sabato, 29 dicembre 2007

La cosa bella di un nuovo anno è che lo costruiamo un po’ alla volta e lo vediamo prendere forma man mano che lo adattiamo per farlo diventare presente e poi, una volta vissuto, passato da ricordare. Per farlo ci vuole tempo e dedizione, guai a non averne, guai poi ad essere troppo distratti o a non aver pazienza ché tanta ce ne vuole e tanta ce ne vorrà sempre. In quanto a distrazione io credo di essere ad un livello medio, è difatti solo per mia sbadataggine che prendo certe cantonate. Di pazienza ne ho abbastanza, sempre più con me stessa e meno con gli altri mi rendo conto, sarà l’età che avanza o l’esperienza che mi bussa alle spalle. Avevo pensato di buttare qualcosa per festeggiare il nuovo anno ed avevo pensato anche a dei buoni propositi da fare, e mantenere chiaramente. Ma sinceramente vorrei tenere tutto quello che sono, e mi tengo cari anche i miei difetti che mi corazzano contro certe pestilenze sociali. In quanto ai propositi, uhhmmm… non ne faccio perché non ne voglio mantenere – per pigrizia -, costruirò il mio 2008 come potrò,magari non proprio con la perizia degli ingegneri ma con la voglia di fare del mio meglio in ogni cosa.

 

linee

"E forse allora vi è del buono nel consiglio secondo il quale io dovrei smettere di ripensare tanto al passato, dovrei assumere un punto di vista più positivo e cercare di trarre il meglio da quel che rimane della mia giornata. Dopotutto cosa mai c'è da guadagnare nel guardarsi continuamente alle spalle e a prendercela con noi stessi se le nostre vite non sono state proprio quelle che avremmo desiderato? (...) Che ragione c'è di preoccuparci troppo circa quello che avremmo o non avremmo potuto fare per controllare il corso che la nostra vita ha preso? Di certo è sufficiente che quelli come voi e come me almeno tentiamo di offrire il nostro piccolo contributo in favore di qualcosa di vero e di degno. E se alcuni di noi sono pronti a sacrificare molto, nella propria vita, al fine di perseguire tali aspirazioni, ciò sicuramente rappresenta in sé, quali che siano i risultati che ne derivano, motivo di orgoglio e di felicità".
(Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno)

- Auguri a tutti voi -

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nel vento:pensieri, play, selecti flores
giovedì, 27 dicembre 2007

Archiviato il panettone spesso ci si accorge che durante il periodo natalizio è stato più facile fare affidamento alle calorie che al calore umano, quelle sì che sono andate dritte alla meta. L’altro, imposto come una stufa difettosa in famiglie dove più che tutti insieme appassionatamente si dovrebbe cantare che la pillola va giù, risente di qualche colpo inferto -durante l’intero anno ancora per poco in corso - al lieto evento della natività. Eh sì perché, satolli del cenone luculliano e del pranzo altrettanto poderoso, ci si può sentire davvero più buoni solo per il fatto di essere riusciti a sopportare, in una volta sola e senza battere ciglio o quasi, la petulante suocera o la cognata perfettina, entrambe immuni ahimè, e chissà per quale arcana forza, alla nostra insofferenza mentre il nostro sorriso da ebeti la dice lunga sulla nostra non immunità alle loro insopportabili facezie. Ma questo è solo un innocente campione.
Che si sappia o meno, che lo si accetti o meno, il fatto è che attorno alla tavola natalizia ci si ostina a riunire persone che di solito si vedono di buon occhio come uno strabico che guarda davanti a sé. E che ci vogliamo fare? Lo spirito festivo dovrebbe poi fare da collante dove i cocci sono una miriade e così minuti che si farebbe meglio a raccoglierli con ramazza e paletta. In questi casi non potendo completamente seppellire l’ascia di guerra si tende ad accantonarla, ovviamente a portata di mano,non si sa mai. Che uno poi ci pensa a fare autocritica e dire che per quest’anno in fondo poteva fare meglio che evitare di rivolgere la parola a metà dei commensali per non sollevare idee facinorose contro lo scialbo sapore dell’arrosto ad esempio, e che il prossimo Natale le pulizie alla coscienza occorre farle prima del 25 Dicembre, onde evitare di ritrovarsi impreparati e non aver nulla da dire se non che oggi c’è proprio un bel sole. Che poi sembra anche inevitabile attaccarsi sulle sciocchezze, quando i rapporti sono insidiati da ben più importanti ragioni. Queste ultime, si badi bene, non si tirano fuori perché i polemici e gli attaccabrighe siamo sempre noi e, se proprio vogliamo sfogarci, è dunque meglio accapigliarsi sulla consistenza della crema nei bignè o sulla conta degli ori a scopa. Che uno si chiede perché mai non faccia parte di una di quelle famiglie di quei film, che a grappoli danno in questi giorni in tv e che vedono frotte di gente, all’insegna del volemose bene sul serio, abbrustolirsi il sedere davanti al camino scoppiettante e il perfetto albero di Natale ammiccare malizioso dietro i vetri di un altrettanto perfetta finestra. Il mio sbilenco albero che pende in cima nonostante i numerosi tentativi di raddrizzamento mi ricorda che la vita è tutta un’altra cosa ed io lo so bene che quella è pure sbilenca, nonostante i numerosi tentativi di raddrizzamento!

