sabato, 30 giugno 2007
Sono nata a casa dei miei genitori, sul loro talamo, tirata fuori dalle mani cavatappi della “mammana”. Una casa a due piani con la zona notte al primo,contrariamente a quanto si costruisce di solito, ma da queste parti  quasi nessuno si  privava un tempo del  terrazzo adiacente alla cucina. La mia infanzia, e del resto la mia vita fino ai 23 anni, è stata scandita dal ritmo con cui andavo via via salendo e scendendo le scale: dapprima un incerto passo dietro l’altro fino a poggiare entrambi  i piedi su ogni gradino prima di procedere oltre, fino a salire tre scalini per volta ed  a  saltarne anche quattro  scendendo. Il corrimano è stato protagonista a sé di belle scivolate quasi sempre facendo a  gara con mio fratello Mauri. Quando giocavo con le mie amiche le rampe diventavano le case delle bambole, debitamente “arredate” all’uopo ma, giochi a parte,le scale di casa mia sono state testimoni di piccole e grandi tragicommedie mie e dei miei fratelli. Mia sorella minore, sfuggita all’attenzione di mia madre, si procurò solo un bernoccolo in fronte pensando bene di sperimentare la discesa di una rampa con il girello. La maggiore ricorderà per sempre il suo rientro a casa dopo la non ammissione agli esami di maturità, lo ricordiamo tutti in effetti,pure l’intonaco di casa se lo ricorda: mio padre l’aspettava dietro la scrivania e,mentre lei saliva mesta mesta  arrivandogli a tiro, prendeva i suoi quasi intonsi libri scolastici dalla libreria dietro di sé e glieli lanciava contro. Nulla di che, non era per farle male, anzi penso proprio che non l’abbia beccata nemmeno una volta ahimé, solo sfiorata.  Il più grande dei miei due fratelli cercò di cavarsela alla grande alla domanda “Cos’hai dentro la mano?” gettando quella che sarebbe dovuta essere la prima sigaretta della sua vita, tolta da un pacchetto di mio padre, nella stretta tromba delle scale giù dal secondo piano. La poverina atterrò bianca e stropicciata direttamente sul pianerottolo sotto rivelandosi  in tutta la sua peccaminosa lusinga. Squillò parecchio quel giorno,non la tromba delle scale, mio fratello. Poi c’erano le litigate correndo su e giù  tentando di sfuggire dalle grinfie dell’arrabbiato di turno al suono di epiteti  più o meno ripetibili, dai classici a quelli espressamente creati su misura  da noi stessi. E poi quell’immagine che rimarrà più di ogni altra nella mia memoria, coccolata dai sorrisi che sempre mi procura. Ero piccola, avrò avuto cinque anni, salivo le scale  ridendo mentre mio padre dietro di me procedeva alla maniera di Charlot, facendo anche finta di inciampare ed imitando tutte le sue smorfie.  Già.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 18:26 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:lessico familiare, vitamea
domenica, 24 giugno 2007

nero 

 

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raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:23 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:i musicanti
sabato, 23 giugno 2007

