giovedì, 03 aprile 2008

Da anni in tv proliferano i programmi di cucina e, se all’inizio la cosa mi faceva piacere perché rappresentava una novità che mi ha fornito un sacco di informazioni sul tema, da tempo ho iniziato a provare della vera e propria insofferenza nei confronti di questi. Uno dei motivi per i quali i cuochi televisivi mi infastidiscono è che propongono ricette per la realizzazione delle quali occorre avere in casa un equipaggiamento di pentolame da ristorante a cinque stelle. Per non parlare delle ricette che spesso sono davvero lontane dalla quotidianità, a cui loro millantano di ispirarsi, di chi, per lo meno una volta al giorno, deve occuparsi del rancio della propria famiglia. Non sono certo il tipo che si fa scoraggiare facilmente ma la tv a volte ha il potere di avvilirmi, anche se per pochi minuti fortunatamente. Oggi mi sono soffermata a guardare la rubrica Gusto del TG5, attratta dalla semplicità della ricetta proposta, un banale risotto con gli asparagi. Finché si è trattato del brodo fatto con i gambi degli stessi è andato tutto bene, che il riso non sia stato tostato ci stava pure, che il burro andava mantecato solo a fine cottura perfetto, che gli asparagi sono stati poggiati crudi sul risotto ultimato mi ha lasciato un po’ dubbiosa. Ma, mentre giudicavo questa ricetta davvero facile e fattibile in casa, il cuoco mi ha spiazzato con la rivelazione di quelle che a me son sembrate, fin da subito, delle fettine di carote al vapore messe a decorare il piatto. Si trattava di “bottarga di uovo” ottenuta “semplicemente” ricoprendo completamente il tuorlo d’uovo con un composto di sale e zucchero, mettendolo poi a disidratare in una ventola. Uhhmmm… ho aggrottato la fronte assolutamente perplessa di fronte a tanto: chissà se l’asciugacapelli va pure bene! Guardando qualche volta le performances di un grande pasticcere alla Prova del cuoco cercavo di trarvi qualche buona lezione e, anche se le sue creazioni erano davvero delle opere d’arte difficili da eguagliare, pensavo che con un po’ di attenzione avrei potuto realizzare qualcosa. Ma anche qui, come per la ventola, mi son dovuta arrendere. Eh sì perché ad un certo punto della preparazione lui pronunciava le fatali parole: “porre tutto nell’abbattitore di temperatura”. Allora osservavo mesta il mio frigorifero, reo di essere un puro e semplice elettrodomestico refrigerante e chiudevo il mio taccuino su cui avevo annotato la parte iniziale della ricetta. Da allora ho detto basta, decidendo di continuare a leggere i miei libri di cucina per sovvertire le ricette, per cambiare qualche ingrediente e adattarle alla mia fantasia, e soprattutto per seguire la tradizione siciliana che in gastronomia, mi permetto di affermare, non ha eguali. Ma il mio amore per gli arancini o per la pasta cu li vrocculi ‘ncasciata non mi impedisce di apprezzare moltissimo, e di cucinare, i piatti delle varie regioni, così non è rado che io porti in tavola i canederli altoatesini o le lasagne bolognesi.

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nel vento:abbi dubbi
giovedì, 27 dicembre 2007