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:52 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:satyricon, abbi dubbi
domenica, 23 dicembre 2007

starry_fairy
(Disegno di Sabina La Mattina - © Copyright)

 

Fermare la musica ed ascoltare qui:

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:24 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:pause
mercoledì, 19 dicembre 2007

Palermo la bella. Soprattutto quando mette il vestito della festa, ed allora sì, è anche vanitosa nel riflesso scintillante delle vetrine.
Palermo accaldata perfino a dicembre e l’alto e smilzo Babbo Natale, che passeggia annoiato davanti ad un negozio di scarpe, sembra un anacronismo vivente con la sua campanella tintinnante in una mano ed un cestino di caramelle appiccicaticce nell’altra.
Un uomo accovacciato dentro uno scatolo – si deve stare davvero scomodi in uno scatolo anche se è della Barilla che dove c’è Barilla c’è casa – allunga una sua mano e chiede la carità. Ecco lui si che dovrebbe essere un anacronismo.
Palermo golosa, che si abbuffa anche solo di profumi e sospira davanti al trionfo di cannoli di una pasticceria, e fa affondare i denti in uno “sciù” con tanta crema dentro e zucchero al velo fuori.
C’è un giovane uomo che saltella all’improvviso davanti a te e ti porge un bicchiere di plastica bianca in cui mettere qualche spicciolo e se lo fai ricevi in cambio un inchino che ti fa sorridere.
Palermo ospitale, ti attira e ti accoglie e ti invaghisci di lei, della sua storia che ornamenti dal sapore nordico non riescono a nascondere. Due uomini, all’angolo di una bella via, suonano col sax una canzone che ti è familiare e ti sembra poco, anche solo per questo, la moneta che lasci cadere dolcemente nella loro valigetta aperta sul marciapiede.
Cammini a passo sostenuto per la città col cuore che ti viene appresso e gli occhi che riempi di tutto quello che puoi: la gente, le bancarelle, perfino i piccioni che svolazzano su un tavolo all’aperto di un bar.
Palermo è così, eccentrica ed esagerata in tutto: nulla di normale, nulla di semplice anche, ma un cuore come il tuo si incanta davanti alla sua bellezza dipinta in un caldo pomeriggio di dicembre mentre nel ritorno a casa senti dentro te la vellutata musica di due sax.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:00 | Permalink | commenti (16) | commenti (16)(Popup)
nel vento:
mercoledì, 19 dicembre 2007

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Il “Web Writers Group’s” è un’associazione temporanea di bloggers nata su iniziativa di Blunightavenue per compiere un’azione solidale per la LAIF http://laif.wordpress.com . Abbiamo aderito in 34 con racconti, poesie ed altre forme di scrittura per parlare a modo nostro di bambini e adolescenti ed abbiamo creato un libro il ricavato della cui vendita andrà appunto alla LAIF, che si batte contro la violenza sui minori. Abbiamo messo a disposizione ciò che sappiamo fare, ciò che ci è congeniale per qualcosa che non è mera vetrina ma gesto concreto e, speriamo, efficace.
Per richiedere il libro e fare, per queste feste, un dono particolare a qualcuno e non un semplice regalo basta andare sul sito dell’editore www.boopen.it .

