Turi andava tutti i giorni sulla spiaggia ad aspettare il rientro dei pescherecci e, quando ne iniziava a scorgere il profilo all’orizzonte, faceva un sospiro di sollievo perché sapeva che su uno di quei natanti c’era il padre che tornava a casa. Si dirigeva un po’ prima del previsto il ragazzino sulla spiaggia e sedeva sempre nello stesso punto ad immaginare che la risacca del mare portasse con sé qualche mirabile segreto prima o poi. Ma, fino ad allora, aveva raccolto solo bottiglie vuote e bianchicci sacchetti di plastica che, se da un lato lo lasciavano perplesso,dall’altro non lo distraevano dai suoi viaggi fantasiosi dietro a possenti navi pirata, carichi di tesori sottratti a ricchi nobili e pronti per essere sepolti in qualche isola lontana, sperduta nell’immenso blu.
Era piccolo Turi, aveva appena compiuto undici anni, e suo padre lo faceva salire sul peschereccio solo quando era ancorato nell’antico molo. In quel momento quell’uomo dal viso stanco poteva vedere gli occhi del figlio luccicare mentre se ne stava in piedi con lo sguardo rivolto in un punto imprecisato, e non di rado gli dava addirittura l’impressione che volesse divorarselo quello spazio attorno a sé. Quel mondo di acqua salata era quanto di più conoscesse e volesse conoscere ancora Turi e lo aveva detto al padre con la voce fiera che tradiva però un certo timore, glielo aveva detto che da grande voleva fare il suo stesso mestiere. Il padre lo aveva lasciato parlare semplicemente annuendo e non certo perché desiderasse per il figlio il suo destino di pescatore, ma perché era convinto che il tempo avrebbe fatto sì che Turi cambiasse idea da sé e che affrontasse una vita diversa dalla sua, lui che a malapena sapeva camminare sulla terraferma.
Considerava la sua idea di voler fare il pescatore una fantasia, come lo era una di quelle storie di pirati che il figlio imbastiva quando se ne stava seduto incantato a guardare il mare. Non desiderava certo per lui quelle mani e quel viso duramente segnati dal sole e dall’aria salmastra.
Turi lo stava osservando dalla spiaggia mentre il peschereccio si avvicinava al porticciolo; si era messo in piedi tenendo la mano destra a mo’ di visiera sulla fronte per farsi scudo del riverbero degli ultimi raggi di sole. Non appena lo vide ormeggiare lo raggiunse con una piccola corsa. Non si vedevano da giorni e ad ogni suo ritorno il padre aveva l’impressione che fosse più alto e quei capelli:
- “Non ti avevo detto di tagliarli, Turi?” – mentre con una mano glieli scompigliava.
- “I pirati li portano così …” – rispose il ragazzino guardando il padre e chiedendogli subito dopo come fosse andata.
-“Poteva andare meglio – ammise. - I pirati, i pirati, sempre ai pirati pensi. E allo studio ci pensi mai Turi eh?”
Ma Turi non lo ascoltava più, immerso com’era nel suo stato di felicità per il fatto di essere sul peschereccio; ed anche se questo non solcava in quel momento le onde del mare, al ragazzino bastava il leggero movimento dello scafo dovuto al semplice galleggiamento. Non sentiva nemmeno il forte odore di pesce che, altrimenti, gli avrebbe ricordato quanto quel natante fosse tra le cose meno fantasiose al mondo. La brezza marina si era intensificata e la luce del tramonto si posava su quei capelli neri e selvaggi, mentre il padre e gli altri sbarcavano il pescato pronto per la vendita.
Sul mare di Turi intanto prendevano vita furiose battaglie tra pirati che si contendevano immensi tesori, per difendere i quali da ognuna delle navi partivano colpi di cannoni in direzione dell’avversaria di turno.
- “Turi … Turi …” - l’ovattata voce del padre lo raggiunse come se provenisse da un mondo lontanissimo – “Andiamo a casa, vieni …”
Il ragazzino si voltò per seguire il padre ed abbandonò con tristezza la sua fantasia, ma tanto sapeva che non l’avrebbe abbandonata del tutto.
-“Turi si può sapere com’è che non ti stanchi mai di fantasticare e poi mi dici che vuoi fare da grande il pescatore come me? Quello non è un mestiere facile, ti dimentichi pure chi sei quando sei in mare, altro che fantasia figlio mio!”
Turi gli camminava a fianco facendo due passi per ogni sua falcata, sapeva bene cosa pensasse il padre
della sua idea di fare il pescatore, la considerava una cosa passeggera perché non capiva quanta fatica ci fosse in quel mestiere. E certo lui non poteva conoscerla questa fatica ma la vedeva in suo padre, nel suo viso ispido per la barba non fatta da giorni e sapeva cosa gli procurava, anzi, a volte era convinto di vedere nei suoi occhi qualcosa di simile alla tristezza, ma non ne era sicuro.
-“Non parli Turi? Non hai più la lingua?”
Così dicendo gli posò la mano destra sulle spalle e lo attirò a sé, mentre i contorni della loro casa cominciavano a delinearsi in fondo alla via. Il figlio fece spallucce ed il padre sapeva cosa significava ma non intendeva lasciarlo in pace quel giorno:
- “Oh, Turi, il tuo bisnonno era pescatore, lo stesso fu mio padre e mi hanno tramandato il puzzo di pesce con cui però riesco a mantenere tutta la famiglia. Ma per te voglio altro capisci? Voglio che studi e che poi decidi cosa vuoi fare quando sarà il momento, mi fai questa promessa?”
Si fermò costringendo il figlio a sollevare il mento per guardarlo negli occhi e si specchiò in due carboni fieri e identici ai suoi.
-“Allora … me lo prometti?”
Turi sostenne lo sguardo del padre finché poté, poi abbassò il suo e sibilò un incerto sì. Suo padre non se ne stupì, ma era già qualcosa averlo ottenuto, un piccolo passo fuori da quel suo stesso destino che non voleva riservargli. Questo pensava riprendendo insieme al figlio il cammino, mentre il silenzio che era calato dopo avergli strappato quel “sì” pesava sui suoi passi quasi quanto la stanchezza.
- “ Turi ma almeno questi tuoi pirati vincono qualche volta contro i nemici?” – gli chiese.
-“Vincono sempre … sono i più forti e hanno un sacco di tesori nascosti …”- a Turi non parve vero che suo padre si interessasse così al suo gioco di fantasia e la sua voce risuonò argentina nell’ultimo tratto di strada verso casa, camminando al suo fianco.
(© Adelaide Spallino per "Pensieri Volontari" - Web Writers Group's)