Archiviato il panettone spesso ci si accorge che durante il periodo natalizio è stato più facile fare affidamento alle calorie che al calore umano, quelle sì che sono andate dritte alla meta. L’altro, imposto come una stufa difettosa in famiglie dove più che tutti insieme appassionatamente si dovrebbe cantare che la pillola va giù, risente di qualche colpo inferto -durante l’intero anno ancora per poco in corso - al lieto evento della natività. Eh sì perché, satolli del cenone luculliano e del pranzo altrettanto poderoso, ci si può sentire davvero più buoni solo per il fatto di essere riusciti a sopportare, in una volta sola e senza battere ciglio o quasi, la petulante suocera o la cognata perfettina, entrambe immuni ahimè, e chissà per quale arcana forza, alla nostra insofferenza mentre il nostro sorriso da ebeti la dice lunga sulla nostra non immunità alle loro insopportabili facezie. Ma questo è solo un innocente campione.
Che si sappia o meno, che lo si accetti o meno, il fatto è che attorno alla tavola natalizia ci si ostina a riunire persone che di solito si vedono di buon occhio come uno strabico che guarda davanti a sé. E che ci vogliamo fare? Lo spirito festivo dovrebbe poi fare da collante dove i cocci sono una miriade e così minuti che si farebbe meglio a raccoglierli con ramazza e paletta. In questi casi non potendo completamente seppellire l’ascia di guerra si tende ad accantonarla, ovviamente a portata di mano,non si sa mai. Che uno poi ci pensa a fare autocritica e dire che per quest’anno in fondo poteva fare meglio che evitare di rivolgere la parola a metà dei commensali per non sollevare idee facinorose contro lo scialbo sapore dell’arrosto ad esempio, e che il prossimo Natale le pulizie alla coscienza occorre farle prima del 25 Dicembre, onde evitare di ritrovarsi impreparati e non aver nulla da dire se non che oggi c’è proprio un bel sole. Che poi sembra anche inevitabile attaccarsi sulle sciocchezze, quando i rapporti sono insidiati da ben più importanti ragioni. Queste ultime, si badi bene, non si tirano fuori perché i polemici e gli attaccabrighe siamo sempre noi e, se proprio vogliamo sfogarci, è dunque meglio accapigliarsi sulla consistenza della crema nei bignè o sulla conta degli ori a scopa. Che uno si chiede perché mai non faccia parte di una di quelle famiglie di quei film, che a grappoli danno in questi giorni in tv e che vedono frotte di gente, all’insegna del volemose bene sul serio, abbrustolirsi il sedere davanti al camino scoppiettante e il perfetto albero di Natale ammiccare malizioso dietro i vetri di un altrettanto perfetta finestra. Il mio sbilenco albero che pende in cima nonostante i numerosi tentativi di raddrizzamento mi ricorda che la vita è tutta un’altra cosa ed io lo so bene che quella è pure sbilenca, nonostante i numerosi tentativi di raddrizzamento!

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nel vento:satyricon, abbi dubbi
giovedì, 27 settembre 2007

Ma il predicato verbale è una multa inflitta dal complemento d'agente?