octoberanddragonfly

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nel vento:play
giovedì, 21 giugno 2007
Chi  viene a casa mia e suona al citofono può sentirsi chiedere: “Chi non è?” La prima volta che mio figlio l’ha sperimentato con me mi ha lasciato un attimo perplessa, so bene quanto l’ironia rompa facilmente gli schemi ma evidentemente questa preparazione può anche non bastare. Che Lorys abbia un personale non comune sense of humour e che molto lo abbia assorbito è stato sempre fin chiaro a tutti, se a questo si unisce la tipica comicità involontaria dei bambini, con cui soprattutto ci spalancano le porte su piccole e grandi verità, allora si capisce che il mix più o meno esplosivo è fatto. I bambini sono buffi però  finché non dicono una verità scomoda allora diventano impertinenti. Come dimenticare quel compito in terza elementare in cui , dovendo descrivere una persona, scrisse ad un certo punto … “la maestra B. quando grida apre la bocca come una rana …” e la maestra in questione era quella che poi ha corretto il compito.
Quest’anno invece gli si chiedeva di descrivere il tragitto per andare a scuola, ed ecco che … “ passo davanti al bar dove sono sempre tutti ubriachi.” All’età di sette anni invece,invitato da due parenti avanti con l’età ad andarle a trovare ogni volta che voleva, lui rispose senza scomporsi  più di tanto: “Che ci vengo a fare qui? siete tutte vecchie … “ Col tempo ho notato che impara a dosare da solo il suo umorismo ironico e, cosa non di poco conto, a direzionarlo in modo sempre più preciso: nulla di più sprecato e castrante, difatti, di una battuta ad una persona permalosa o che si prende troppo sul serio, meglio rivolgerla a chi sa apprezzarla. Il bersaglio preferito ovviamente sono io e godere di questo privilegio quotidianamente  mi dà di  certo una sferzata di energia,anche perché mi piace ingaggiare con lui la guerra delle battute e mipiace quando ha  la meglio devo dire. So’ soddisfazioni anche queste,no? “Ma’ ti adoro – segue una sapiente  pausa durante la quale io mi accingo a sorridere beata ma … - qualche volta.” Chiedendomi di un esame:  “Lorys non ti preoccupare all’ultimo controllo il dottore ha detto che ho un seno sanissimo… “  E lui ridendo e ammiccando: “senissimo… “ Sembra ieri che sia iniziata la scuola, ed anche lì nel suo primo compito per parlare delle impressioni del suo primo giorno è stato simpaticissimo: “La scuola media mi da un’ottima impressione. Spero che quest’impressione duri per tutti i tre anni.” Messaggio poco subliminale per i professori … Intanto ieri ho ritirato la sua pagella, bellissima, una valutazione finale che m’ha lasciato senza parole…  e senza  battute.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:08 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:lessico familiare
mercoledì, 20 giugno 2007

the labirinth

Si narra ne L’Aleph di Borges di un re di Babilonia e di uno arabo. Il primo per schernire la semplicità del secondo, durante una sua visita, lo fa addentrare in un magnifico e complicatissimo labirinto – con scale, porte ed alti muri – che aveva fatto costruire. Il re arabo, dopo aver vagato confuso fino al crepuscolo, invoca l’aiuto di Allah e così riesce ad uscire ma, pensando già a come ricambiare la cortesia, dice al re di Babilonia che prima o poi spera di fargli conoscere il suo di labirinto. Non passa molto che i due sono in guerra tra loro ed il re arabo, avuta la meglio, cattura il re di Babilonia per condurlo nel suo labirinto dove non ci sono “ scale da salire, né porte da forzare, né faticosi corridoi, né muri che ti vietano il passo.” Detto questo slega il re abbandonandolo nel deserto dove muore di fame e di sete.
...e quelle degli altri...

Pink Corral sand dune..overnight critter tracks

o viceversa.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:46 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:pause
martedì, 19 giugno 2007

Quelli che ignorano hanno paura di ciò che proverebbero se non ignorassero.
(copirait©)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:34 | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(Popup)
nel vento:pensieri, io
martedì, 19 giugno 2007
Nell'orto di mia madre  è fiorito il melograno. Io trovo le sue rosse corolle  incantevoli e molto seducenti, tanto quanto tenere sono le foglie. Mi ricordano l’essenza della femminilità dove la passione incontra la dolcezza e con essa intreccia un  ideale sodalizio. Il melograno fu pianta sacra ad Afrodite ed è il simbolo dell'eros oltre che della fertilità per eccellenza. Il frutto fa bene ad avere l'aspetto coriaceo che ha, visto la dolcezza e la bontà di ciò che protegge.

i bei vermigli in fior...



raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:23 | Permalink | commenti (9) | commenti (9)(Popup)
nel vento:play
lunedì, 18 giugno 2007
:-O
Sto cercando di capire lo slogan di uno spot.
Per un rimmel viene detto che il suo uso provvede ad un  "allungamento telescopico  e districamento microscopico delle ciglia."
Cioè?
Se il districamento è microscopico in realtà vuol dire che è minimo, che  non si vede e che le ciglia restano appiccicate l'una con l'altra? E allora perché usare il rimmel se, senza, le ciglia sono tutte per fatti loro? E poi chi ce l'ha le ciglia così lunghe da aver bisogno di districarle?  Ma se le hai corte e  le allunghi col rimmel telescopico per forza poi si annodano e  i nodi, si sa, vengono tutti al pettine...
(Eh?)
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 14:56 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:play, abbi dubbi
lunedì, 18 giugno 2007

involo

Lorys  è seduto di  fronte a me sul terrazzo e con la mano destra appoggiata al mento legge “L’isola del tesoro” di Stevenson, mentre io sfoglio con svogliatezza “L’isola di Arturo” della Morante.  Lo poggio infine sul  tavolo, animata come sempre da un che di inquieto ed irrequieto che mi porto dentro come un’appendice di un organo; non importa quanto io possa sembrare pigra, perfino indolente, non importa quanto sorriso possa elargire e disseminare in giro, il tumulto dei miei stati d’animo altalenanti è quasi senza sosta, e le tregue sono sempre più preziose. Mi  lascio passare addosso il  fresco vento che si alza il pomeriggio mentre rondini ed altri uccelli portano a compimento il loro indaffaratissimo volteggio facendo la spola dai nidi, manca ancora un po’ prima che svaniscano dalla silenziosa azzurrità del cielo.
Guardo mio figlio: porta i segni  evidenti della varicella che lo ha colpito la settimana scorsa e che ha variato tutti  i programmi fatti; il fastidio procurato dall’esantema non è stato poco, disturbandolo soprattutto di notte, e la forzata permanenza a casa ha fatto il resto aumentando l’insofferenza del mio giovanotto che comunque si è avvalso del suo buon spirito umoristico per combatterla.
La malinconia è la mia personale malattia esantematica, sopravvive alla mia ironia, e viceversa, competono l’una con l’altra, si odiano e si amano;sfugge ad ogni possibilità di comprensione, ad ogni scampolo di raziocinio con cui vorrei spiegarla. Pur avendola accettata da tempo, capita che mi sorprenda, che si materializzi  proprio nel momento in cui  avevo abbassato la guardia, tanto che la mia egida potrebbe trovarsi spiazzata e tardare a sostenermi.  
Considero tuttavia che questa mia compagna di viaggio abbia un senso, che sia significativo il suo  monito, che il suo far la spola tra il mio animo e la mia mente sia un compito che in qualche modo e in un qualche tempo le sia stato assegnato. Tutto a lei si riconduce, e lei da tutto pretende  il suo obolo: dalla gioia, dalla speranza, dalla risata argentina  che la schernisce...
E lei volteggia, indaffaratissima, manca ancora un po’, forse, prima che svanisca  dalla silenziosa azzurrità del mio cielo.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 07:38 | Permalink | commenti (6) | commenti (6)(Popup)
nel vento:pensieri, for me
domenica, 17 giugno 2007

selvatici

 

I fiori selvatici hanno un aspetto fragile
 ed osano sfidare il duro selciato di una scalinata sotto il sole picco
più con la loro ostinazione che con la loro forza.
Trasformano una ferita nel cemento
in un piccolo vivaio colorato.
Sono tenaci e risoluti nella loro leggerezza,
di trasparenze si veste
perfino la loro ombra
che sa piegare la luce alla sua volontà.
©
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:49 | Permalink | commenti (12) | commenti (12)(Popup)
nel vento:pensieri, io fotografo