lunedì, 30 giugno 2008

Quel simpaticone di Bussy mi ha tirato dentro un meme. Vabbè ci sto, liquido la faccenda immediatamente.
Il meme consiste nello scrivere le 6 cose che mi piace fare:

1) Mi piace leggere, leggo di tutto: dai cartelli stradali alle etichette dei prodotti al supermercato (venire con me a fare la spesa è entrare nel luogo della perdizione dei grammi netti e lordi di un barattolino di cetriolini, o nel labirinto degli oli vegetali (non meglio identificati) presenti nei biscotti. Ma questo richiede spazio a parte.

2) Mi piace ascoltare la musica ed allo stesso tempo il silenzio, mi ritrovo in entrambe le cose.

3)Mi piace scrivere. C’era bisogno di… scriverlo?

4) Mi piace cucinare (e mangiare) e la cosa mi riesce abbastanza bene a giudicare da ciò che non rimane nel piatto dei miei commensali.

5) Mi piace stare con gli amici attorno ad una tavola apparecchiata  a condividere cibo e pezzi di vita.

6) Mi piace il mio disordine organizzatissimo.

Questo meme risulta certamente riduttivo in quanto  le cose che mi piace fare sono  tante. Per esempio mi piace spezzare le catene...  


raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:18 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:io
giovedì, 19 giugno 2008

Lei sorride felice ed accarezza i suoi lunghi capelli. Soffici e lucenti, sembrano seta, anzi, il baco stesso forse non produce una bellezza simile. Il mio biscotto scricchiola dolcemente sotto i denti , si scioglie in un incantevole mix di nocciole e gocce di cioccolato mentre lo sguardo passa su un altro canale. Una splendida Afef sotto un casco di riccioli morbidi, perfettamente arzigogolati ed in fila come tanti soldatini, mi consiglia un nuovo prodotto per dare ai miei capelli lo stesso aspetto dei suoi e mi dice che io valgo. Smetto di sgranocchiare e spengo quell’infame fonte di bugie. Avevano ragione. I miei compagni al Liceo, non gli spot. Avevano ragione quando, di fronte al verso di Berni “Chiome d'argento fine, irte, ed attorte…” ridacchiavano lanciandomi sguardi molto eloquenti. Ed io la prima volta che ho visto un balsamo per “capelli indisciplinati” mi ci sono avventata sopra con un’avidità che non ho neanche di fronte ad una torta al cioccolato, e ce ne vuole! Al primo shampoo mi sono illusa, al secondo ho capito che l’etichetta prometteva molto più di quanto poi mantenesse – un po’ come certi uomini – e da allora è cominciata la caccia al balsamo più sincero. Questo mi provoca una specie di sindrome di Stendhal di fronte allo scaffale dei prodotti per capelli: unguenti, creme, shampoo e balsami attirano il mio sguardo mentre compito quanto le etichette garantiscono. Stamattina ho provato l’ennesimo balsamo per “ricci definiti e domati” e con “aloe serum”. Non so quanto ho impiegato per districarli, mentre molti sono caduti sul campo di battaglia della spazzola dai malefici chiodini: ha fatto più vittime lei in questi anni di quanti ne causò la Guerra di Secessione negli Stati Uniti.
Chiome irte e attorte, già. Portarli corti? Fatto, stanno bene solo se li tormento con spazzola e phon, ma alla prima occasione si gonfiano e sembrano un casco di banane. Portarli lunghi e lisci? Fatto anche quello, decine e decine di volte. La mia piastra sogghigna perché sa che in quei casi ho avuto bisogno di lei e lei me li ha stirati, fin troppo, tanto da indurre mio figlio a dirmi “sembri er Piotta”. Maria sì hai ragione tu, ti ricordi quando mi hai detto “Ade, lasciali stare naturali, altrimenti quelli si incazzano…” Eravamo al Santuario di San Calogero ma non mi venne in mente di chiedere che so una piccola grazia. Mi ci è voluto un po’ di tempo comunque e di sforzi immani per non raparli a zero ma alla fine ce l’ho fatta e devo dire che piacciono pure, anche se la pozione miracolosa che li renda meno ingarbugliati la cerco ancora.