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:32 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:abbi dubbi
giovedì, 06 settembre 2007
:-(
Due settimane fa una conversazione telefonica con una delle mie migliori amiche si è trasformata in una chiusura frettolosa da parte della stessa prima ed in un suo sms poco simpatico dopo. L’errore che ho commesso è stato quello di responsabilizzarla, di provare a toglierle quella cappa di vittimismo sotto la quale si ostina a vivere. Ieri sono andata da mia madre che non è stata molto bene ma che un po’ ci marcia in modo da garantirsi tutte le attenzioni di questo mondo, l’ho spronata ad uscire, a sbrigare da sé le commissioni che la riguardano e mi ha risposto con un proverbio siciliano “Chiamu l’orbu pi m’aiutari, grapi l’occhi e mi fa scantari” , io sarei l’orbu, cioè colui che invece d’essere d’aiuto fa il contrario. Pare io abbia commesso lo stesso errore di cui sopra ed allora sto cominciando seriamente a pormi una domanda: quante persone siamo sulla terra che ancora ci assumiamo la responsabilità della nostra vita? Si fatevi vivi, battete un tasto se ci siete perché comincio a preoccuparmi.
Chiaramente da due settimane non ho più notizie della mia amica, né io intendo telefonarle o altro. Sarebbe troppo facile sentirsi dire sempre quanto siamo simpatici, quanto siamo carini e amenità simili,mentre non è così. La vita non è così e noi siamo responsabili in gran parte delle nostre scelte, delle nostre fisime, delle nostre decisioni, dei nostri errori e non capirò mai questo accanirsi ad ignorare che sia questo ciò di cui l’essere umano è portatore. Ed invece no, eccoli lì i sostenitori dell’accondiscendenza ad oltranza , indulgenza che produce effetti catastrofici, specialmente quando l’essere a cui è rivolta ne approfitta servendosene, più o meno inconsapevolmente, per alimentare i propri alibi e fare di questi uno stile di vita ideale anche da proporre. Questa stessa mia amica, due anni fa ed in seguito ad un po’ di mie confidenze oggettive sulla vita dura delle separate, mi aveva apostrofato: “Hai voluto la bicicletta? Pedala!” Avrei dovuto ricordarmene durante la sua ultima telefonata e ricambiare la cortesia, no?
Intanto io non ho mai delegato ad altri le mie responsabilità e dove ho dovuto lasciare che fosse così me ne sono pentita, e sono stata lì a rimuginare il modo di porvi rimedio finché non l’ho trovato. E’ forse un torto così grande aspettarsi che lo stesso facciano gli altri, soprattutto le persone a cui voglio bene?
Sono qui che attendo una risposta che probabilmente non giungerà mai. Come altre del resto.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:23 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:io , abbi dubbi
giovedì, 05 luglio 2007
Un gruppo di studiosi ha messo a punto una pillola che agisce selettivamente sulla memoria eliminando i brutti ricordi, cosa che accade però se si accompagna l’assunzione del  farmaco con una psicoterapia. Se si prende soltanto la pillola all’insorgere del brutto ricordo – come per un mal di testa - può solo affievolirlo. Come succede in questi casi c’è chi grida al miracolo ritenendo questa scoperta di grande aiuto per chi ha avuto dei grossi traumi, come per le donne che hanno subito violenza per le quali rimuovere l’accaduto è presto detto insomma.  Mi chiedo se in questo modo non si elimini, oltre che il ricordo doloroso, anche la capacità dell’essere umano di elaborare attivamente ciò che ha vissuto, di renderlo lentamente più sopportabile, fino al completo recupero. Davvero dobbiamo concedere ad una pillola ciò che di solito è  appannaggio di un processo di riabilitazione necessario per l’essere umano?  
Ci aspetta un futuro di ebeti  che se ne vanno in giro sotto un cielo dove c’è sempre l’arcobaleno?  Avremo gli occhi vitrei? Privi di quella luce malinconica che è segno del  rispetto che in fondo la vita merita?
Spesso penso che  esistiamo finché possiamo contare sulla nostra memoria, quando ne viene meno una parte ci sentiamo privi di un frammento di vita, e siamo fortunati  se siamo abbastanza coscienti da sentirne la mancanza.  Nella nostra memoria custodiamo ciò che il tempo, passando, ci ha concesso di poter tenere,  e ciò che rimane è tutto quello che anche, e forse soprattutto, faticosamente abbiamo elaborato perché ne valeva comunque la pena per diventare noi. 

