nel vento:pensieri, pause
Tra poche ore questo ammasso di sofisticata ferraglia verrà disconnesso dal mondo per andare incontro al suo destino … ecco un modo come un altro per dire che il computer andrà dal tecnico per una seria revisione e dunque mi assenterò dal blog per circa una settimana. In assenza del pc cercherò di utilizzare al meglio il tempo che di solito gli dedico; non ho progetti imminenti salvo continuare a leggere il bellissimo libro di Grossman “Che tu sia per me il coltello” e magari potrei anche rispolverare il mio vecchio hobby del punto croce.
Che c’è? E’ rilassante fare il punto croce…
In caso di una eventuale crisi mistica mi riservo di scrivere con tanto di carta e penna come facevo prima che la tastiera disabilitasse quasi del tutto la scrittura amanuense. Devo dire però che la mia grafia da allora non è né peggiorata né migliorata, è diventata più veloce ma ha sempre quel carattere di disinvoltura su cui il mio prof di Greco e Latino al Ginnasio trovava da ridire. Ovviamente penserò tanto, rifletterò,mi arrovellerò su qualcosa di sicuro, io lo trovo sempre qualcosa con cui mettere alla prova quei pochi neuroni che ho...
Le pause servono a questo e, anche quelle inaspettate o inopportune possono talvolta avere dei risvolti piacevoli.
Vi lascio da ascoltare The autumn leaves cantata da Natalie Cole, anche se io preferisco la versione di Eva Cassidy che aveva nella voce una punta di dolcezza in più, il che non guasta mai.
Vi abbraccio, a presto.
Spleen
Taciuto è il domani
nascosto nel silenzio
del biancospino
e, protetta di foglie,
ogni inquietudine
resiste alla nebbia
che si diffonde
da un pigro calendario.
Conquista novembre
questa sottile pioggia
e a lei fa il verso
la memoria di un aspro poema
dove è concessa
la resa al condottiero
e dove io infine
riesco a
immaginare la mia tregua.
Giornata di nuvole viandanti e vento, e sto un po’ sulle mie, defilata, che a questo novembre non voglio dare troppa confidenza: aspetto che finisca, punto.
Giornata di melagrane aperte e mangiate con gusto, chicchi dopo chicchi rubicondi e succosi che a Lorys ne ho conservati un po’così li trova quando esce da scuola.
Giornata ancora mite prima che il freddo vero arrivi eppure tipica di questo undicesimo mese che ad un altro non gliela daresti una così, manco a gennaio.
Ah, un bel libro da leggere ed iniziato da un po’ distoglie la mia attenzione dalla finestra, dalle colline verdi che vedo macchiate di giallo e ruggine attraverso i vetri tersi.
Cadono foglie intorno e osservo voli di uccelli raccogliersi e muoversi ondeggianti per andare altrove, via da qui comunque. Li seguo finché non scompaiono all'orizzonte.
Nulla di rilevante, solo una giornata così, di nuvole viandanti e vento.
Caro diario,
ieri ho avuto una bella giornata piena caratterizzata da un aspetto che mi è congeniale: l’ascolto. Sì è vero sono una gran chiacchierona, anche se mai a vanvera s’intende, ma amo allo stesso modo,se non di più, ascoltare gli altri. Per farsi prestare attenzione da me poi non ci vuole molto, oltre ad avere qualche argomento valido seppur semplice, basta essere chiari. Nella vita di tutti i giorni detesto le persone sibilline, quelle che si ostinano a sottopormi non argomenti ma rebus, nella vita di tutti i giorni lascio le mie amate metafore poetiche in un cantuccio preferendo loro la praticità, la linearità di pensiero che conduce alla mèta senza che la mente debba prendere vicoli e vicoletti o arcane traiettorie. Se guardo invece alle mie scelte di vita non posso che rilevare il fatto che per il mio cammino ho sempre preso sentieri e non strade, anche quando i primi avevano fin dall’inizio una connotazione di grande difficoltà. Sentieri che si sono sempre inerpicati contorcendosi e costringendomi a faticare,facendomi venire il fiatone soprattutto nei punti dove non ho avuto sostegno alcuno. Sono stata fortunata quando poi ho visto accanto a me la presenza di qualcuno che, in maniera discreta, mi è stato vicino ed è in quel momento che il sentiero è diventato meno pesante da percorrere, anche se non certo meno ripido. Ecco, è bastato accennare alla fatica di vivere perché la metafora venisse prepotentemente fuori per sublimarla, per toglierle quella coltre di scomoda quotidianità che la avvolge ma che ci fa conquistare ogni giorno una nuova ricompensa racchiusa nella nostra serenità ed in quella di chi ci affianca.
Ieri sera un piccolo inconveniente ha avuto il merito di regalarmi più di un sorriso. Le pile del telecomando si sono scaricate e non avendone altre in sostituzione sono tornata indietro nel tempo, a quando ero piccola e la tv aveva la manopolina per cambiare gli unici due canali che trasmettevano in bianco e nero. Allora fare lo zapping era alquanto difficoltoso, non solo per la scarsa varietà di canali da guardare, ma anche perché il telecomando umano di turno – di solito mio fratello Mauri o io - spesso non voleva alzarsi e non rispondeva al suggerimento “vidi chi c’è addabbanna”(letteralmente: vedi cosa c’è dall’altra parte).