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:12 | Permalink | commenti (2) | commenti (2)(Popup)
nel vento:play
martedì, 18 dicembre 2007
Più passa il tempo e più somigli al Tenente Colombo ma ciò che scrivi non sembra per nulla uscito da un impermeabile spiegazzato. E’ spiazzante ascoltare “Di rabbia e di stelle” caro Roberto che mi incanti ancora una volta,e mi diverti e mi fai fare una cosa che altre volte ho dimenticato: pensare a me. Non il pensare di una civettuola ragazza che si ammira allo specchio, ma il pensare di chi ha alle spalle qualche sogno  infranto come bottiglie rotte, ed i cocci di vetro fanno da barriera contro altre disillusioni, e di chi protegge con cura i sogni rimasti intatti. Una ragazza che comprende ogni tua parola abbracciata così com’è alla sua nota che un’altra non gliela darei. Una ragazza felice di ritrovarsi nelle tue parole, felice di ricondurti al suo piccolo mondo. Sarà che nelle tue canzoni ci sono cresciuta, e con esse ci ho avvolto giornate intere e gli anni son passati sulle copertine dei tuoi dischi, sarà per questo e per altro ancora che mi sei familiare come il quotidiano vivere. Ascolto adesso “Non lasciarmi andare via” e so di cosa parli, so cosa vuoi dire quando tutto ciò di cui abbiamo bisogno è di chi non ci lasci andare via perché lo stiamo facendo noi, è capitato a tutti  quando abbiamo smesso di raccontarci e di farci raccontare favole e tutto il nostro essere ci è sembrato improvvisamente pesante ed insopportabile, ed allora per lo meno ci siamo sentiti avviliti e fiacchi.  Ed il tempo, il tempo che ci scorre addosso e ci parla, ci ascolta perfino perché sa che qualcosa poi si aggiusta, si accomoda il tempo nella nostra vita e fa ciò che vuole come un ospite,invitato da altri per noi, venuto a trovarci che non si sa quando ripartirà. E’ un ospite da tenersi buono il tempo che quello come niente fugge lasciando segni profondi come i solchi dell’aratro nel campo o lievi come fa il vapore su un vetro che ci stupiamo di noi perché nonostante tutto riusciamo ad essere gli stessi  seppure cambiando ogni volta.  Ed io vorrei come te “guardare più lontano…”e farlo prima che lontano diventi “un tempo spaventosamente breve…” ma che ci fa se riesco solo a guardare ad oggi e tutt’al più ad un domani vicino? L’importante è farlo credendoci, che di giorno in giorno si può cucire un tempo spaventosamente grande eh prof?…
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:55 | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(Popup)
nel vento:i musicanti
lunedì, 17 dicembre 2007

