giovedì, 28 febbraio 2008

Oggi è il tuo compleanno, un’occasione in più per pensare a quanto mi manchi da quando te ne sei andato. Ci sono volte in cui ti sento stranamente vicino, momenti in cui sento come se tu fossi alle mie spalle, che se provassi a voltarmi ti vedrei, altre in cui mi rendo conto che la distanza tra noi è tristemente abissale. Non ho mai voluto ricordarti in quel letto dove hai concluso i tuoi giorni, ma sorridente ed in forma come un ragazzino, tu che in vita tua non avevi mai avuto un malanno e quella volta in cui hai preso un raffreddore ci hai fatto impazzire tutti. So in cuor mio che io e te abbiamo risolto tutte le nostre questioni e che nulla è rimasto in sospeso, ma avrei voluto ancora del tempo da passare chiacchierando perché qualcosa da dire la si sarebbe trovata comunque specialmente ora che so quanto sia difficile essere genitore. Potrei chiederti ad esempio se ti sei mai esercitato per riuscire a dire i “no” ed i “sì” a noi figli e se hai mai ritenuto davvero di averli detti al momento giusto. Mi è venuto in mente stamattina questo, quando ho detto un deciso “no” a Lorys che lo ha fatto andare a scuola arrabbiato, anche se si è proteso lo stesso verso di me per un bacio. Ho avuto un attimo di esitazione quando ho colto per un momento nei suoi occhi lo stesso guizzo che mi è appartenuto un tempo, ma non ho ceduto. Mi ha sfidato ecco ed in lui ho rivisto l’Adelaide ragazzina che sfidava te, ma a te bastava un semplice sguardo per mettermi in riga mentre io stamattina mi sono imposta un po’ a fatica, lo ammetto. Forse è stato perché Lorys mi sottopone di rado a certi confronti, mentre tu, con sei figli, ne hai avute a iosa di opportunità per fare esperienza. Fuori c’è un sole bellissimo ed io ti sto scrivendo pur sapendo che serve più a me che a te,ma non la vedo come una magra consolazione. Ti porto dentro, insieme a tutto quello che mi hai insegnato, insieme alla consapevolezza dei tuoi umani errori ed al bene per te che questi ultimi non hanno mai scalfito, nella speranza che possa avvenire lo stesso con mio figlio. E sei dentro di me in innumerevoli e nitide immagini, dall’imitazione di Charlot di quando ero piccola a quella roba immangiabile che provavi a cucinare quando mamma si assentava, dai tuoi occhi divertiti che facevano capolino dietro il fumo della sigaretta alla severità di certi momenti che ora so dovevano esserci. Ora sto pensando a Lorys, a quando di pomeriggio ritornerà da scuola, lo conosco e so che per allora avrà sbollito il suo malumore, si protenderà verso di me per un bacio e sentirò la dolcezza invadermi e farmi sorridere. Ciao, pa'.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:20 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:pensieri, pause, io
martedì, 26 febbraio 2008

ilnostrotempo
Immagine tratta da www.linksanremo.it

Quando, nel mese di dicembre, un certo lineadonda mi ha contattato su splinder, dandomi la sua mail e dicendomi che mi doveva parlare urgentemente, ho pensato sospettosa (come mia abitudine del resto): “e questo cosa vuole?” ma ho provveduto a contattarlo a mia volta incuriosita come una scimmia. Mattia Del Forno, questo il suo vero nome, mi aveva trovata digitando su un motore di ricerca una frase attinente con una sua canzone ed è così che, dopo alcune entusiasmanti conversazioni telefoniche, una mia poesia è entrata a far parte del CD “Il nostro tempo” – in uscita il 29 febbraio - del gruppo musicale La Scelta, di cui Mattia è la voce, che da stasera gareggerà a Sanremo tra i giovani. La poesia è la traccia che apre il CD ed è interpretata dall’attrice Monica Scattini, cosa che mi onora moltissimo e che mi stampa in faccia un sorriso da ebete patentata. A volte la vita ti fa dei doni inaspettati e tu, che non ci sei abituata, sei fortunata se sei lì pronta ad accoglierli, se non sei trincerata dietro a fortezze, se sei aperta e con l’animo proteso alla positività. Spero che questi ragazzi, indipendentemente dall’esito di Sanremo, volino alto perché ne hanno tutte le capacità.
Ragazzi, in culo alla balena!
Qui un articolo:

http://www.linksanremo.it/2008/LaScelta/LaScelta.htm

http://www.radioitalia.it/sanremo/artista.php?id=477

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:05 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:le mie poesie, play, io , i musicanti
sabato, 23 febbraio 2008

