giovedì, 31 maggio 2007
Con Lorys stiamo seguendo il programma su Rai Uno sulle meteore musicali in Italia. Oh bedda matri, chi eranu misi 'nti la naftalina? Ci nni fussi unu tarmatu! Sandro Giacobbe non ha più occhi ma due fessure attraverso cui la visuale dovrebbe essergli alquanto ridotta, apre la bocca e gli si solleva l'orlo dei pantaloni. Il cantante dei Santo California... torneròòòòòòòòòò... ed è tornato, ma non sa cantare in play back  e apre la bocca in perfetta disarmonia con tutto, perfino con la camicia che la porta. Intanto "My male curiosity" è fantastica. Quello che canta Donna Felicità ha una giacca in lamè dorato che pesa quanto il debito pubblico di un Paese del  Sudamerica secondo me. Mario Tessuto? Mizzica da cognome non è neanche tanto stirato. Eppure la sua faccia ha preso una brutta piega. Ora dico Lee maal, "Never ending story" e va bene, ma un taglio di capelli migliore no? Alla tua età! Bah! Nel lontano 1983 Gazebo non era così alto mi pare. A guardargli la faccia ho l'impressione che si sia tirato dalla parte sbagliata! Con "Sciolgo le tre e i cavalli corrono..." Umberto Balsamo districa i neuroni e rende i meandri del cervello lisci e lucidi. Oh mamma!  "Reality"  de Il tempo delle mele, fatemi vedè, fatemi santì. Anche questo al posto degli occhi ha due bottoni, altro che reality qui è tutto un artificity eh! Gianni Pettenati è l'unico che dimostra l'età che ha, ma ha un figlio di 4 anni e mezzo. Mi ricorda una battuta del film Harry ti presento Sally. Lei: "Per voi uomini è diverso. Charlie Chaplin ha fatto figli fino a 80 anni." Lui:"Sì, ma non riusciva a tenerli in braccio."  "Feelings" mi tappala bocca,silenzio. Perdono a Morris di essere stato ad un reality show.  Oooohhhhhhhhhhh... filingssssssssss e dopo LOVE IS IN THE AIR!!! Che scorpacciata! Ma Lorys mormora "cammina in una valleverde"... mannaggia alla pubblicità. Carina anche "Scrivimi" canzone più recente. Ecco,Nino Buonocore sì che è un uomo ch enon mette la tuta d'amiantoprima di avvicinarsi ad un caminetto acceso e non ome i suoi predecessori. Kim Carnes? Una voce roca femminile così bella non è mai esistita a parer mio, e la canzone "Bette Davis eyes" è un must. Qualcuno fermi Patrik Hernandez... visto che nessuno ha fermato il suo parrucchiere! Ha una marmotta in testa. Infine Marco Ferradini, il cui successo a suo tempo mi è parso un Teorema. Inspiegabile. Bah, che programma.
 
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 23:46 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:i musicanti
giovedì, 31 maggio 2007

Quando l'ho saputo non ci potevo credere. "Come hai potuto farlo?"- ho gridato a Lorys. Ho sbarrato gli occhi mentre lui cercava di addurre giustificazioni del tipo: " Ma', che ci fa? "  "Come che ci fa? Come che ci fa? Ti rendi conto? A scuola, a scuola!" "Ma'... dai... è stata una volta sola. Non capiterà più." "E ci credo bene io che non capiterà più. Ma dico! Portarsi La Settimana Enigmistica a scuola! E se mi fosse servita?"