…capelli come autostrade,
la mattina sopra il tuo cuscino
che quando tira vento diventano
i capelli di un ragazzino
capelli così lontani,
che nessuno li può vedere
capelli così sottili, che basta niente
che li fai cadere…
(Francesco De Gregori)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:55 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:io , selecti flores, lativvù
domenica, 25 maggio 2008

Tabuleh

Da aprile un corso su “Salute e Benessere” mi tiene impegnata, insieme ad altre venti mamme, due pomeriggi alla settimana presso la Scuola Media del mio paese. Dopo le prime interessanti lezioni teoriche siamo passate al laboratorio di cucina dove ci stiamo cimentando, suddivise in tre gruppi, nell’elaborazione ( ed ovvia degustazione a nostro rischio e pericolo)di piatti sani all’insegna di un tema specifico dedicato ad un tipo di vitamine per ogni serata. Il gruppo di cui faccio parte ieri sera ha cucinato un tabuleh  con verdure grigliate (zucchine, melanzane e peperoni), tonno e spezie varie (zenzero e curry). Se avessimo trovato i peperoni rossi e gialli l’effetto cromatico del piatto sarebbe stato ancora più bello, mentre l’assenza di questi lo ha penalizzato, ma il gusto non ne ha risentito affatto visto che era buonissimo! In questo corso, coordinato da due professori molto simpatici, mi sto divertendo moltissimo ad iniziare dal tragitto per raggiungere la scuola fatto con due amiche, Franca e Daniela, (al ritorno si unisce a noi Rosalba)con le quali sembra che il tempo per parlare sia sempre poco. Scorrazziamo a tempo di record (sfidiamo qualsiasi altro essere umano a seguirci mentalmente alla nostra stessa velocità)su campi di qualsiasi entità: calcio, politica, figli, mariti eeehmmm anche ex, compagni, amici, casa, polvere, paesi e città, ricette, film e libri, libri e libri, persone usi e costumi anche molto scostumati, usanze e ancora libri, ma forse l’avevo già detto dei libri? Ieri sera tornata a casa mi sono preparata psicologicamente alla sfida calcistica con mio figlio: Roma – Inter ci ha impensierito per tutta la settimana e ci siamo detti di tutto prendendoci in giro a suon di canzoncine poco intonate. Per farci buona compagnia abbiamo dato fondo alle pizze che (dato gli impegni della giornata) avevo preparato in mattinata: lo sfincione con cipolla acciughe, pecorino e pan grattato ci ha ammansito del tutto, ma non ha fatto cambiare idea a Lorys sul pegno da pagare nel caso la Roma avesse vinto la Coppa Italia!! Così alle 23,00 ora locale sono uscita sul terrazzo e nel silenzio del momento ho gridato “La Roma ha vinto la Coppa Italia”, non proprio da tifosa come avrebbe voluto mio figlio ma ci ho messo delle buone intenzioni!

Lo sfincione

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:49 | Permalink | commenti (14) | commenti (14)(Popup)
nel vento:io , il ricettacolo della passione
mercoledì, 23 aprile 2008