La pioggia prese per mano la notte e la condusse fino all’alba.
Ne ascoltavo il suono morbido come il sussurro di un amante, e da esso mi lasciai cullare.
Un suono placido che proveniva dal di là della finestra, un limpido fruscio che accompagnava il mio respiro dentro la stanza avvolta nella quiete ombra notturna. Presi allora a coccolare i miei desideri per il domani ed all’improvviso mi apparvero in tutta la loro possibile realizzazione. Desideri. Un po’ come quelli che si esprimono guardando una stella cadente o mentre si stanno spegnendo le candeline sulla torta di compleanno. Desideri che non richiedono soltanto forza e determinazione perché si avverino ma anche una magica predisposizione d’animo alla positività, cosa che a volte capita di perdere di vista. Desideri che ho esplorato delicatamente e che mi hanno fatto sorridere, alcuni per la loro semplicità altri per la tenerezza che mi hanno suscitato. Consapevole di tutto questo ho lasciato che prendessero forma e che mi portassero idealmente fino al loro compimento e la sensazione che ne ho avuto è impagabile. Mi alzai per guardare fuori dalla finestra quella pioggia così particolarmente complice della mia veglia, la vidi sottile, quasi impalpabile eppure ostinatamente costante nel suo scendere dal cielo. Di quella stessa costanza che richiede l’attuazione di un desiderio, di quella stessa ostinazione che richiede il pensare al domani.

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nel vento:pensieri, pause, io
mercoledì, 20 febbraio 2008

Piccola canzone per voce sola

Tutto questo scorrere di nuvole chiare
nel silenzio ovattato delle mie parole
e tutto questo vento profumato di viole
da cui mi faccio adesso accompagnare.

Tutto questo tempo sciupato nella pena
di due occhi consumati in una sera
alla luce di un sogno di cera
e la mia voce che hai ascoltato appena.

Tutto questo immaginare di saperti accanto
nella pioggia scomposta di un temporale
nella nebbia d'inverno quando risale
dentro il respiro di un istante soltanto.

Tutto questo lasciarti andare
scivolato dalla mia pelle ancora
e questo mio coraggio che solo ti sfiora
per raggiungere te ha dovuto inciampare.
(©Adelaide Spallino)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 17:03 | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(Popup)
nel vento:le mie poesie
martedì, 19 febbraio 2008

Ho sognato. Un ruscello canterino e limpido che scorreva in mezzo ad un bosco accarezzando lisci sassi sul fondo, la luce mattutina che si insinuava tra le fitte fronde degli alberi alti ed un intenso profumo di fragoline e lamponi. Un benevolo tepore avvolgeva tutto come un bozzolo protettivo e rassicurante mentre tra le felci del sottobosco facevano capolino ciclamini ed iris. Mi sono svegliata nel cuore della notte con una bellissima sensazione come solo certi sogni che sembrano reali danno. Avrei voluto che durasse di più, che non fosse fuggevole ed ho richiuso gli occhi, ma l’incanto era stato spezzato lasciandomi il ricordo di quel tepore che il piumone, sotto il quale mi sono rannicchiata, cercava di imitare nel migliore dei modi. Sogni. Raramente quelli fatti ad occhi aperti lasciano le stesse piacevoli sensazioni, per rincorrerli fatichiamo fino a che qualcosa non ci dice che non ne vale più la pena, che forse è meglio abbandonarli.
E ad un certo punto si smette di sgranare sogni come perline di un rosario e ci si guarda dentro per cercare di capire se gli ultimi ambiti hanno lasciato un qualche sfacelo per porvici rimedio in qualche modo.
Ma è nella natura dell’essere umano protendersi verso qualcosa che sappia di lontano e di irraggiungibile, qualcosa che possa sollevarlo dalle contingenze terrene e, per quanti sogni possa abbandonare in corsa o non realizzare, troverà sempre la maniera di crearsene di nuovi. O almeno per molti è così.
Cosa sogno adesso io? Cose molto semplici, cose che so che posso raggiungere e per cui non occorre farmi venire il fiatone, nulla di trascendentale o di così elevato spiritualmente ma traguardi non lontani per vedere i quali non mi devo sforzare neanche gli occhi, forse qualcuno non li chiamerebbe neppure sogni. Certo adesso la mia è solo paura delle incertezze a cui ci sottopongono i sogni veri, quelli delle grandi occasioni, paura di non reggere l’ansia di non riuscire a conseguirli, cosa che non è da biasimare comunque.
Non che io mi sia scelta un terreno sicuro su cui camminare, anzi è proprio perché devo stare attenta ai passi che devo fare che non posso permettermi distrazioni ed in fondo mi sta bene così.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:51 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:pensieri
sabato, 16 febbraio 2008

(Foto di utopic)

Distanze

Misurato disincanto
spoglia il mio divenire
di attese vane
e nudo appare
il desiderio
di scivolarti addosso.
Indifeso amore,
conquista faticosa
val la pena
di saperti altrove
se lì c'è già il passo
del tuo venirmi  incontro.
(©Adelaide Spallino)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:53 | Permalink | commenti (12) | commenti (12)(Popup)
nel vento:le mie poesie
venerdì, 15 febbraio 2008

