martedì, 31 luglio 2007
“Mamma ho paura…” Il messaggio di Lorys comparso sul display del telefonino domenica sera mi  ha gettato nello sconforto più totale.  Già un anno fa durante le sue vacanze è venuto a mancare il nonno paterno, proprio mentre si trovava da lui con il papà, adesso è stata la volta della nonna. Un anno fa la cosa fu improvvisa mentre in questi giorni Lorys ha conosciuto l’ansia, l’angoscia dell’attesa dopo il malore per il quale la nonna è stata ricoverata d’urgenza in ospedale: quell’avvicinarsi al peggio col contagocce, quel sentire il parente di turno sottolineare la ripetuta coincidenza,lo stillicidio di discorsi sempre uguali.  Ho parlato col mio ex marito dicendogli di tranquillizzare nostro figlio, pur comprendendo la situazione,  gli ho chiesto “per  favore” e la voce già si spegneva in gola. Se avessi potuto sarei volata a prenderlo per portarlo a casa, al sicuro. Il non potere però mi ha permesso di non delegittimare il ruolo del papà: Lorys è al sicuro anche con lui e poi, come ha detto la mia amica Michela, i figli devono imparare che la mamma non può sempre esserci.  Lucidamente è qualcosa di cui sono convinta anche io, ma è bastato un messaggio affinché questa convinzione crollasse miseramente, perché di fronte ad una richiesta di aiuto simile avvenuta  dalla distanza di mille chilometri il senso di impotenza si impadronisce di ogni anfratto del cervello e fa stringere il cuore. La richiesta di Lorys è stata chiara: voleva  una spiegazione logica, voleva sentire che le coincidenze possono essere decifrate con la razionalità. Quando era piccolo ed una caduta gli procurava un livido o una sbucciatura nulla era più taumaturgico di un bacio e di un  “non è nulla passerà presto…” Quando un temporale lo turbava con i tuoni correva a sedersi in braccio a me e mi chiedeva da dove arrivasse quel rumore, perché c’erano i fulmini: il poter avere una risposta plausibile e logica lo calmava. Una sera, avrà avuto quattro anni, durante un temporale particolarmente intenso, provai a trasformare la sua paura in… poesia, coinvolgendolo e chiedendo a lui di inventarla. Ne venne fuori una poesiola con questo incipit “nuvoletta, nuvoletta, cosa fai sopra il mio tetto?...”
Stamattina ha chiamato molto presto il mio ragazzino dicendo che tutto era finito e che la nonna era spirata ieri sera. Il suo tono di voce era triste ma sereno, o almeno quest’ultimo  vi ho colto dalla pacatezza con cui parlava, ma già da ieri mattina l’avevo sentito più tranquillo grazie al lavoro sinergico da parte mia e del papà. Sa che non assisterà a nulla se non si sente di farlo, sa che non deve tenere dentro le sue preoccupazioni, sa che questo momento ha una spiegazione e che la tristezza è fisiologica e piano piano si stempererà. Io so che sta crescendo, anche se spero che non perda  quella piccola convinzione che un bacio sulla parte dolente sia inspiegabilmente taumaturgico. 
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:19 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:lessico familiare, vitamea
sabato, 28 luglio 2007
La suggestiva canzone che vaga per  Isola Emersa è l'adattamento fatto dagli Agricantus di una poesia di un autore siciliano a me molto caro, del quale ho proposto lo studio nelle scuole della mia regione col progetto L.I.R.e S.



Sto arrivando 0 - I am coming 0

Ritornu  di notti

Dormi tutta la virdi campagna,
dormi  tutta; la luna abbianchia
supra l’acqua chi luci e ‘un si senti;
bianca, muta, diserta è la via.

Comu biancu prisepiu lu viu,
lu paisi chi dormi dda susu;
e comu occhi di fati binigni,
quantu  stiddi chi guardanu  jusu.

Tuttu è biancu: canusciu li chiesi,
lu casteddu tagghiatu ‘ntra un’ala;
e lu tettu, chi certu m’aspetta,
iu  l’abissu ‘ntra mura e canala.

Eccu un lumi: mi sata lu cori;
eccu un lumi chi trema dda ‘nfunnu,
nun si movi, ma trema russignu,
comu un occhiu spirdutu a lu munnu.

Oh! Misteru, chi si ‘ntra la notti,
‘ntra lu sonnu chi è comu la morti!
Un fatali sigretu ammucciatu
pari  fussi  darreri li porti!