zagara1

In una stradina in pieno centro del paese un alto muro in pietra racchiude un piccolo agrumeto e passando di lì rallenti per riempirti del delicato profumo di zagara che in questi giorni si diffonde. E in un attimo sei bambina alle prese con la prima gita alle elementari: in un pomeriggio assolato, in una delle bancarelle nei pressi della Valle dei Templi, hai comprato per tua madre una boccetta di essenza di fiori d’arancio così concentrata da rivelarsi all’olfatto piuttosto pestilenziale. Molto meglio per te il profumo che si sprigionava dalla buccia del mandarino spremuta sulla fiammella di una candela, ti piaceva anche lo sfrigolio delle gocce al contatto con la piccola e tremolante lingua di fuoco.
Cammini verso casa con il profumo della zagara che ti accompagna persistente ed allo stesso tempo discreto, lo senti attorno a te, ti avvolge setoso e morbido e tu lo lasci fare. E’ la primavera che rivela la sua presenza gentile nonostante il suo bizzarro carattere ti costringa a stringerti nel giubbino che indossi.
Certo sa come farsi perdonare e tra qualche giorno, quando esploderà la ginestra, si pavoneggerà sfacciata davanti ai tuoi occhi.
Vorresti che la tua passeggiata non finisse, anzi, meglio, vorresti sederti e lasciarti accarezzare l’anima e la memoria che si aprirebbe verso altri ricordi rannicchiati dentro di te. Li tireresti fuori e sai che alcuni, tanti, avrebbero lo sguardo di tuo padre che tornava la sera con il camion carico di arance da portare ai mercati generali l’indomani. Il profumo degli agrumi gli restava addosso e lo sentivi mentre saliva le scale di casa.
Altri avrebbero la faccia di tuo fratello che disegnava con una penna occhi, naso e bocca sulla buccia delle arance nella fruttiera della cucina, e qualche volta sulla stessa vi dedicavate pensieri poco carini, tanto per litigare in maniera più originale.
Ti fermi un attimo e ti volti, l’agrumeto è alle tue spalle da un pezzo e non ti sei accorta della strada che hai fatto. Ci pensi su, alzi gli occhi per osservare una nuvola più ombrosa delle altre, e tiri dritto sorridendo verso casa.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 17:11 | Permalink | commenti (21) | commenti (21)(Popup)
nel vento:rewind, io
giovedì, 20 marzo 2008

Fresie

Sul mio terrazzo da alcuni giorni splendono in profumate macchie rosse e gialle le fresie, i cui tuberi, interrati ad ottobre, si sono moltiplicati rispetto al loro numero iniziale. La settimana scorsa, quando ancora la fioritura non aveva avuto inizio, il maltempo mi aveva fatto temere per il loro destino visto che l’intensa pioggia caduta e le raffiche di vento sembravano voler fare danni. Invece gli steli delle mie fresie si sono soltanto inclinati leggermente da un lato, cosa che non ha impedito loro di sbocciare e di regalarmi questo angolo di primavera ben oltre le bizze del mese di marzo. Mi ha piacevolmente sorpreso il fatto che, nonostante l’apparente fragilità, abbiano resistito quando sarebbe stato naturale che soccombessero. Ho pensato a tutte le volte in cui mi sono sentita fragile mentre le circostanze attorno a me richiedevano una forza che non sapevo dove attingere. E’ stato scavando a fatica negli angoli più nascosti di me che l’ho trovata e mi ha sorpreso la sua capacità di tirarmi fuori da quei momenti, la capacità di mostrarsi intatta come a dirmi che lei c’era sempre stata e che se solo avessi avuto più fiducia in me lei avrebbe avuto vita più facile. Poi se da un lato ho imparato a sfidare la mia fragilità, a guardarla in faccia sfrontatamente e a prenderla in giro, dall’altro mi sono sempre mostrata agli altri più forte di quello che in realtà ero. Pare sia una cosa inevitabile e che per molte persone sia così ed io non sono stata da meno. Alla fine ci si stanca di essere quella che può affrontare qualsiasi avversità, quella a cui, suo malgrado, si possono dare tutte le responsabilità di questo mondo, quella che risolve, che prende iniziative e decisioni importanti, sempre con quel cipiglio che non le fa capire se gli altri la rispettano o la temono. Perché poi arriva ad un certo punto in cui si accorge di aver creato una serie di ciechi che non hanno mai visto la sua fragilità perché lei non gliel’ha permesso e, zac, non appena concede loro di riacquistare la vista questi restano shoccati e ci vuole un po’ prima che si ripiglino. E cambiano le prospettive, cambiano le sorti di molti rapporti,occorre fare accettare il nuovo stato di cose, quel “non posso”, mai osato pronunciare prima e che adesso stupisce per quel suono che non è poi così brutto come si credeva, basta dirlo. La fragilità diventa una scusa, buona, per ritrovarsi, per inventarsi ogni giorno e per costruirsi una propria vita fuori da quella che altri si aspettavano o che ritenevano giusta per te perché confacente al loro modo di vivere. Io so oggi che devo molto alla mia fragilità, sembrerà un paradosso ma è così, lei mi ha permesso di capire i miei limiti, la sua consapevolezza mi ha fornito lo stimolo giusto per andare avanti. Tutto questo è stato possibile soltanto quando non ne ho avuto più paura, quando ho smesso di deriderla ed è stato quando mi sono concessa nuove chances per accettare me stessa e volermi più bene.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:58 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:io
giovedì, 28 febbraio 2008

