"Se fai delle foto
non parli,
non scrivi,
non ti analizzi,
non rispondi ad alcuna domanda."
- Robert Doisneau -
nel vento:distanza, selecti flores
"Se fai delle foto
non parli,
non scrivi,
non ti analizzi,
non rispondi ad alcuna domanda."
- Robert Doisneau -
Io spero incoscientemente che arrivi un giorno in cui non ci siano più vittime da ricordare.

Nonostante la lucida consapevolezza che nessuno di noi è mai troppo vicino al bene e mai così lontano dal male.
Voglio vederti passare sotto gli archi di Elvira
per vedere le tue cosce e iniziare a piangere
Garcia Lorca (Pequeño Vals Vienes)


(Leonard Cohen, nella sua abitazione alla periferia di Los Angeles)
Amò veramente una sola Donna
ed un giorno l'amò talmente
da arrivare a umiliarsi picchiandola.
A.R (Una stagione al Purgatorio)
L'Amore ha sempre fame...
non l'avevi notato?
e dell'Amore non si butta niente
(è una cosa V.E.R.A.)
Leggendo il "manifesto" di questo Blog L'Isola Emersa (per i pigri si trova a fondo di pagina
http://isolaemersa.splinder.com/home?from=81
alla data 13 gennaio dove si parla dell'isola Ferdinandea) mi è subito venuta in mente un'altra isola misteriosa mai trovata, vaga e incerta.
E' quella di cui parla Francesco Guccini: "L'isola non trovata"
Ma bella più di tutte l'isola non trovata,
quella che il Re di Spagna s'ebbe da suo cugino,
il Re di Portogallo, con firma suggellata
e bolla del pontefice in Gotico-Latino.
Appare a volte, avvolta di foschia, magica e bella
ma se il pilota avanza su mari misteriosi
è già volata via tingendosi d'azzurro
color di lontananza.
Ed ecco aprirsi il tema di quest'azzurro che simbolizza la lontananza.
Ma cosa è e come si misurano le distanze ?
Non so se avete mai ascoltato la canzone "Camicie Rosse " di Fiorella Mannoia.
Il particolare che mi ha colpito in questa canzone non sono le camicie rosse che Garibaldi non ha certo scelto per evitare che non "bruciassero" così tanto le ferite ma solo perchè era l'unico lotto di "uniformi" (e non di "divise") che, da buon genovese, aveva trovato a un prezzo decente in tutta Genova.
La particolarità invece che mi ha colpito è tutta racchiusa nella prima strofa.
Quando la Luna arriva a Genova e la mia lettera da Te
Lì sarà quasi estate mentre qui l'inverno arriverà
e con l'inverno un altro anno passerà.
Non occore tornare indietro sino all'800 - basta pensare all'inizio del secolo scorso - per accorgersi che la distanza delle parole, delle lettere era proporzinale, spesso coincedente, alla distanza fisica tra le persone: lei a Genova, lui in Uruguay
Oggi così non è più: sembra che tutte le distanze si siano accorciate ma difatto non è davvero così.
Valutazioni assolute di merito non credo si possano fare: esistono molti vantaggi, talvolta però delle contraddizioni.
Spesso cadiamo in una di queste; anche se la nostra razionalità ci avverte della distanza reale, geografica e geometrica, la possibilità di comunicare quasi istantaneamente per email, se vogliamo anche per telefono, cellulare o che altro, crea "chimere" che possono ingannare soprattutto quelle scatole cinesi che chiamano "cuori".
Ho, sì certo esistono treni veloci, aeroplani, che potrebbero "unire" rapidamente i posti più distanti del globo ma non si trasporta una vita - o magari due - su una cuccetta o sul sedile di un aereo: così si trasportano solo dei corpi attoniti, i suoi tre, quattro, forse cinque sensi desiderosi di conferme e un pugno di ormoni, magari anche in disuso.
Fortuna che a ricordarci delle distanze ci sono le Poste: con loro ritorniamo circa alla situazione dell'inizio '900. Purtroppo però non si capisce perchè una lettera inviata nella propria città impieghi quattro giorni ad arrivare a destinazione e a Parigi arrivi in due soli.
Comunque sia è un'ennesima dimostrazione della relatività delle distanze. Spero di non sbagliarmi affermando che il mio concittadino Cristoforo Colombo sia stato il primo ad avvertire ed affrontare metodicamente il problema della distanza: è più importante il mezzo impiegato o il percorso scelto?
Insomma, il fine giustifica i mezzi?
Secondo me no.
Fiorella Mannoia "Camicie rosse" (di M.Bubola)