A mia pari ca tuttu suspira;
pari a mia ca fa un gestu ogni rama;
ca quarcunu, darré la finestra,
pissi, pissi, adaciddu mi  chiama.

- Vito Mercadante -

Con questa splendida sonorità che accompagna il vostro approdo su Isola vi auguro una buona fine della settimana.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:30 | Permalink | commenti (4) | commenti (4)(Popup)
nel vento:selecti flores, i musicanti
venerdì, 27 luglio 2007
Ieri nel giro di poche ore ho ricevuto:
tre sms senza parole da parte della bimba di 3 anni e mezzo della mia amica Claudia;
una telefonata sul fisso da parte di una cuginetta di 6 anni di mio figlio;
una chiamata sul cellulare da parte della bimba di 13 mesi di un’altra mia amica.
Io capisco che sono sempre in cima alla rubrica di  amici e parenti.
Ma non costa nulla evitare che i pargoli giochino con i cellulari, mentre costa evidentemente il contrario.
Costa anche la distrazione degli adulti.
Sono tante le occasioni in cui sono stata chiamata al cellulare sì, ma non dai proprietari dell’oggetto di comunicazione in questione.  Spesso difatti  mi hanno telefonato le loro tasche dei pantaloni o le  borse.
Mio fratello Mauri un giorno sentiva una voce ovattata  provenire da chissà dove : “Mauri, Mauriiiiiiiiii…" Dopo aver realizzato  di non essere Giovanna D’Arco e di non avere la casa infestata dai fantasmi  la trovò provenire dal piccolo  ammasso tecnologico  che teneva nella tasca dei  jeans. Santo Dio stavo soffocando lì dentro,e che caspita!
Meno stretti , ma sempre a disagio, si stava nella borsa di Claudia che lei evidentemente aveva poggiato sul tavolo della cucina con un certo vigore, quella si risentì e si vendicò chiamandomi  al telefono fisso.  Lì non capii subito chi ci fosse dall’altro lato della cornetta, dopo aver detto una decina di volte “pronto?” ed aver capito che non si trattava di uno scherzo rimasi in ascolto un po’ prima di chiudere.
Alcuni giorni fa ho trovato in segreteria un messaggio del mio ex marito: più di 40 minuti di rumori di fondo mentre era al lavoro col collega. E questi sono soltanto alcuni episodi.  
 Ma pensate se in una di queste occasioni mi fossi che so,in maniera così casuale ed innocente, trovata ad ascoltare conversazioni private,carpendo segreti di famiglia, strategie professionali,   o a sorprendere qualcuno parlar male di qualcun altro…  Finora m’è andata bene, solo fruscii di passi, tv accese, lavabiancheria  in azione, bimbi che giocano o che piagnucolano, e poi mio fratello che ancora lì chiedeva ansioso alla moglie “ma chi mi chiama, chi mi chiama  lo senti anche tu?”



raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:05 | Permalink | commenti (9) | commenti (9)(Popup)
nel vento:play
giovedì, 26 luglio 2007

before dreaming


Quando notte ci viene incontro
tendendo  le suadenti   braccia
docili chiudiamo gli occhi
per  vegliare  sui  bei  sogni stellati.