Oggi è il tuo compleanno, un’occasione in più per pensare a quanto mi manchi da quando te ne sei andato. Ci sono volte in cui ti sento stranamente vicino, momenti in cui sento come se tu fossi alle mie spalle, che se provassi a voltarmi ti vedrei, altre in cui mi rendo conto che la distanza tra noi è tristemente abissale. Non ho mai voluto ricordarti in quel letto dove hai concluso i tuoi giorni, ma sorridente ed in forma come un ragazzino, tu che in vita tua non avevi mai avuto un malanno e quella volta in cui hai preso un raffreddore ci hai fatto impazzire tutti. So in cuor mio che io e te abbiamo risolto tutte le nostre questioni e che nulla è rimasto in sospeso, ma avrei voluto ancora del tempo da passare chiacchierando perché qualcosa da dire la si sarebbe trovata comunque specialmente ora che so quanto sia difficile essere genitore. Potrei chiederti ad esempio se ti sei mai esercitato per riuscire a dire i “no” ed i “sì” a noi figli e se hai mai ritenuto davvero di averli detti al momento giusto. Mi è venuto in mente stamattina questo, quando ho detto un deciso “no” a Lorys che lo ha fatto andare a scuola arrabbiato, anche se si è proteso lo stesso verso di me per un bacio. Ho avuto un attimo di esitazione quando ho colto per un momento nei suoi occhi lo stesso guizzo che mi è appartenuto un tempo, ma non ho ceduto. Mi ha sfidato ecco ed in lui ho rivisto l’Adelaide ragazzina che sfidava te, ma a te bastava un semplice sguardo per mettermi in riga mentre io stamattina mi sono imposta un po’ a fatica, lo ammetto. Forse è stato perché Lorys mi sottopone di rado a certi confronti, mentre tu, con sei figli, ne hai avute a iosa di opportunità per fare esperienza. Fuori c’è un sole bellissimo ed io ti sto scrivendo pur sapendo che serve più a me che a te,ma non la vedo come una magra consolazione. Ti porto dentro, insieme a tutto quello che mi hai insegnato, insieme alla consapevolezza dei tuoi umani errori ed al bene per te che questi ultimi non hanno mai scalfito, nella speranza che possa avvenire lo stesso con mio figlio. E sei dentro di me in innumerevoli e nitide immagini, dall’imitazione di Charlot di quando ero piccola a quella roba immangiabile che provavi a cucinare quando mamma si assentava, dai tuoi occhi divertiti che facevano capolino dietro il fumo della sigaretta alla severità di certi momenti che ora so dovevano esserci. Ora sto pensando a Lorys, a quando di pomeriggio ritornerà da scuola, lo conosco e so che per allora avrà sbollito il suo malumore, si protenderà verso di me per un bacio e sentirò la dolcezza invadermi e farmi sorridere. Ciao, pa'.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:20 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
martedì, 26 febbraio 2008