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:22 | Permalink | commenti (5) | commenti (5)(Popup)
nel vento:lessico familiare
mercoledì, 30 maggio 2007
Passando per la piazza del mio paese, qualche mattina fa, una tinozza di rigorosa plastica blu ha attirato la mia attenzione. Era posta accanto ad un’auto e quello, che ho ritenuto esserne il proprietario, era seduto su uno sgabello  in attesa che qualcuno acquistasse il contenuto.  I miei occhi, dietro le lenti  scure degli occhiali da sole, si spostarono per osservare velocemente al  mio passaggio le anguille di  fiume in bella mostra adagiate sul fondo della tinozza. Fu un istante e dove non arrivò l’olfatto ci pose rimedio la vista stimolando la mia memoria e riportandomi indietro di un bel  po’ di anni. Mio padre prendeva le anguille al fiume, quando ancora qui si poteva parlare di qualcosa di vagamente   simile a questo, e le portava a casa ancora vive cosicché me ne stavo a guardarle muoversi  nell’acqua di una bacinella, fino a che mia madre non decideva che farle nuotare  nell’olio di frittura, ben avvolte da farina e steccate con una foglia di alloro, fosse ancora meglio.  Cucinate così erano una golosità che a mio padre ,ma non solo a lui, piaceva molto: la leggera copertura dorata, la carne bianca e soda, l’unica ed innocua lisca centrale, la fragranza dell’alloro. Ricordai, insieme al sapore dolce e gustoso dei  tocchetti  della loro polpa calda che passavano dalla padella al piatto, quella volta in cui, sollevandomi dalla posizione china che avevo assunto per fare la mia solita escursione visiva all’interno della bacinella, non notai la finestra aperta proprio sulla mia testa così l’incontro tra lo spigolo alquanto appuntito della prima e la mia estremità capelluta fu, direi, molto confidenziale. Un buchino dolorante  –  i soliti maliziosi direbbero che si trattò di un graffio data la durezza della mia testa - che mia madre scrutò attentamente fino a proferire la consolante frase di rito “chissu nenti è” ,  guardò di sbieco per  tutto il giorno il mondo intero. Intanto ero tornata sui miei passi ed ancora una volta lo sguardo si posò quasi furtivo stavolta sulle anguille rimaste nella tinozza, ho avuto l’impulso di fermarmi  e prenderne almeno una, ma qualcosa mi ha fatto desistere.  Non sarebbe stato lo stesso,non sarebbe stato come quando le portava  a casa mio padre. Ci sono bei ricordi che possono essere ripetuti  ed ogni volta è un piacere o un’emozione,ma ce ne sono altri che devono restare unici  nella nostra memoria, unici e irripetibili, non rinnovabili da gesti che possono inquinarli e che comunque  nulla aggiungerebbero alla  loro bellezza. E questo delle anguille, forse perché legato alla figura di mio padre, è da annoverare tra i ricordi intoccabili. Ho tirato dritto per la mia strada, allora,  portandomi  a casa  un intenso profumo di  buono e, per una frazione di secondo, una piccola fitta in un punto preciso della mia testa.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:00 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:io , vitamea
martedì, 29 maggio 2007

Nenè io lo ricordo appena. Nella mia memoria la sua figura è quasi eterea, un uomo che ritirava i pasti a mezzogiorno davanti al cancello di una casa gentile. I vecchi o anche chi è solo qualche anno più grande di me se ne rammentano meglio sicuramente,mi farò dire,racconterò. Per stasera vi lascio una canzone che gli è stata dedicata da un gruppo del mio paese,"Malavoglia". Voce del mio amico Alberto su testi e musica di un altro amico,Massimo.

Nenè

Nato di colpa già fiera
conosce pietà alla miseria
e ruba di ladro in ladro
il vizio d'essere mazziato.

Ha il lamento di un di' già svanito
sul viso dai solchi scolpito
si leggon le storie più strane
lottate per un pezzo di pane.

Ah! che sangue amaro
sarà giusto esserne avaro
Ah! il peccato
sarà giusto averlo già dato...

Silenzio confessa l'inverno
chiamato da chi vive in eterno
e nasconde appena il sorriso
convinto che sia il paradiso.

Sul letto un raggio di luce
di cani e piccioni le scuse
al sapore d'un sogno temuto
bussando per averlo vissuto.

Ah! che sangue amaro...

Nenè unn'avi chiù tempu
e lassa sula la luna
Nenè ci arriva sapennu
ma avi picca furtuna.

(Malavoglia)

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 21:14 | Permalink | commenti (6) | commenti (6)(Popup)
nel vento:i musicanti
martedì, 29 maggio 2007

Ho letto Il Gabbiano Jonathan Livingston e finalmente non dovrò più far finta di conoscerlo, mizzica ne parlavano tutti, mi sentivo un'aliena! Se non hai letto Il gabbiano non sei nessuno...