Ma qualcuno guizza a volte
e  fugge  ingenuo  verso  l’alba
portando via con  sé 
l'impronta  cremisi del nostro cuore...
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:10 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:le mie poesie
martedì, 24 luglio 2007
Qualche sera fa mentre io e Lorys, sul terrazzo, ci accontentavamo  di un venticello tiepido abbiamo sentito,complice il silenzio che la tarda ora di solito impone (non sempre eh?) che il ragazzino di fronte stava avendo, per così dire,un confronto particolare con la madre. Si sentiva nettamente la mano di questa
posarsi sulla pelle del figlio accompagnando il tutto con un imperativo “La devi  smettere!” Cercavo di capire dove colpisse dal suono che emetteva il colpo, non troppo forte,ma di sicuro con il palmo aperto cosicché lo schiocco era bello corposo. Uuuhhmmm… “Sulle braccia” ho pensato “non fa molto male, ma può essere efficace.”  Lorys intanto sgranava gli occhi: “Miiiiiiiiiiiiiiii…” mormorò.
Io: Beh ti stupisci perché non hai mai ricevuto una sberla…
Lorys: In effetti mamma tu sei troppo buona con me.
Io: Già, a parte qualche buffetto in zona sedere quando portavi  il pannolino… Ma io poi tifaccio perfino dei rimproveri di cui tu comprendi bene l’improbabilità a verificarsi… ti do un calcio e ti faccio arrivare alla diga…Ma, ma ti ricordi quando ti ho fatto volare il quaderno di matematica da una parte all’altra della cucina perché non avevi  fatto i problemi?
Lorys: Erano 11 problemi!!! Però a,ma’… io lo so che quando mi rimproveri mi vuoi  ugualmente bene. Anche quando ti arrabbi tanto, lo so. Tu mi fai capire che ho sbagliato ed io poi rifletto  che è davvero come dici tu. E ti chiedo scusa.
Io: Lorys… ti è così difficile chiedermi  scusa?
Lorys: No mamma, non lo è.
Ho sorriso divertita, ma consapevole del regalo che mi ha fatto mio figlio. L’orgoglio nei  rapporti affettivi è stupido, fa male a chi lo prova prima ancora a chi lo subisce. Mai seppellire i sentimenti sotto una coltre di orgoglio, tanti lo fanno, convinti che non si debba dare soddisfazione, forse presi anche da un certo senso di superiorità per queste cose. Commettono un errore gravissimo. L’orgoglio non paga. E se lo fa, lo fa con moneta falsa.
Io: Allora dimmi un po’… ti mancherò mentre sarai in vacanza con papà?
Lorys: Ma si certo … mi spiace un po’ perché ti lascio sola…
Io: Questo vuol dire che quando ti sposerai  avrò una stanza da voi e la tua bimba la chiamerai Adelaide?
Lorys: Maaaaaaaaaaaaammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…


raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:11 | Permalink | commenti (18) | commenti (18)(Popup)
nel vento:vitamea
venerdì, 20 luglio 2007

Buona giornata

 