ilnostrotempo
Immagine tratta da www.linksanremo.it

Quando, nel mese di dicembre, un certo lineadonda mi ha contattato su splinder, dandomi la sua mail e dicendomi che mi doveva parlare urgentemente, ho pensato sospettosa (come mia abitudine del resto): “e questo cosa vuole?” ma ho provveduto a contattarlo a mia volta incuriosita come una scimmia. Mattia Del Forno, questo il suo vero nome, mi aveva trovata digitando su un motore di ricerca una frase attinente con una sua canzone ed è così che, dopo alcune entusiasmanti conversazioni telefoniche, una mia poesia è entrata a far parte del CD “Il nostro tempo” – in uscita il 29 febbraio - del gruppo musicale La Scelta, di cui Mattia è la voce, che da stasera gareggerà a Sanremo tra i giovani. La poesia è la traccia che apre il CD ed è interpretata dall’attrice Monica Scattini, cosa che mi onora moltissimo e che mi stampa in faccia un sorriso da ebete patentata. A volte la vita ti fa dei doni inaspettati e tu, che non ci sei abituata, sei fortunata se sei lì pronta ad accoglierli, se non sei trincerata dietro a fortezze, se sei aperta e con l’animo proteso alla positività. Spero che questi ragazzi, indipendentemente dall’esito di Sanremo, volino alto perché ne hanno tutte le capacità.
Ragazzi, in culo alla balena!
Qui un articolo:

http://www.linksanremo.it/2008/LaScelta/LaScelta.htm

http://www.radioitalia.it/sanremo/artista.php?id=477

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:05 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:le mie poesie, play, io , i musicanti
sabato, 23 febbraio 2008

La pioggia prese per mano la notte e la condusse fino all’alba.
Ne ascoltavo il suono morbido come il sussurro di un amante, e da esso mi lasciai cullare.
Un suono placido che proveniva dal di là della finestra, un limpido fruscio che accompagnava il mio respiro dentro la stanza avvolta nella quiete ombra notturna. Presi allora a coccolare i miei desideri per il domani ed all’improvviso mi apparvero in tutta la loro possibile realizzazione. Desideri. Un po’ come quelli che si esprimono guardando una stella cadente o mentre si stanno spegnendo le candeline sulla torta di compleanno. Desideri che non richiedono soltanto forza e determinazione perché si avverino ma anche una magica predisposizione d’animo alla positività, cosa che a volte capita di perdere di vista. Desideri che ho esplorato delicatamente e che mi hanno fatto sorridere, alcuni per la loro semplicità altri per la tenerezza che mi hanno suscitato. Consapevole di tutto questo ho lasciato che prendessero forma e che mi portassero idealmente fino al loro compimento e la sensazione che ne ho avuto è impagabile. Mi alzai per guardare fuori dalla finestra quella pioggia così particolarmente complice della mia veglia, la vidi sottile, quasi impalpabile eppure ostinatamente costante nel suo scendere dal cielo. Di quella stessa costanza che richiede l’attuazione di un desiderio, di quella stessa ostinazione che richiede il pensare al domani.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:10 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
domenica, 03 febbraio 2008

