mercoledì, 23 aprile 2008

zagara1

In una stradina in pieno centro del paese un alto muro in pietra racchiude un piccolo agrumeto e passando di lì rallenti per riempirti del delicato profumo di zagara che in questi giorni si diffonde. E in un attimo sei bambina alle prese con la prima gita alle elementari: in un pomeriggio assolato, in una delle bancarelle nei pressi della Valle dei Templi, hai comprato per tua madre una boccetta di essenza di fiori d’arancio così concentrata da rivelarsi all’olfatto piuttosto pestilenziale. Molto meglio per te il profumo che si sprigionava dalla buccia del mandarino spremuta sulla fiammella di una candela, ti piaceva anche lo sfrigolio delle gocce al contatto con la piccola e tremolante lingua di fuoco.
Cammini verso casa con il profumo della zagara che ti accompagna persistente ed allo stesso tempo discreto, lo senti attorno a te, ti avvolge setoso e morbido e tu lo lasci fare. E’ la primavera che rivela la sua presenza gentile nonostante il suo bizzarro carattere ti costringa a stringerti nel giubbino che indossi.
Certo sa come farsi perdonare e tra qualche giorno, quando esploderà la ginestra, si pavoneggerà sfacciata davanti ai tuoi occhi.
Vorresti che la tua passeggiata non finisse, anzi, meglio, vorresti sederti e lasciarti accarezzare l’anima e la memoria che si aprirebbe verso altri ricordi rannicchiati dentro di te. Li tireresti fuori e sai che alcuni, tanti, avrebbero lo sguardo di tuo padre che tornava la sera con il camion carico di arance da portare ai mercati generali l’indomani. Il profumo degli agrumi gli restava addosso e lo sentivi mentre saliva le scale di casa.
Altri avrebbero la faccia di tuo fratello che disegnava con una penna occhi, naso e bocca sulla buccia delle arance nella fruttiera della cucina, e qualche volta sulla stessa vi dedicavate pensieri poco carini, tanto per litigare in maniera più originale.
Ti fermi un attimo e ti volti, l’agrumeto è alle tue spalle da un pezzo e non ti sei accorta della strada che hai fatto. Ci pensi su, alzi gli occhi per osservare una nuvola più ombrosa delle altre, e tiri dritto sorridendo verso casa.

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nel vento:rewind, io
giovedì, 20 marzo 2008

Fresie

Sul mio terrazzo da alcuni giorni splendono in profumate macchie rosse e gialle le fresie, i cui tuberi, interrati ad ottobre, si sono moltiplicati rispetto al loro numero iniziale. La settimana scorsa, quando ancora la fioritura non aveva avuto inizio, il maltempo mi aveva fatto temere per il loro destino visto che l’intensa pioggia caduta e le raffiche di vento sembravano voler fare danni. Invece gli steli delle mie fresie si sono soltanto inclinati leggermente da un lato, cosa che non ha impedito loro di sbocciare e di regalarmi questo angolo di primavera ben oltre le bizze del mese di marzo. Mi ha piacevolmente sorpreso il fatto che, nonostante l’apparente fragilità, abbiano resistito quando sarebbe stato naturale che soccombessero. Ho pensato a tutte le volte in cui mi sono sentita fragile mentre le circostanze attorno a me richiedevano una forza che non sapevo dove attingere. E’ stato scavando a fatica negli angoli più nascosti di me che l’ho trovata e mi ha sorpreso la sua capacità di tirarmi fuori da quei momenti, la capacità di mostrarsi intatta come a dirmi che lei c’era sempre stata e che se solo avessi avuto più fiducia in me lei avrebbe avuto vita più facile. Poi se da un lato ho imparato a sfidare la mia fragilità, a guardarla in faccia sfrontatamente e a prenderla in giro, dall’altro mi sono sempre mostrata agli altri più forte di quello che in realtà ero. Pare sia una cosa inevitabile e che per molte persone sia così ed io non sono stata da meno. Alla fine ci si stanca di essere quella che può affrontare qualsiasi avversità, quella a cui, suo malgrado, si possono dare tutte le responsabilità di questo mondo, quella che risolve, che prende iniziative e decisioni importanti, sempre con quel cipiglio che non le fa capire se gli altri la rispettano o la temono. Perché poi arriva ad un certo punto in cui si accorge di aver creato una serie di ciechi che non hanno mai visto la sua fragilità perché lei non gliel’ha permesso e, zac, non appena concede loro di riacquistare la vista questi restano shoccati e ci vuole un po’ prima che si ripiglino. E cambiano le prospettive, cambiano le sorti di molti rapporti,occorre fare accettare il nuovo stato di cose, quel “non posso”, mai osato pronunciare prima e che adesso stupisce per quel suono che non è poi così brutto come si credeva, basta dirlo. La fragilità diventa una scusa, buona, per ritrovarsi, per inventarsi ogni giorno e per costruirsi una propria vita fuori da quella che altri si aspettavano o che ritenevano giusta per te perché confacente al loro modo di vivere. Io so oggi che devo molto alla mia fragilità, sembrerà un paradosso ma è così, lei mi ha permesso di capire i miei limiti, la sua consapevolezza mi ha fornito lo stimolo giusto per andare avanti. Tutto questo è stato possibile soltanto quando non ne ho avuto più paura, quando ho smesso di deriderla ed è stato quando mi sono concessa nuove chances per accettare me stessa e volermi più bene.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:58 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:io
giovedì, 28 febbraio 2008