Butterflies in Summer

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:31 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:
mercoledì, 18 luglio 2007
Nei nove anni  in cui ho vissuto nei pressi di Palermo, in estate ho frequentato le spiagge libere di alcuni comuni della  costa nord – occidentale della Sicilia. Oddio, forse dire libere è dire troppo. L’accesso a queste era quanto di  più angusto i cinici proprietari di ville, regolarmente condonate dall’iniziale peccato di abusivismo, potessero elargire ai miseri popolani in cerca di una vacanza mordi e fuggi. Usufruivamo di un corridoio tra due muri, all’entrata del quale un paletto in ferro impediva  l’ingresso a chi volesse incautamente avventurarsi  con un ciclomotore,  e lo  rendeva estenuante  a chiunque si presentasse con il minimo indispensabile per stare in spiaggia (una volta raggiunta eh?): uno zainetto con i teli e l’ombrellone già costituivano una bella preoccupazione per gli aspiranti bagnanti. Una volta riusciti a varcare la soglia del corridoio, a seguito di contorsionismo degno del miglior atleta  circense,  ci si incamminava speranzosi  che non accadesse quello che poi immancabilmente si profilava all’orizzonte: il vedere qualcuno provenire dalla parte opposta poteva far cadere nel panico perché uno dei due doveva retrocedere. Ma chi? Dopo numerosi  tentativi di incrociarsi ignorandosi, durante i quali neanche risucchiandosi  il ventre e camminando appiccicati al muro come gechi,  si riusciva ad avanzare di un millimetro,  il bagnante in uscita poteva decidere di fare qualche passo indietro e lasciare  transitare il bagnante in entrata. O viceversa.  Finalmente si poteva toccare la sabbia coni propri piedi mentre la visione di bambini allegri e vocianti che saltellavano in mezzo a quel  carnaio multicolor dal bianco latte al marrone bruciato, richiamavano l’attenzione dei  nuovi  arrivati. Se non ci si era alzati all’alba per raggiungere la spiaggia quando ancora si poteva scegliere a proprio agio un pezzettino di sabbia, occorreva accontentarsi di ciò che si trovava disposizione, nel  frattempo si cercava di capire se c’era qualcuno che stava lasciando un posto  al sole, un po’ come quando in città si adocchia da lontano  il benefattore che sta lasciando parcheggio. La spiaggia, considerata anche la battigia, era limitata, anche lì i proprietari di cui sopra avevano lasciato lo stretto indispensabile a non ritrovarsi con la pipì di un popolano dentro il soggiorno! Pazienza. Si apriva il proprio ombrellone chiedendo scusa nel caso si metteva il piede sul telo di un vicino,  si stendeva  il proprio che risultava sempre più grande dello spazio a disposizione, e poi ci si accingeva a passare una bella giornata al mare.  Quest’ultimo aveva una temperatura da brodaglia rispetto alla fresca, quando non gelida, onda della zona di Sciacca: la prima volta in cui rimisi piede nel mare della cittadina saccense dopo tanti anni ebbi l’impressione che mi si stesse surgelando il sangue nelle vene...
to be continued...
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:49 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:vitamea
martedì, 17 luglio 2007
La finestra socchiusa che lascia entrare una leggera e fresca brezza serale mi lascia pregustare una notte allietata da un sonno ristoratore e benefico. Sorrido mentre poggio la testa sul cuscino e sento che il corpo trova il suo primo sollievo proprio nel prendere contatto con le lenzuola profumate. Sto un po’ ad occhi aperti  nella penombra, mi piace sempre farlo quando il sonno non mi prende subito con sé, è piacevole liberarsi  dai pensieri  delle incombenze e dei problemi quotidiani per  lasciare andare la mente ad altro,  qualche idea da mettere per iscritto piuttosto che  un’amica da chiamare l’indomani  magari.  Qualcosa di leggero che mi accompagni dolcemente fino al sonno e… screeeeeeeeeecchhh… come?
Giro il capo verso la mia sveglia le cui lancette luminescenti  sovrastano la scritta “ Limits made to be broken”  e vedo che è quasi mezzanotte. Il  cicaleccio fastidioso di un gruppo di vicini di casa seduti fuori a chiacchierare ha colpito nel segno ed un'altrettanto vicina  che ha osato mettersi a letto prima che loro avessero finito è uscita per lamentarsi: “Ma parlati cchiù pianu no?” “Ma va’ curcati cchiù tardu…” “Ji è dormiri  ora!” Dalla casa di fronte intanto un ragazzino urla: “Maaaaaaaaa’… maaaaaaaaaaaaaaaa… pirchì ti nni isti… cretina!” Perfino il rubinetto dal quale esce l’acqua nella vasca per il suo bagno sembra avere il megafono… fortuna che arriva il padre. “Chi gridi ca li cristiani dorminu?” urla chiaramente, così il figlio capisce chi è che comanda in quella casa: “E chi mi nni futti!” C’è qualcosa che non mi torna. Interviene la madre per fortuna (si lo so, l’ho detto anche prima e non ha fatto effetto speriamo vada meglio  ora…): “Nun pozzu fari tutti cosi ji! Ma chi vuliti di mia? Bona l’acqua è.” Una breve pausa, uno  spot silenzioso mi suggerisce di cambiare posizione nel frattempo e di cercare l’inizio di quel dormire  che ormai anelo, i miei occhi boccheggiano, vogliono respirare ore di sonno caspita. “Maaaaaaaaaaaaaaaaa’… maaaaaaaaaaa’… pirchì nun veni?” Ritorna il padre: “Nesci di ddocu… nesci ti dissi! Nesciiiiiiiii!!”  Silenzio.  Silenzio? Ma non manca qualcuno?  Ah ecco. Il pianto del  figlio più piccolo avvolge la mia camera e mi fa scurire in volto (non potete vederlo perché è buio no?) Il padre: “Falla!” Il piccolo: “Nun mi scappaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa… nun mi  scappaaaaaaaaaaaaaaaaaa…” Immagino questo bambino in piedi davanti al water che sembra guardarlo pietoso, mentre i suoi sforzi non portano al classico svuotamento vescicale prima di andare a letto. “Uaaaaaaaaaaaaaaa… uuuuuuuuààààààààààààààààà (ma come cacchio piange?) nun mi scappaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…” Potrei chiudere la finestra per  smorzare la quantità di decibel che trafiggono il mio udito, ma non vedo perché privarmi di un fresco così piacevole che è per me salutare,  così penso che da stasera non mi farò cogliere impreparata:  fornirò il mio comodino di pop corn e bibite.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 11:11 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:tra il serio e laceto
lunedì, 16 luglio 2007

Non avere coraggio solo per sapere, usane un po' anche per non capire.

(Alessandro Bergonzoni)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 21:10 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:selecti flores
sabato, 14 luglio 2007

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Silenzio,
nessun rumore.
Non svegliate
la ragazza che dorme
tra i suoi biondi sogni
E’ passato un angelo
ad accarezzarvi  il cuore
ma troppo presto
è fuggito leggero
chiudendo gli  occhi
alla luce accecante del sole.
Nessun rumore,
fate piano ogni cosa,
non svegliate
la ragazza che dorme.

(A   Roberta)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:55 | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(Popup)
nel vento:pause