La strada va come una musica jazz e Paolo Conte canta seguendo le curve orlate da un nastro continuo di colori sgargianti: quelli dei fiori che si affiancano fittamente l’uno all’altro, dal giallo delle margherite al rosso dei papaveri. Una giornata soleggiata, ma fresca, di un aprile agli sgoccioli sembra avere tutte le buone intenzioni di accompagnarci incondizionatamente, mentre i profili del paesaggio fuori dall’auto cambiano sotto ai nostri occhi: dalle rotondità delle mie piccole montagne alla morbidezza della Valle del Belice è un susseguirsi di prati selvaggi e campi coltivati, di uliveti e frutteti rigogliosi fino alla disciplinata distesa di filari di viti. Ogni volta che vado a Selinunte mi tocca ricredermi sul carattere di ovvietà che quel luogo assume nella mia mente tra una visita e un’altra: cose già viste, sempre i soliti templi ecc… Ed invece ancora una volta mi sono sorpresa ed ancora una volta mi sono data della stolta per aver osato solamente pensare una scempiaggine simile, e questa volta è diverso perché in primavera non c’ero mai stata. Il luogo stordisce il mio olfatto con il profumo che arriva dal mare portato da un vento incessante che fa ondeggiare le fronde degli eucalipti, incanta i miei occhi con uno spettacolo pirotecnico di colori circondato dal laborioso ronzio delle api. I templi si mostrano in tutta la loro imponenza e perfino i ruderi emanano un fascino antico mentre ordinati turisti ascoltano attenti le loro guide per poi sciamare tra le colonne e le varie zone del grande parco archeologico. Si cammina molto a Selinunte e c’è pure il tempo per una provvidenziale raccolta di “vavaluci” che le mani afferrano a grappoli da arbusti e spini tra lo stupore di qualche turista che si sofferma a chiedere cosa siano e se siano qualcosa di simile alle vongole! Ma la divertente parentesi ha solo la pretesa di farci smaltire la distanza tra un tempio e l’altro, il resto è qualcosa che si può archiviare nella memoria alla voce: incanto.
nel vento:di terra e di fuoco
















:Sì, però… questi ragazzini in gita, a briglie sciolte, e i professori chissà se riescono a contenerli, si sa come sono fatti, quelli approfittano di una minima distrazione e poi te la combinano grossa. Non fidarti, sono quattro vivaci i ragazzini per stanza in albergo, liberi di fare ciò che vogliono, capirai i professori crolleranno sui loro letti, altro che controllare che non succeda nulla di male.)
:Taci! - il mio angelo è di poche parole).