L'attenzione è come un libro,
se qualcuno ce la presta
cerchiamo di restituirla.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:49 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:pensieri
mercoledì, 13 febbraio 2008

E così in questi giorni hai avuto pensieri lenti, o mollemente adagiati nella tua mente, restii a cercare uno spiraglio per uscire allo scoperto; accoccolati sulla fronte proprio dove l’ansia ti imperlava regalandoti tuo malgrado un lungo brivido alla schiena ed il battito accelerato del cuore. Tu, a cercare di capire nel buio dei tuoi occhi chiusi, perché anche la luce del sole che filtrava da dietro i vetri della finestra ti dava fastidio. E tra i pensieri alcuni si facevano largo prepotentemente, spiccavano per il lancinante motivo che li aveva causati come la fiducia riposta in chi l’ha tradita più volte. E ti sei ricordata quel giorno, non tanto tempo fa, in cui avevi detto “basta”, ma poi ci sei ricascata ancora una volta, perché tu poi pensi che un po’ del buono che hanno le persone sia anche per te. Non imparerai mai eh, piccola anima ottobrina? Dovresti graffiare e prendere a morsi certe persone, e lasciare loro tracce indelebili, brucianti tracce rabbiose. Eri ad occhi chiusi sì, fino a che hai cominciato a cercare pensieri un po’ più energici e luminosi come certi sfacciati arcobaleni che si presentano in cielo prima ancora che finisca di piovere. Non hai dovuto andare molto lontano a dire il vero, è bastato stringere la mano di chi ti stava vicino o guardare il viso di tuo figlio e qualcosa si è mosso e chissà mai perché non lo aveva fatto prima. Forse perché a volte qualcosa in te si inceppa senza che ne capisci il motivo e, quando lo fai, ti affanni a rincorrerlo, annaspando col respiro corto, sentendo mancarti il terreno sotto i piedi. Sei talmente presa dal panico che non vedi ciò che ti potrebbe strappare da quello stato ed il cuore, ancora una volta, accelera e sembra quasi che voglia rotolarsene fuori. Poi provi a socchiudere gli occhi e ti lasci trafiggere da un raggio di sole che se ne frega della tua paura, ti sorprendi a volerli aprire ancor di più e stranamente il battito si fa regolare, il respiro ritrova il suo ritmo e accenni ad un sorriso sotto la mano amorevole che per tutto il tempo ti ha accarezzato i capelli.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:12 | Permalink | commenti (12) | commenti (12)(Popup)
nel vento:pensieri
martedì, 12 febbraio 2008

Distacco

Sta nella ferita
della foglia offesa
il rispetto
della regola del vento.
E nel contorcersi febbrile
per dire addio al ramo,
ad ogni suo movimento,
sciupa il tempo
spendendolo
per niente.
(©Adelaide Spallino)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 17:26 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:le mie poesie
giovedì, 07 febbraio 2008

La signora apriva la tapparella della sua camera e si affacciava al balcone soffiandosi rumorosamente il naso ed io, nel silenzio di quell’ora mattutina, potevo sentirla. Mi voltavo verso la sveglia sul comodino e guardavo l’ora: le 06,45. Tutti i giorni la stessa storia ed allo stesso orario, lo so che può sembrare per lo meno strano. Mi sono chiesta come, una cosa così poco prevedibile, come soffiarsi il naso, potesse essere diventata invece un’abitudine, come se uno non ne avesse abbastanza. Mi sono chiesta anche cosa mai potesse aggiungere alla vita della signora, quale utilità potesse avere visto che di solito le abitudini, se sono sane, possono anche essere vantaggiose.
Le abitudini servono a darci sicurezza soprattutto, ecco perché per molte persone è difficile cambiarle o rinunciarvi addirittura. Lo diceva anche Churchill che “è più facile rinunciare ad un amore che ad un’abitudine”. A parte quelle derivanti da fatti oggettivi, come ad esempio il pranzare tutti i giorni alle 13,30 (ora del rientro da scuola di mio figlio) io non ho abitudini di qualsivoglia natura, né tendo a crearmene. E’ una cosa naturale e non mi sforzo più di tanto, anzi. Tendo a vivere la mia quotidianità senza l’assillo delle abitudini, capisco che la cosa sembra quasi una contraddizione perché cos’altro è la quotidianità se non l’insieme delle nostre consuetudini? E’ questione di stati d’animo ovviamente. Se si sta bene con sé stessi queste ultime non si travestono da tediosa routine ma rendono scorrevoli le giornate, danno il senso di calda familiarità in cui ci si può rilassare.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:42 | Permalink | commenti (22) | commenti (22)(Popup)
nel vento: