ho capito che l’etichetta prometteva molto più di quanto poi mantenesse – un po’ come certi uomini – e da allora è cominciata la caccia al balsamo più sincero. Questo mi provoca una specie di sindrome di Stendhal di fronte allo scaffale dei prodotti per capelli: unguenti, creme, shampoo e balsami attirano il mio sguardo mentre compito quanto le etichette garantiscono. Stamattina ho provato l’ennesimo balsamo per “ricci definiti e domati” e con “aloe serum”. Non so quanto ho impiegato per districarli, mentre molti sono caduti sul campo di battaglia della spazzola dai malefici chiodini: ha fatto più vittime lei in questi anni di quanti ne causò la Guerra di Secessione negli Stati Uniti.
Chiome irte e attorte, già. Portarli corti? Fatto, stanno bene solo se li tormento con spazzola e phon, ma alla prima occasione si gonfiano e sembrano un casco di banane. Portarli lunghi e lisci? Fatto anche quello, decine e decine di volte. La mia piastra sogghigna perché sa che in quei casi ho avuto bisogno di lei e lei me li ha stirati, fin troppo, tanto da indurre mio figlio a dirmi “sembri er Piotta”. Maria sì hai ragione tu, ti ricordi quando mi hai detto “Ade, lasciali stare naturali, altrimenti quelli si incazzano…” Eravamo al Santuario di San Calogero ma non mi venne in mente di chiedere che so una piccola grazia. Mi ci è voluto un po’ di tempo comunque e di sforzi immani per non raparli a zero ma alla fine ce l’ho fatta e devo dire che piacciono pure, anche se la pozione miracolosa che li renda meno ingarbugliati la cerco ancora.

…capelli come autostrade,
la mattina sopra il tuo cuscino
che quando tira vento diventano
i capelli di un ragazzino
capelli così lontani,
che nessuno li può vedere
capelli così sottili, che basta niente
che li fai cadere…
(Francesco De Gregori)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:55 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:io , selecti flores, lativvù
venerdì, 30 maggio 2008

L’estate ancora deve arrivare e già l’anticipano certe piaghe stagionali di cui pare gli italiani non possono fare a meno. Apre le danze, ad esempio, la futile quanto mai perniciosa sequenza di articoli e reportage su dove andranno i vip in vacanza quest’anno. Di sicuro in posti in cui possono essere ben visibili tanto per guadagnarsi qualche trafiletto su un giornale o un minuto al tg e non togliersi mai dalle scatole della gente normale. Da questi pregevoli esempi di informazione l’estate del Sig. Rossi e fam. verrà sommersa perché non ci sarà zapping che tenga né rito apotropaico da seguire come il non comprare un certo tipo di riviste. E’ una sorta di notiziario persecutorio ed anche se a te non interessa proprio nulla saprai comunque e dovunque che il tronista di Maria De Filippi sa perfino leggere l’etichetta dello shampoo o che Paris Hilton è quasi caduta in depressione per via delle doppie punte ai capelli. Saremo avvisati per tempo del parto di Angelina Jolie e spero che anche l’italica soubrette Angela Melillo finalmente si sgonfi e dia alla luce il suo piccolo con la speranza che questo la faccia stare in casa un po,’ perché davvero non se ne può più di vederla in ogni dove, col pancione puntato verso la telecamera a minacciare il telespettatore che si chiede allarmato: lo scodellerà in diretta o in differita? Al secondo posto, meritatissimo, le statistiche sulle abitudini vacanziere di italiani e stranieri; anzi vi avviso che quest’anno scarseggeranno giapponesi e americani mentre avanza l’esercito dei turisti dei paesi dell’est. Inoltre già si sa che è boom degli agriturismo e che le donne sono più brave degli uomini in matematica ma le cinquantenni sono quelle che tradiscono di più e senza particolari sensi di colpa(si lo so queste ultime non c’entrano nulla con i sondaggi e le previsioni dell’estate ma mi piaceva metterle in mezzo, pi fari fudda!). Al meteo estivo occorrerebbe dedicare un capitolo intero. I metereologi non si limitano più a fare la conta delle nuvole o dei gradi, ma si sono strasformati ormai da tempo in veri filosofi del clima, mentre nei tg il bollettino meteo acquista sempre più i connotati di un bollettino di guerra, una sorta di profezia di Cassandra che allarma a dismisura chi vorrebbe soltanto sapere se l’indomani potrà fare un bagno al mare. Per cui ne sconsiglierei la visione a chi è facilmente impressionabile a meno che non abbia a portata di mano una boccettina di ansiolitico. Per sostenere questi vaticini seguono immediatamente i consigli di frotte di dermatologi e dietologi che si esprimono di fronte all’immancabile tavola apparecchiata e si affacciano dalla tv come farebbe un testimone di Geova che ti bussa a casa la domenica mattina.

 

To be continued (maybe, si nun mi siddia)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:16 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:lativvù
lunedì, 12 maggio 2008

“Più di quattro milioni per Aldo Moro”, così titola, quasi mestamente ingenuo, il televideo di Mediaset della serie vedo il bicchiere mezzo pieno e non ammetto che il programma di Carlo Conti, “I Raccomandati” venerdì ha superato di gran lunga la prima parte della miniserie dedicata al rapimento e all’uccisione dello statista della DC. E non è andata meglio domenica sera, quando gli ascolti sono andati giù nonostante la rete avesse chiesto al Dottor House il miracolo del traino, mandando in onda la seconda ed ultima parte dopo il telefilm. Le ragioni di questa debacle possono essere tante, una ad esempio, molto comoda da tirare fuori all’occorrenza, è la diversa e molteplice offerta televisiva che oggi frammenta i telespettatori.
Certo non ha aiutato né la storia né il pubblico a casa che il film sia stato composto di blocchi tra uno stacco pubblicitario e l’altro; forse per eventi del genere occorrerebbe mercificare meno, se si vuole onorare la bontà degli intenti di chi fa simili operazioni. Ho visto dunque la prima puntata che non mi è piaciuta per nulla. Il film è frutto di studio ed impegno notevole da parte di regista e attori, e allora perché questo risultato approssimativo? Gli interpreti dei brigatisti sono apparsi fin dalla loro apparizione poco credibili, tanto da sembrare un gruppetto di bulli di quartiere alimentati dalle intenzioni di lanciare un fumogeno allo stadio piuttosto che dal compiere un atto terroristico. In quanto a Michele Placido anche lui è stato scarsamente verosimile e poco vicino alla figura di Aldo Moro. Ad un attore si richiede la capacità di passare da un ruolo ad un altro calandosi nelle vesti di tanti personaggi. Ma, se questa capacità è lodevole nel caso di personaggi inventati, diventa tediosa quando l’attore passa da un personaggio reale ad un altro. Il telespettatore che ha investito psicologicamente su Placido – Padre Pio, si sforza quasi disorientato per il Placido – Moro. Questo solo un esempio. Penso che ci sia anche una sorta di stanchezza fisiologica verso un certo tipo di fiction ed è ora che gli addetti ai lavori ne prendano atto. Lo faranno? Agli spot l’ardua sentenza.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:24 | Permalink | commenti (9) | commenti (9)(Popup)
nel vento:lativvù