Oggi è il tuo compleanno, un’occasione in più per pensare a quanto mi manchi da quando te ne sei andato. Ci sono volte in cui ti sento stranamente vicino, momenti in cui sento come se tu fossi alle mie spalle, che se provassi a voltarmi ti vedrei, altre in cui mi rendo conto che la distanza tra noi è tristemente abissale. Non ho mai voluto ricordarti in quel letto dove hai concluso i tuoi giorni, ma sorridente ed in forma come un ragazzino, tu che in vita tua non avevi mai avuto un malanno e quella volta in cui hai preso un raffreddore ci hai fatto impazzire tutti. So in cuor mio che io e te abbiamo risolto tutte le nostre questioni e che nulla è rimasto in sospeso, ma avrei voluto ancora del tempo da passare chiacchierando perché qualcosa da dire la si sarebbe trovata comunque specialmente ora che so quanto sia difficile essere genitore. Potrei chiederti ad esempio se ti sei mai esercitato per riuscire a dire i “no” ed i “sì” a noi figli e se hai mai ritenuto davvero di averli detti al momento giusto. Mi è venuto in mente stamattina questo, quando ho detto un deciso “no” a Lorys che lo ha fatto andare a scuola arrabbiato, anche se si è proteso lo stesso verso di me per un bacio. Ho avuto un attimo di esitazione quando ho colto per un momento nei suoi occhi lo stesso guizzo che mi è appartenuto un tempo, ma non ho ceduto. Mi ha sfidato ecco ed in lui ho rivisto l’Adelaide ragazzina che sfidava te, ma a te bastava un semplice sguardo per mettermi in riga mentre io stamattina mi sono imposta un po’ a fatica, lo ammetto. Forse è stato perché Lorys mi sottopone di rado a certi confronti, mentre tu, con sei figli, ne hai avute a iosa di opportunità per fare esperienza. Fuori c’è un sole bellissimo ed io ti sto scrivendo pur sapendo che serve più a me che a te,ma non la vedo come una magra consolazione. Ti porto dentro, insieme a tutto quello che mi hai insegnato, insieme alla consapevolezza dei tuoi umani errori ed al bene per te che questi ultimi non hanno mai scalfito, nella speranza che possa avvenire lo stesso con mio figlio. E sei dentro di me in innumerevoli e nitide immagini, dall’imitazione di Charlot di quando ero piccola a quella roba immangiabile che provavi a cucinare quando mamma si assentava, dai tuoi occhi divertiti che facevano capolino dietro il fumo della sigaretta alla severità di certi momenti che ora so dovevano esserci. Ora sto pensando a Lorys, a quando di pomeriggio ritornerà da scuola, lo conosco e so che per allora avrà sbollito il suo malumore, si protenderà verso di me per un bacio e sentirò la dolcezza invadermi e farmi sorridere. Ciao, pa'.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:20 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
martedì, 26 febbraio 2008