Ho fatto una buonissima (fidatevi...) confettura di fragole...

Varie rimostranze di un figlio in crescita:
- Ma', non lo voglio quello...ora tu dimmi... un ragazzo (un ragazzo?) che va in giro con l'ombrello con le rose disegnate...
- Sei cocciuta... (chi io?)
- Ma perché... lo devi dire tu? ()

Gap generazionale:
- Stasera vado al cinema...
- Ah, vai a vedere Superman III ?
- Si ma' buonanotte... è Spiderman tre...
-

- Ma'... mi sento in imbarazzo...
- Perché? Sono i Queen... questa è Bohemian Rapsody...trascinante...
- Ma'... scendi dal divano... poi dici che l'ho rotto io...
-

TelePHONade
- Buonasera sono... di Sky... bla bla bla... le nostre offerte... bla bla...
- Senta mi scusi non voglio farle perdere del tempo...non mi interessa al momento...
- Posso chiederle perché?
- Certo... perché sono senza lavoro e Sky è l'ultimo dei miei pensieri... mi spiace.
- ...no spiace a me per lei...buona serata signora.
- Buona serata...
Mi volto verso Lorys:
- Ma' per poco non la facevi piangere...
- Che dici? La richiamo?

... e voi come state?



raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:29 | Permalink | commenti (18) | commenti (18)(Popup)
nel vento:play
giovedì, 24 maggio 2007

Una piccola platea di alunni di scuola media siede di fronte a me, ad un altro autore locale e ai professori responsabili del progetto che si conclude con questo incontro. Alcuni dei ragazzi hanno dei fogli in mano e deduco immediatamente che si tratta dei loro elaborati poetici da leggere durante la nostra conversazione. Fortunatamente ho il mio libro in borsa, portato diligentemente nel caso in cui mi si chieda di mettere alla prova la mia memoria recitando una poesia. Guardo alla mia destra due ragazzini che armeggiano con le grandi finestre scorrevoli per aprirle lasciando entrare un benefico refolo d’aria. Uno dei professori ci chiede di presentarci brevemente ma io non ne ho voglia, ricordo soltanto il primo concorso di poesia a cui ho partecipato all’età di dodici anni, e l’insegnante –scomparsa un anno fa- che mi accompagnò a ritirare la mia pergamena. Da questo momento l’incontro procede piacevolmente –salvo le intemperanti interferenze di qualche alunno piuttosto vivace- su due binari paralleli: l’autore in lingua siciliana e l’autrice in lingua italiana, l’attento uso della metrica del primo ed il verso sciolto ma ugualmente musicale ed armonioso della seconda. Le mani alzate dei ragazzi che chiedono di fare una domanda attirano la mia attenzione, e con gli occhi seguo le mani fino a vedere a chi appartengono. Gli alunni sono precisi e abbastanza preparati: a cosa vi ispirate? Le poesie rispecchiano la vostra vita? Cosa provate quando scrivete? Ha mai scritto usando l’acrostico? Il professore di musica, in piedi accanto ad un ragazzino seduto in prima fila, chiede la parola: “Scusate, qui c’è questo alunno che sta da mezz’ora con la mano alzata…”. La mano in questione si abbassa e una voce mi chiede: “Lei usa qualche figura retorica?”. Rispondo così anche a mio figlio. Una ragazza, che per guardare meglio devo spostarmi leggermente, mi chiede quando ho avuto i primi sintomi. La cosa mi diverte e le rispondo che si tratta in effetti di una “malattia” incurabile. Segue la lettura di alcune poesie dei ragazzi, una in particolare mi colpisce molto, quasi mi trafigge con le sue parole non di bambina dodicenne ma di donna delusa e amareggiata che parla di sogni che non esistono più. Gli occhi neri della piccola autrice dicono molto e la sua voce timida spiega che le poesie le servono perché ha capito che sono un modo con cui raccontare se stessa, cosa che non le riesce parlando. Conferma così quanto da sempre io penso: la poesia è libertà, riuscire a tirare fuori dal profondo di noi ciò che altrimenti resterebbe muto, è un gesto liberatorio e di grande aiuto nel rivendicare la nostra identità. Parlando ai ragazzi ho capito ancor di più quanto amore io abbia per i versi, per ciò che hanno rappresentato e continueranno a rappresentare nella mia vita, i miei versi sono portabandiera della mia identità, della mia libertà personale e del mio incontrarmi ogni giorno con me stessa. Sono passate alcune ore e penso sorridendo a questi volti sbarazzini, ai fogli di quaderno imbrattati con la loro scrittura con cui hanno suggellato un piccolo patto con un verso o con una rima e ripenso ad una ragazzina che faceva lo stesso quasi trent’anni fa e non ha mai violato quel patto, che si è rivelato nel tempo molto più forte persino di se stessa.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:37 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:io , vitamea
mercoledì, 23 maggio 2007

