
Chi vive in un piccolo paese sa bene cosa accade quando all’orizzonte si profilano le elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale. Il torpore invernale in cui la popolazione felicemente ha sguazzato - ma senza dimenticare di lamentarsi che in questo posto non c’è mai nulla da fare e bla bla bla… - si risveglia più per il grido di un megafono che annuncia il prossimo comizio del candidato che per il canto delle allodole. Il paese si ritrova così in un brulicare di bisbigli, di rumors che intessono trame e conciliaboli vari su chi sostiene chi, e chi invece era prima con chi, mentre si stagliano nette sulle altre le figure dei voltagabbana di turno,e l’opportunità (opportunismo in molti casi) politica produce coalizioni aperte e trasversali. C’è da chiedersi forse come possano parti così diverse coesistere in un unico corpo, perché il rischio è in molti di questi casi di dar vita a simil mostri della mitologia greca.
Intanto nell’avvicinarsi dei giorni fatidici delle elezioni argomenti come il calcio ed il tempo che fa vengono soppiantati dai pronostici sui probabili vincitori: “cu’ acchiana?” (chi sale?) è la domanda a cui tutti, dai 0 ai 99 anni, sperano di dare una risposta che sia poi quella che, in caso di conferma, li porterà a dire a chi l’aveva confutata diversamente, “chi ti diciva?” (che ti avevo detto?).
I candidati a sindaco qui sono due ed entrambi hanno la mia stima, ed oltre tutto la mia situazione è quella di “di ‘na banna mi punci, di ‘na banna mi doli” (lett: un lato punge, un lato mi fa male). Questo però non mi ha impedito lucidamente e senza alcun dubbio (e per una della Bilancia non avere un dubbio è quasi un miracolo degno di un pellegrinaggio a San Paolo Fox!) di decidere a chi dare il mio prezioso ed unico voto.
Da un lato a candidarsi per i DS, spaccati ovviamente, c’è un veterano della politica, G. Panepinto, onorevole all’ARS, era imberbe(se mai lo è stato) quando iniziò a sventolare Bandiera Rossa. E’ stato sindaco per due mandati di seguito negli anni ’90 ed ha lasciato nella gente il rammarico “ah, quannu c’era Giuanni” (ah,quando c’era Giovanni). Sui suoi consiglieri e sugli assessori sono molto perplessa, ma tanto io non ne capisco nulla. L’altro candidato M. Traina è un viso nuovo della politica, un valido avvocato, un ragazzone alto e con tanta voglia di fare, viene dall’UDC ma è sostenuto da una parte dei DS a guida del sindaco uscente. Per i manifesti elettorali e per il loro logo, hanno puntato entrambi su temi cari alle persone e sono usciti dai freddi e scontati parametri della politica. Un nuovo tipo di comunicazione che ha dato vita ad un cuore rosso per Panepinto e ad una casa fatta di matite colorate per Traina. Secondo le ultime stime,rigorosamente raccolte presso i punti nevralgici del paese: bar, piazze, fruttivendoli, supermercati ecc…, i candidati a sindaco hanno le stesse probabilità di farcela, anche se molti ritengono Traina in vantaggio e, per quanto lo pensi anche io, mi è passato per la mente qualche giorno fa l’ipotesi del ballottaggio. Così per parafrasare Shakespeare… “Il mio voto te l’ho dato prima che tu lo chiedessi eppur vorrei ancor da pronunciarlo…”