ilnostrotempo
Immagine tratta da www.linksanremo.it

Quando, nel mese di dicembre, un certo lineadonda mi ha contattato su splinder, dandomi la sua mail e dicendomi che mi doveva parlare urgentemente, ho pensato sospettosa (come mia abitudine del resto): “e questo cosa vuole?” ma ho provveduto a contattarlo a mia volta incuriosita come una scimmia. Mattia Del Forno, questo il suo vero nome, mi aveva trovata digitando su un motore di ricerca una frase attinente con una sua canzone ed è così che, dopo alcune entusiasmanti conversazioni telefoniche, una mia poesia è entrata a far parte del CD “Il nostro tempo” – in uscita il 29 febbraio - del gruppo musicale La Scelta, di cui Mattia è la voce, che da stasera gareggerà a Sanremo tra i giovani. La poesia è la traccia che apre il CD ed è interpretata dall’attrice Monica Scattini, cosa che mi onora moltissimo e che mi stampa in faccia un sorriso da ebete patentata. A volte la vita ti fa dei doni inaspettati e tu, che non ci sei abituata, sei fortunata se sei lì pronta ad accoglierli, se non sei trincerata dietro a fortezze, se sei aperta e con l’animo proteso alla positività. Spero che questi ragazzi, indipendentemente dall’esito di Sanremo, volino alto perché ne hanno tutte le capacità.
Ragazzi, in culo alla balena!
Qui un articolo:

http://www.linksanremo.it/2008/LaScelta/LaScelta.htm

http://www.radioitalia.it/sanremo/artista.php?id=477

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:05 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:le mie poesie, play, io , i musicanti
sabato, 23 febbraio 2008

La pioggia prese per mano la notte e la condusse fino all’alba.
Ne ascoltavo il suono morbido come il sussurro di un amante, e da esso mi lasciai cullare.
Un suono placido che proveniva dal di là della finestra, un limpido fruscio che accompagnava il mio respiro dentro la stanza avvolta nella quiete ombra notturna. Presi allora a coccolare i miei desideri per il domani ed all’improvviso mi apparvero in tutta la loro possibile realizzazione. Desideri. Un po’ come quelli che si esprimono guardando una stella cadente o mentre si stanno spegnendo le candeline sulla torta di compleanno. Desideri che non richiedono soltanto forza e determinazione perché si avverino ma anche una magica predisposizione d’animo alla positività, cosa che a volte capita di perdere di vista. Desideri che ho esplorato delicatamente e che mi hanno fatto sorridere, alcuni per la loro semplicità altri per la tenerezza che mi hanno suscitato. Consapevole di tutto questo ho lasciato che prendessero forma e che mi portassero idealmente fino al loro compimento e la sensazione che ne ho avuto è impagabile. Mi alzai per guardare fuori dalla finestra quella pioggia così particolarmente complice della mia veglia, la vidi sottile, quasi impalpabile eppure ostinatamente costante nel suo scendere dal cielo. Di quella stessa costanza che richiede l’attuazione di un desiderio, di quella stessa ostinazione che richiede il pensare al domani.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:10 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
domenica, 03 febbraio 2008

Febbraio ha fatto la sua comparsa regalandoci qualche mite giornata. Un po’ stravagante questo secondo mese dell’anno visto che passa da un eccesso all’altro: dal ridanciano umore del Carnevale al castigato rigore della Quaresima. Un po’ come certe persone che non colgono le sfumature delle cose. Io ne colgo fin troppe e, se da un lato questo mi aiuta nella comprensione dell’altro, risulta invece spesso indisponente quando si tratta di me stessa. Il fatto è che quando ci si ferma a cogliere le sfumature si rischia di incappare in qualche dettaglio che ci blocchi, una piccolezza che, nel complesso, risulta insignificante assume a ben osservarla un ruolo improvvisamente importante. Capita allora che questo dettaglio mi porti via del tempo causandomi considerazioni varie sul caso e capita che, senza la soluzione di esso, senta come se qualcosa si inceppasse tanto da impedirmi di proseguire. Un dettaglio. Già. Del resto facciamo, nella nostra vita, tanta fatica a fare incastrare i dettagli l’uno con l’altro affinché ne venga fuori un insieme il più armonioso possibile che non saremo certo da biasimare se anche uno solo fuori posto possa, come minimo, incupirci. E’ pur vero che a volte mi sento un po’ esagerata e vorrei non esserlo, in fondo cosa potrebbe mai succedere se tralasciassi qualche sfumatura? Se non la considerassi? Se mi lasciassi ogni tanto scivolare la vita addosso come l’acqua nella doccia invece che catapultarmi ogni volta in una immersione totale? Non so se succederebbe una catastrofe , certo so che è più forte di me che io debba riflettere e ragionare su ogni cosa, che debba comprendere anche i particolari, o forse direi soprattutto quelli. Qualcuno potrebbe pensare che io in questo modo ricavi delle certezze in più, niente di tutto questo, anzi, tendono ad aumentare le incertezze, aumenta il sentirmi sospesa fino a che quel dettaglio non è stato esaminato completamente. E’ un lavoro certosino che compio senza che se ne veda traccia all’esterno dove tutto procede regolarmente, dove la quotidianità scorre perfino quasi uniforme. Quasi.

