Le colline, attraverso le quali la strada apre il suo varco asfaltato, offrono un vario spettacolo di colori: la “sulla” violacea prende il sopravvento sul resto ma altrettanto prepotente si affacciano nell’erba piccole distese di margherite gialle e macchie di colza che qua e là non disdegna di farsi notare. Per raggiungere Caccamo, cittadina medievale in provincia di Palermo, si percorre un tragitto che regala agli occhi un panorama di quelli che si è usi catalogare alla voce “mozzafiato” con il verde che assume in lontananza la tonalità degli azzurri tipici dei profili delle montagne. Man mano ci si avvicina al posto si scorge maestoso il Castello, eretto su un costone a strapiombo il cui primo impianto sembra essere stata una torre di avvistamento attorno a cui venne costruita in seguito una cinta muraria. Il Castello attuale è il risultato di costruzioni e rifacimenti avvenuti nell’arco di ben otto secoli durante i quali si sono susseguite le signorie a cui è appartenuto. Attorno a queste ovviamente ruotano storie di tradimenti e congiure come il periodo voleva, e la guida che accompagna i visitatori nella visita del maniero mette al corrente anche di trucidi modi per confrontarsi con i nemici. Guglielmo I ad esempio usava ospitare i suoi, irretendoli probabilmente con la falsa promessa di una conciliazione, presso una piccola cappella votata alla preghiera comune. Il malcapitato assorto in ginocchio in qualche Pater Noster finiva i suoi giorni neanche a metà della prece visto che, improvvisamente, si apriva una botola, debitamente nascosta da un tappeto, proprio sotto di lui ed il povero cadeva infilzandosi come un pollo allo spiedo su una lancia. Che i tempi siano cambiati lo dimostra il fatto che tutt’al più oggi, che so un Berlusconi qualsiasi punisca i suoi nemici con la visione di uno spettacolo del Bagaglino! All’interno del Castello alcune sale sono state ristrutturate in maniera tropo moderna, diciamo da appartamento di una via del centro ma vi si possono trovare pezzi d’epoca come armi bianche o da sparo: a me piacciono in particolar modo le baionette, mi sanno tanto di guerra tra sudisti e nordisti, di dame in crinolina che salutano languide i loro amati che partono per un destino sì crudele!
Beh, sorvolo sul fatto che poi una visitatrice del Castello abbia notato in un angolo un reperto poco medievale e ci abbia fatto su una battuta spiritosa non compresa dalla guida che si è affrettata a cambiare discorso: ma le guide devono essere per forza permalose? Comunque la nostra ci richiama all’ordine e, con il suo anonimo cantilenare storie e leggende (provate voi a ripetere per migliaia di volte sempre la stessa solfa a visitatori ora distratti ora indisciplinati ora…eehhmmm spiritosi ed alla fine vi ritrovereste con una voce lamentosa e priva di verve) ci indica una nicchia sul cui pavimento un vetro copre quella che doveva essere un’altra botola, solo che da questa il signore del castello auscultava i palpiti delle cantine, i sussurri dei prigionieri e le ricette delle cucine. E ne aveva ben donde, coi tempi che correvano! Lo spettacolo però arriva con la vista che si gode salendo sul punto più alto del Castello, all’orizzonte c’è un po’ di foschia perché altrimenti, dice la guida permalosa, si vedrebbe perfino Monte Pellegrino di Palermo. Vi lascio qui, con l’aria frizzante che scompiglia i capelli ed un profumo di primavera che avvolge la storia della mia isola.
nel vento:di terra e di fuoco, io fotografo






















Te’piru te’… Mah, vabbé che siamo la culla della civiltà ma a dormire certuni possono restare a casa propria! 