Anche se i miei mi mandavano spesso a letto dopo Carosello ho una memoria molto fornita di ricordi su programmi televisivi dell’epoca perché non ho mai perso l’occasione di vedere le repliche in seguito, gli spezzoni, i bellissimi pezzi di archivio di una tv che oggi nessuno più è capace di fare. Tra i parenti e gli amici del quartiere noi siamo stati i primi ad avere quella sorta di scatola poco elegante a dire il vero e da noi ci si riuniva per vedere Canzonissima ad esempio. Ricordo una mia già anziana prozia che, in una di queste occasioni, disse con perplessità: “ma ji nun lu sacciu, comu ci stannu tutti sti cristiani ddocu dintra?” (ma io non so, come fanno a starci tutte queste persone là dentro?). Devo dire che sarebbe stato alquanto complicato farglielo capire per chi avesse voluto cimentarsi nella spiegazione.
E così ieri sera, orfani del telecomando, ho detto a Lorys: “vediamo cosa c’è su RaiUno?” e lui: “sì, ma alzati tu."
buon ascolto...
Erano le 17,00 quando ieri ho visto una luminosità particolare trafiggere la porta a vetri del balcone che dà ad ovest. Il sole stava adagiandosi dietro la collina sprigionando una intensa luce arancione ed ho voluto fermare quel momento pieno, tutto mio. Lo scatto è stato rapidissimo ed ho pensato che forse non ero riuscita a fermare l’immagine così da farla venire nitida. Ed invece eccola qui la sfera di luce che ha invaso casa mia un pomeriggio di novembre senza troppe nuvole e con un’aria ancora tiepida da ricordare una di quelle giornate di aprile, quando si sente l’approssimarsi della bella stagione. Non un alito di vento ad accarezzare l’erba e, mute le fronde degli alberi erano avvolte dalla luce dorata come ogni cosa intorno. Silenzio e luce calda: un connubio ideale per un momento magico da dedicare a me stessa, così in piedi e dietro in vetri ho accolto l’invito ed ho lasciato andare un po’ i pensieri per fatti loro. Basta davvero poco a volte perché la mente si possa aprire a nuovi orizzonti e, mentre si scruta la linea più lontana che delimita il cielo,l’importante è non distrarsi dal prossimo pezzo di strada da percorrere. Non è facile, ci vuole un animo da equilibrista, il cipiglio dell’acrobata che cammina sulla corda col bilanciere, ma la fatica è ripagata dalla sensazione di benessere che deriva dalla consapevolezza dell’aver fatto ciò che era giusto per sé stessi e per chi si ama.
È difficile non desiderare la donna d'altri,
dato che quelle di nessuno di solito sono poco attraenti.
- Enzo Biagi -
Come scrisse Saint-Beuve “invecchiare è ancora il solo mezzo che si sia trovato per vivere a lungo”. Ma questa semplice e veritiera affermazione non è presa in considerazione dalle aziende che producono cosmetici di ogni sorta, tant’è che imperversano su giornali e televisioni lanciando messaggi pubblicitari al limite dell’assurdo. Nessuno di loro ha l’elisir di lunga vita s’intende ma, poiché la più visibile espressione dell’invecchiamento è la ruga, viene data, più o meno efficacemente, la caccia ad essa come un tempo si faceva con le streghe, dando anche l’incauta percezione di far corrispondere il lifting ad una maggiore durata della vita. Per un prodotto che fa miracoli contro i tre segni dell’invecchiamento allora ce n’è uno che di segni ne combatte sette: trovare un minimo accordo no? Fortuna che ci pensa chi declama che con quel particolare prodotto “è vietato invecchiare”, una trovata paradossale che dimostra quanto la pubblicità in questo settore sia eccessivamente ottimista. Eppure il mercato delle creme anti età riceve la risposta di moltissimi consumatori, tutti alla ricerca di una pelle più liscia perché, se è vero che non tutti si possono permettere un lifting chirurgico o il botulino, è pur vero che una crema che promette quasi sempre un’illusione può essere alla portata di chiunque, ed allora perché non provarci? Ma sarebbe più utile chiederci “perché non tenerci le rughe?” Ognuno di noi invecchia in maniera personale, chi ha qualche ruga a trent’anni chi a cinquanta ancora non ha neanche quelle cosiddette “d’espressione”, perché lo stile di vita e la genetica sono i due fattori che determinano la nostra reazione al passare del tempo. Ho letto che una fumatrice ad esempio mette ai lati della bocca le rughe tipiche dovute ai movimenti per tirare la sigaretta, per cui è inutile che cerchi di porvi rimedio con una crema se di contro continua a fumare. Alla lotta estenuante contro le rughe non si sottraggono gli uomini che sempre più numerosi accorrono dall’estetista in preda al furore,poco mistico in verità, dell’apparire lisci e glabri! Bleah!
Ma poi cos’è una ruga se non una piccola pietra miliare della nostra vita, un momento segnato, un sorriso mancato o la piega di un pensiero, la carezza che l’esperienza fa al nostro viso per ricordarci di lei? Cos’è se non l’unica ineluttabile verità a cui va incontro l’essere umano nascendo ed a cui non può realmente sottrarsi? Conviene accettarle le rughe visto che tra i rappresentanti del tempo che passa sono i più piccoli e vanesi.