L’elefantiaco Sanremo ha chiuso i battenti e chi ne ha fatto una scorpacciata smaltirà a giorni gli effetti. Io ho visto solo ciò che mi interessava anche se venerdì i La Scelta hanno cantato a mezzanotte e mezzo dopo una serata tirata troppo per le lunghe che ha sacrificato le performances dei giovani. Certo la presenza sul palco di Giorgia, Mannoia e Jovanotti, che hanno dato una lezione di stile e professionalità smentendo facilmente chi dice che sul palco dell’Ariston è facile steccare, ha stemperato un po’ il mio disappunto. Ieri, per cercare di rivedere Mattia e compagni ancora in tv, mi sono sorbita Domenica In, ahimé, ma ho potuto ascoltare diverse canzoni senza che il sonno o la stanchezza, tipici delle serate di programmazione del Festival, prendessero il sopravvento. Devo ancora metabolizzare Di Tonno e Lola Ponce perché la loro interpretazione della canzone della Nannini mi ha distratto dal testo. Ho apprezzato molto Max Gazzé, Cammariere e Tricarico. Delusione per Tiromancino. La conduzione del Festival,per quello che ho visto chiaramente, mi è piaciuta, anche se l’accoppiata Chiambretti –Baudo sembrava rifarsi un po’ (solo un po’?) a quella di Bongiorno-Fiorello. Speriamo che questa formula, che comunque funziona, non inizi a dilagare come di solito avviene in Italia, portandola a diventare da originale e divertente a tediosa. C’è chi vorrebbe che Sanremo tirasse le cuoia e si è accanito felicemente sull’audience piuttosto bassa rispetto all’anno precedente, ritenendola un chiaro segno di abbandono dei telespettatori. Il calo di attenzione verso il Festival penso sia fisiologico, anche perché, se una volta tutte le tv bloccavano le loro programmazioni in concomitanza col Festival, adesso l’offerta televisiva è molto più ampia e meno condizionata dalla presenza di Sanremo. Penso che eliminarlo del tutto sia un errore, mentre sarebbe più ragionevole svecchiarlo e renderlo un po’ come i Grammy Awards tanto per dirne una. Forse in questo modo si presenterebbero cantanti che di solito stanno lontani dal festival come da una malattia contagiosa e si potrebbe davvero puntare alla modernità ed all’attualità della musica italiana.
nel vento:i musicanti