Within Temptation - Memories

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:06 | Permalink | commenti (12) | commenti (12)(Popup)
nel vento:abbi dubbi
lunedì, 18 giugno 2007
:-O
Sto cercando di capire lo slogan di uno spot.
Per un rimmel viene detto che il suo uso provvede ad un  "allungamento telescopico  e districamento microscopico delle ciglia."
Cioè?
Se il districamento è microscopico in realtà vuol dire che è minimo, che  non si vede e che le ciglia restano appiccicate l'una con l'altra? E allora perché usare il rimmel se, senza, le ciglia sono tutte per fatti loro? E poi chi ce l'ha le ciglia così lunghe da aver bisogno di districarle?  Ma se le hai corte e  le allunghi col rimmel telescopico per forza poi si annodano e  i nodi, si sa, vengono tutti al pettine...
(Eh?)
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 14:56 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:play, abbi dubbi
martedì, 12 giugno 2007
Mucco, te possino... ah ah ah... vabbé... ognuno ci ha i mucchiamici che si merita... m'ero presa d'ansia...   
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:57 | Permalink | commenti (4) | commenti (4)(Popup)
nel vento:abbi dubbi
sabato, 12 maggio 2007
A volte quel  che resta di un dispiacere  passato  è come una patina di calcare indurito difficile da scrostare che appesantisce  il presente,  io  preferisco pensare che sia come una corolla sfiorita da cui poter  recuperare  i  semi  buoni  per piantare un nuovo fiore.  Non è un gran segreto, ma me lo ha insegnato il bulbo della fresia che raccolgo quando il fiore è seccato, e mi è tornato in mente guardando questa foto che ha fatto Lorys in escursione con la classe alla Valle del Sosio. Con tutti i boccioli e le rose a disposizione ha immortalato un fiore meno fotogenico ma io vi ho ravvisato subito una metafora. Che so,forse la vita è davvero una metafora e ci lascia cogliere i frutti del suo insegnamento in modo tale da farci pensare che la cosa sia del  tutto casuale, e che dipenda solo da noi  adattarli ai nostri stati d’animo per comprendere meglio noi  stessi. Forse.

quel che resta...

...che v'è di nuovo in tutto questo, ahimé, oh vita?
Risposta:
che tu sei qui, che esiste la vita e l'individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
con un verso. 
(Walt Whitman)

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:53 | Permalink | commenti (5) | commenti (5)(Popup)
nel vento:vitamea, abbi dubbi
mercoledì, 25 aprile 2007
La siccità sta portando unpo’ tutti a sentirsi con l’acqua alla gola e da più parti arrivano consigli su come gestire erisparmiare un bene che molti ritengono prezioso giusto perché comincia a scarseggiare. In questi giorni tra gli allarmisti, gli allarmati ed i soliti “ma sì, non è poi tanto vero”, ne ho sentite davvero di tutti i colori, ma Fulco Pratesi, presidente del WWF , è stato a dir poco esagerato . Ha pubblicato in un articolo il suo personale rapporto con l’acqua, e non solo, ai fini del risparmio e del rispetto della natura, una sorta di vademecum insomma  per chi vuole seguire i suoi consigli.
Innanzitutto Pratesi possiede lo scarico del water regolabile in base a ciò che il suo organismo produce: questa è  un’ottima idea anche se mi sembra più un oggetto da collezionista stravagante e non un sanitario di diffusa commerciabilità. Ed ecco  l’ elenco di quanto egli consiglia contro lo  spreco dell’acqua: 
- fare un bagno il sabato mattina;
- niente docce nei restanti  giorni della settimana ma lavarsi la sera in ordine di apparizione: i piedi, le parti intime, le ascelle e la faccia (potete fare anche al contrario secondo me);
- per risparmiare sul lavaggio dei capi basta usare camicie non bianche e non strette dalla cravatta, in tal modo si possono cambiare ogni tre giorni, mentre le mutande, secondo Pratesi, possono resistere anche di più;
- cambiare i calzini ogni tre giorni in inverno, anche prima in estate; 
- la canottiera resiste bene i suoi  otto giorni; 
- se a pranzo  o cena è solo, prima di lavare l’unico piatto che ha utilizzato per mangiare,  fa la scarpetta col pane, così  usa meno acqua ed  una spugnetta senza detersivo alcuno. 
Ora,  vabbé che Pratesi  è presidente del WWF ma a non estinguersi  dovrebbero essere i  panda mica i pidocchi.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:37 | Permalink | commenti (14) | commenti (14)(Popup)
nel vento:abbi dubbi
lunedì, 26 febbraio 2007

Ma, per le pillole di saggezza
si paga il tichet? 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:49 | Permalink | commenti (6) | commenti (6)(Popup)
nel vento:abbi dubbi