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nel vento:io
venerdì, 25 gennaio 2008

Continua il mio carteggio con la nipote del mio ex marito e trovo piacevolissimo accogliere ogni volta le sue lettere tra le mie mani, sanno di freschezza ed allo stesso di maturità. Mentre oggi  leggevo l’ultima che mi ha inviato  e sorridevo per il suo modo dolcissimo di raccontarsi, ho cercato di ricordare come ero io alla sua età  o comunque nei pressi. Né carne né pesce. Ecco com’ero.  O meglio: ero  in cerca di definizione, e meno male che  con il tempo  molto è cambiato e questa caratteristica – grazie ad eventi e mutamenti  vari - è sparita! Fisicamente ero un abbozzo e sembrava che da un momento all’altro dovesse uscire dal mio corpo la vera me, sembrava più che altro che la vera me l’avessi fagocitata.  Portavo i capelli ricci, meno curati di adesso – e chi ci pensava? -  e detestavo il mio essere un po’ robusta di costituzione, ma non me la sognavo di mettermi a dieta, anzi! Mi facevo certi megapanini  che poi dovevo pressare tanto per riuscire a mordere. Che tipa! Con i ragazzi avevo un rapporto di … di… come si dice? Mi trovavano simpatica ecco.  Con i rappresentanti dell’altro sesso avevo  dunque rapporti di cameratismo, con me potevano parlare di qualsiasi cosa e si sentivano a loro agio e questo è un aspetto che tuttora mi appartiene  e  che  ho coltivato tanto che posso contare su  delle bellissime amicizie maschili. Da adolescente  ero grafomane, leggevo tanto e   studiavo lo stretto indispensabile a passare l’anno scolastico di turno  indenne, ma fu in prima liceo che la professoressa delle materie classiche mi rimandò di Latino. Studiare d’estate: bleah! Lo feci  da metà agosto in poi e solo perché in casa mi obbligarono  a prendere ripetizioni. A settembre però feci un esame di recupero niente male.  A diciassette anni  mi ero presa una pausa da amori e flirts vari: occhei non battevo chiodo ma non me ne curavo granché.  Nel  leggere di Valeria mi arriva molto  della sua serenità d’animo, della sua pacatezza per me impensabile alla sua stessa età: io che ero perennemente in lotta con qualcuno oltre che con me. Eppure in lei riesco a vedere qualcosa dell’Adelaide di un tempo, anche se ancora non riesco a capire cosa sia di preciso, sarà che ha  l’amore per la scrittura, quello stesso che ha sempre fatto parte di me.  Sarà che anche lei ha i capelli ricci, saranno altre cose che ancora devo scoprire, avendo tutta la disponibilità e la curiosità per conoscerla meglio ed esserle, in qualche modo ed affettuosamente, accanto.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 20:15 | Permalink | commenti (19) | commenti (19)(Popup)
nel vento:io
lunedì, 14 gennaio 2008