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raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:53 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:play
sabato, 15 dicembre 2007
Alzo gli occhi dal libro per osservare mio figlio chino sui compiti, mi colpisce l’aria assorta che ha mentre con la mano destra tiene sospesa la penna sul quaderno a quadretti.
“Che fai?” gli chiedo.
“Geometria, un problema un po’ complicato.”
“Ti serve una mano?”
So che la domanda potrebbe suscitare la sua ilarità, visto che è nota la mia ritrosia ad apprendere qualsiasi nozione che abbia a che fare con la matematica. Meno noto è il fatto che di geometria alla scuola media me la cavavo molto bene. I miei compiti in classe sulla materia riportavano quasi sempre lo stesso conciso giudizio della mia professoressa: il procedimento è esatto; tranne quella volta in cui il mio già florido orgoglio, unito ad una smisurata cocciutaggine, interruppe questa bella tradizione. Il complesso compito in classe aveva per protagonisti un prisma ed una piramide ma io ebbi ben chiaro il procedimento con il minimo sforzo. Senonchè mi si parò davanti quello che si dimostrò uno scoglio insuperabile. Alcuni dati si sarebbero dovuti ricavare da altrettante equazioni, cosa che non mi riuscì di fare anche dopo svariati tentativi. Il tempo passava ed il mio nervosismo aumentava. Quando la professoressa se ne accorse mi disse di utilizzare le soluzioni previste in calce al problema e di andare avanti col compito tralasciando le equazioni. Quell’aiuto mi sarebbe comunque costato qualche voto in meno. Beh, rifiutai l’aiuto e consegnai il foglio in bianco, meritandomi un negativo “non ha eseguito il compito”. Altro che premio per aver mantenuto alto il mio amor proprio. Col tempo ho imparato a mitigare ed a gestire l’orgoglio, sulla cocciutaggine ehm… ci devo ancora lavorare. E ne ho conosciute di persone che hanno sepolto nell'orgoglio un “ho bisogno di te”, piuttosto che un “ho sbagliato, scusami”… e sentimenti, emozioni, tutto nascosto e mortificato. Persone incuranti del fatto che l’orgoglio troppo spesso non paga e quando lo fa usa moneta falsa, perché è falsa ed effimera la gratificazione che regala. “Provo da solo mamma, ma… se non riesco mi aiuti tu.”   
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 19:59 | Permalink | commenti (4) | commenti (4)(Popup)
nel vento:rewind, lessico familiare, vitamea
mercoledì, 12 dicembre 2007
“Carissima zia…”
La busta che conteneva la lettera con questo incipit, l’ho intravista nella mia cassetta della posta mentre sbirciavo attraverso i fori per capire cosa ci fosse oltre alle bollette. Il mittente era una delle nipoti del mio ex marito e la cosa mi ha sorpreso non poco. Ho letto col sorriso sulle labbra le parole di Valeria, liberate attraverso una grafia ordinata e tondeggiante, ed ho pensato che doveva essere diventata una dolce e determinata ragazza oltre che bella. Non ci vediamo e non ci sentiamo da tempo come avviene nei casi in cui una coppia si separa e così facendo, dirada dapprima e sospende dopo i contatti con gli altri familiari, perché in fondo non ci si separa quasi mai solo dal coniuge, ma da un mondo di affetti irrimediabilmente scalfito anche se involontariamente. Ho tenuto a lungo la lettera tra le mani assaporando la sensazione di buono che emanava come fa il pane appena sfornato. Valeria è come se avesse ripreso un discorso lasciato in sospeso chissà quando e mi ha parlato di lei, delle sue speranze, confidandosi con me come se nulla e nessuno ci avesse mai veramente interrotto. L’ho immaginata scrivere seduta accanto al camino, come lei ha detto di aver fatto, e l’ho vista col capo chino farsi a tratti un po’ pensosa. Mi ha ricordato una citazione di Seneca che le avevo inviato qualche anno fa, quando a tredici anni sembrava più matura per la sua età: “ci vuole una vita intera per imparare a vivere”. Adesso, ha scritto, ha capito il significato di quella frase, mentre io ora so per certo che non basta una vita intera per imparare a vivere ma ciò che conta è sapere di aver fatto del proprio meglio per trarre dai nostri errori un’altra lezione. Stamattina ho risposto alla lettera, mi sono seduta davanti ad un foglio bianco, ho preso la penna ed ho iniziato “Valeria cara…”
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 13:50 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:lessico familiare
giovedì, 06 dicembre 2007
Leggevo ieri questa frase di Simon Bolivar “L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte” e se l’ha detta lui un fondo di verità ci deve essere ma io sono distratta perché avendola imparata da tempo non so proprio dove l’ho messa oggi vorrei uccidere la noia ma temo le conseguenze mi condannerà il tribunale della lettura o della televisione? Pare che il mio tecnico faccia una cosa sola alla settimana e sembra che stia tenendo il pc in ostaggio la cosa sta diventando un tormentone voi come state? Vi immagino come dicono i sondaggi in TV in preda al solito dilemma del periodo albero o presepe? Un tempo li facevo entrambi poi con la separazione ho dato il presepe al mio ex marito preferendo l’albero mica per le palle è un fatto di proporzioni mi piace l’effetto piramidale dell’abete finto la cosa divertente è il passaggio repentino dalla cura iniziale con cui l’addobbo alla casualità sbrigativa con cui vi attacco gli ultimi ninnoli più di una volta ho comprato un vero abete e devo dire che faceva tutto un altro effetto anche se perdeva tutti gli aghi come un gatto il pelo profumava perfino tutta la casa ma l’idea di un gigantesco Arbre Magic in salotto mi metteva tristezza dove vanno a finire questi abeti dopo l’Epifania? Il loro malinconico destino così via a quello finto che non so come ma perde anche lui gli aghi e che finite le feste ripongo in soffitta almeno lui un’altra chance l’avrà. A quale categoria di persone appartenete? Siete del partito del panettone o del pandoro? Perché pare che ci siano delle differenze ci si son messi eminenti cervelli per dimostrarlo io amo il pandoro classico senza niente perché le salsine mi piace farle da me se qualcuno mi mette davanti una fetta di panettone dovrà godersi lo spettacolo di me che col ditino elimino uva passa e canditi e devo dire che non è una gran bella cosa alla fine del panettone non resta nulla ma un triste ammasso di frutta secca nel piatto con dei residui di dolce attaccati addosso vi auguro buona giornata e grazie sempre per i vostri pensieri a questo punto non vedo l’ora davvero di tornare ad imperversare sui vostri blog.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:59 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:pensieri