Li siciliani nun su’ Capaci di si scurdari nenti
Lu sapissiru onorevoli, deputati e presidenti;
li smemorati lu sapemmo tutti unni stanno
e ogni tantu si fannu vivi, ‘ndovinati quannu?
Ma ji pi ‘na vota mi la vogliu taliari
cu l’occhi mii sta terra mia ‘nzuccarata
bedda comu ‘na fimmina scunsulata
ca vidè li figli ‘ngrati ci tuccà allattari.
Bedda ca parla a lu munnu senza gridari
cu l’arti, la cultura,lu jauru di stu mari
la musica di lu ventu mmezzu l’aranci,
lu cori granni di la genti, la so’ risata quannu nun chianci.
Mi la vogliu taliari quannu lu celu s’annurica
lu stessu celu ca mi vitti nica
e si chiamu Diu e nun m’arrispunni
speru ca armenu fa cosi boni anchi si ji nun sacciu dunni.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:16 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:di terra e di fuoco
lunedì, 21 maggio 2007

Buon inizio settimana!

 aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!sweet!

A presto...

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:27 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:pause
sabato, 19 maggio 2007
Capita, che si abbia voglia d’altro, di qualcosa di normalmente piacevole e di straordinariamente semplice.

Alle volte, chi ha queste voglie finisce per cadere tra le braccia della noia, della sana voglia di gattopardizzarsi e lascia che la vita scorra calda come una candela che silenziosa e buttana brucia il tempo lentamente e senza rumore, consumando quello che gelosamente avevi conservato per un momento che mai poi arrivò (sì, il tempo è sbagliato, ma chi se ne fotte?).

Capita.

E quando capita, è meglio lasciare che il pensiero voli agli amici, alle amiche, alle poetesse e ai poetastri, cani famelici di cieli azzurri e mari verdi di invidia.

Quando il tempo furtivo e ladro ruba il tuo attimo, lascia che il pensiero rivolto ad un amico te lo riporti, silenzioso e cattivo come una cioccolata calda.
raccontato da: MuccoPazzo alle 23:38 | Permalink | commenti (5) | commenti (5)(Popup)
nel vento:
sabato, 19 maggio 2007
Stasera  a cena con mio figlio.
- Ma’ … ma tu che difetti hai?
- Lo sai tu…
- Ah,  te li devo dire io?
- Certo, di solito i nostri difetti  li vedono meglio gli altri per cui tu vedi sicuramente  i miei. Puoi dirmeli non ti preoccupare… mica mi offendo, anzi.
- ….
- ??
- Non mi vengono…
- Non sono una persona perfetta… pensaci…
- Ah, è che quando vuoi fare una cosa la devi  fare per forza…
- Sì, e…?
- E poi che ad esempio… esco per andare a scuola e mi dici che a pranzo fai il pesto e quando torno trovo il passato di verdura…
- Sì, è vero.
- Ma’ mi passi una fetta di pane?
Dopo un po’.
- Capita che cambio idea su ciò che ho  da fare durante la giornata… l’importante è  essere coerenti  nelle cose serie… sebbene anche lì insomma si può cambiare idea a seguito di un’evoluzione in noi, di una diversa presa di coscienza.
- Sì lo so ma’… Aspé… cantiamo insieme Samarcanda?
- ...

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 21:22 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:lessico familiare, i musicanti