Di quell’unica volta in cui tenni un diario personale. Aveva un piccolo lucchetto che assicurava la sua chiusura e la protezione di tutti i segreti che avrei potuto scrivere. L’esperienza non giovò molto al mio carattere, o forse sì. Ero adolescente e ce l’avevo con il mondo intero. Meditavo la fuga da casa ogni giorno, una volta cominciai perfino a tirare via la mia roba dall’armadio. Mia madre mi chiese dove stessi andando. Già dove andavo? Vivevo in un posto in cui l’ultimo treno passato era andato a vapore! Comunque sia, ogni sera sfogavo le mie inquietudini caratteriali del periodo con il mio diario, con una pessima scrittura che andava storta perché le pagine non avevano le righe, e richiudevo tutto accuratamente prima di mettermi a letto. Ma i fantasmi dei rimorsi di coscienza erano in agguato e mi attanagliavano lo stomaco per buona parte della nottata fino a che per quietarli non mi decidevo a strappare la pagina dove avevo inveito e imperversato.
Il fatto è che non mi pentivo completamente di aver pensato quelle cose ma di averle messe nero su bianco e di averle sempre a portata di mano, come se, scrivendole, non le potessi più ricacciare da qualche parte dentro di me, conscia che non facesse bene accartocciarsi sempre su un pensiero triste, qualche volta va anche schivato. Alla fine, del mio diario non rimase che la copertina a ricordarmi che quel tipo di confidenze ad un ammasso di carta non faceva per me. Sono passati venticinque anni ed ho un altro diario e stavolta senza lucchetto di chiusura,che potrei comunque mettere, e per giunta pubblico. Le prime volte che postavo i miei pensieri questi mi ritornavano in mente una volta messa a letto e cominciava il momento del pentimento: oh, quante volte sono stata lì, lì per alzarmi e venire a cancellare quel dato scritto,una delle cose che temevo di più era ad esempio di rendermi ridicola! Ma mi dicevo che se avessi resistito le prime volte poi non mi sarebbe sembrato più tanto strano quel modo di comunicare ad altri, senza filtri, le mie emozioni, le mie personali considerazioni e tutto quanto avevo iniziato a predisporre spontaneamente per fare di Isola Emersa parte del mio mondo. E così è stato. Sto rileggendo a ritroso il blog in questi giorni e mi sono resa conto che non c’è proprio nulla, ma proprio nulla che io adesso toglierei, neanche una virgola.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 13:37 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:io
mercoledì, 31 ottobre 2007
So tell me who I see
When I look in your eyes
Is that you baby
Or just a brilliant disguise...
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:22 | Permalink | commenti (5) | commenti (5)(Popup)
nel vento:io , selecti flores
lunedì, 29 ottobre 2007
- Cosa fai?
- Chi io?
- Sì tu. Cosa nascondi in mano?
- Oh nulla …
- L’ho visto comunque, che credi? E’ un dolcetto di pasta di mandorle, inutile negarlo.
- Beh … sì. Un pezzetto,è così minuscolo che neanche si nota.
- Un pezzetto pieno di calorie … e poi quella è roba del giorno della commemorazione dei defunti …
- Sì lo so … è che …
- E’ che stai commemorando la dieta perduta …
- No no, è solo uno strappo alla regola.
- Uno strappo alla gonna di velluto blu vorrai dire …
- Ma non puoi fare a meno di starmi tra i piedi? No?
- Ti tengo d’occhio carina. Ma fai come vuoi. Tanto fai sempre di testa tua.
- Ma è così buono! Senti che buon profumo?
- Si sente lontano un chilometro il profumo …
- E non lo vuoi assaggiare anche tu?
- Mai!
- Ma sì, dai che ti va.
- No.
- Non ci credo.
- Ho detto di no.
- Peccato, è tutto mio!
- Tsè, vincerò la scommessa!
- Ma dai,per un dolcetto dopo una settimana di stenti quasi!
- Ah ah ah che bugiarda faccia tosta! E il cioccolato dove lo mettiamo?
- Io nello stomaco, e dove se no? Ma è amarissimo, figurati, un quadratino la sera che sarà mai!
Fa bene all’umore perfino.
- Beh, tienine un po’ da parte per quando vincerò la scommessa … ne avrai bisogno …
- Perfida!
- L’hai già detto. Ingorda.
- Anche tu l’hai già detto.



raccontato da: Adelaide_Spallino alle 20:26 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:io