Febbraio ha fatto la sua comparsa regalandoci qualche mite giornata. Un po’ stravagante questo secondo mese dell’anno visto che passa da un eccesso all’altro: dal ridanciano umore del Carnevale al castigato rigore della Quaresima. Un po’ come certe persone che non colgono le sfumature delle cose. Io ne colgo fin troppe e, se da un lato questo mi aiuta nella comprensione dell’altro, risulta invece spesso indisponente quando si tratta di me stessa. Il fatto è che quando ci si ferma a cogliere le sfumature si rischia di incappare in qualche dettaglio che ci blocchi, una piccolezza che, nel complesso, risulta insignificante assume a ben osservarla un ruolo improvvisamente importante. Capita allora che questo dettaglio mi porti via del tempo causandomi considerazioni varie sul caso e capita che, senza la soluzione di esso, senta come se qualcosa si inceppasse tanto da impedirmi di proseguire. Un dettaglio. Già. Del resto facciamo, nella nostra vita, tanta fatica a fare incastrare i dettagli l’uno con l’altro affinché ne venga fuori un insieme il più armonioso possibile che non saremo certo da biasimare se anche uno solo fuori posto possa, come minimo, incupirci. E’ pur vero che a volte mi sento un po’ esagerata e vorrei non esserlo, in fondo cosa potrebbe mai succedere se tralasciassi qualche sfumatura? Se non la considerassi? Se mi lasciassi ogni tanto scivolare la vita addosso come l’acqua nella doccia invece che catapultarmi ogni volta in una immersione totale? Non so se succederebbe una catastrofe , certo so che è più forte di me che io debba riflettere e ragionare su ogni cosa, che debba comprendere anche i particolari, o forse direi soprattutto quelli. Qualcuno potrebbe pensare che io in questo modo ricavi delle certezze in più, niente di tutto questo, anzi, tendono ad aumentare le incertezze, aumenta il sentirmi sospesa fino a che quel dettaglio non è stato esaminato completamente. E’ un lavoro certosino che compio senza che se ne veda traccia all’esterno dove tutto procede regolarmente, dove la quotidianità scorre perfino quasi uniforme. Quasi.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:21 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:io
venerdì, 25 gennaio 2008

Continua il mio carteggio con la nipote del mio ex marito e trovo piacevolissimo accogliere ogni volta le sue lettere tra le mie mani, sanno di freschezza ed allo stesso di maturità. Mentre oggi  leggevo l’ultima che mi ha inviato  e sorridevo per il suo modo dolcissimo di raccontarsi, ho cercato di ricordare come ero io alla sua età  o comunque nei pressi. Né carne né pesce. Ecco com’ero.  O meglio: ero  in cerca di definizione, e meno male che  con il tempo  molto è cambiato e questa caratteristica – grazie ad eventi e mutamenti  vari - è sparita! Fisicamente ero un abbozzo e sembrava che da un momento all’altro dovesse uscire dal mio corpo la vera me, sembrava più che altro che la vera me l’avessi fagocitata.  Portavo i capelli ricci, meno curati di adesso – e chi ci pensava? -  e detestavo il mio essere un po’ robusta di costituzione, ma non me la sognavo di mettermi a dieta, anzi! Mi facevo certi megapanini  che poi dovevo pressare tanto per riuscire a mordere. Che tipa! Con i ragazzi avevo un rapporto di … di… come si dice? Mi trovavano simpatica ecco.  Con i rappresentanti dell’altro sesso avevo  dunque rapporti di cameratismo, con me potevano parlare di qualsiasi cosa e si sentivano a loro agio e questo è un aspetto che tuttora mi appartiene  e  che  ho coltivato tanto che posso contare su  delle bellissime amicizie maschili. Da adolescente  ero grafomane, leggevo tanto e   studiavo lo stretto indispensabile a passare l’anno scolastico di turno  indenne, ma fu in prima liceo che la professoressa delle materie classiche mi rimandò di Latino. Studiare d’estate: bleah! Lo feci  da metà agosto in poi e solo perché in casa mi obbligarono  a prendere ripetizioni. A settembre però feci un esame di recupero niente male.  A diciassette anni  mi ero presa una pausa da amori e flirts vari: occhei non battevo chiodo ma non me ne curavo granché.  Nel  leggere di Valeria mi arriva molto  della sua serenità d’animo, della sua pacatezza per me impensabile alla sua stessa età: io che ero perennemente in lotta con qualcuno oltre che con me. Eppure in lei riesco a vedere qualcosa dell’Adelaide di un tempo, anche se ancora non riesco a capire cosa sia di preciso, sarà che ha  l’amore per la scrittura, quello stesso che ha sempre fatto parte di me.  Sarà che anche lei ha i capelli ricci, saranno altre cose che ancora devo scoprire, avendo tutta la disponibilità e la curiosità per conoscerla meglio ed esserle, in qualche modo ed affettuosamente, accanto.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 20:15 | Permalink | commenti (19) | commenti (19)(Popup)
nel vento:io