mercoledì, 28 febbraio 2007

rEseT

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 17:28 | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(Popup)
nel vento:for me
mercoledì, 28 febbraio 2007
Questa donna... eehhmm... si chiama Thea ed ha tra gli 11000 ed i 14000 anni e gli studiosi sono fortunati che lei sia irrimediabilmente morta altrimenti non si sarebbero permessi di rivelarne l'età!

Thea

Thea,o meglio il suo scheletro,  è stato rinvenuto intatto 70 anni fa presso la grotta di San Teodoro ad Acquedolci ed è la più vecchia donna siciliana finora conosciuta. Pare che avesse all'incirca 30 anni quando è morta e che fosse alta m1,65. Insieme a quello di Thea sono stati rinvenuti sei scheletri, di cui quattro maschili, per cui o questa donnina è morta durante qualche festino oppure i suoi genitori erano così arretrati che non la mandavano in giro sola.  E certo che ci sarebbe voluto un bel coraggio ad avvicinarsi a Thea data la sua evidente... poca beltà... però magari per quell'epoca era un tipo, oppure, poiché i canoni di bellezza sono cambiati, poteva anche essere considerata all'epoca una sorta di Miss Clava, che so? Il volto di Thea è stato accuratamente ricostruito attraverso tecniche sofisticate e con l'uso dei materiali che si usano per gli effetti speciali al cinema ed ora fa bella mostro... eehhmmm...bella...uuhhmmm... mostra di sé al Museo Gemmellaro di Palermo.  

 

Fotografia 105


Qui sopra invece una delle eredi a casaccio di Thea 14000 anni dopo; se non ci fosse stato qualche piccolo miglioramento in tutto questo tempo ci sarebbe stato da piangere e di che maledire Darwin e tutte le tartarughe delle Galapagos ( e poi più che le testuggini a me piacciono le sule dalle zampe azzurre...).
Comunque io e Thea abbiamo in comune il colore dei capelli e non solo, a me viene quello sguardo quando cerco la soluzione alla definizione di un cruciverba della Settimana Enigmistica.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:43 | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(Popup)
nel vento:rewind
mercoledì, 28 febbraio 2007

Non più  DiCO,
ma... dicevano.
E  il  Papa che fa politica
esce fuori dal seminario
.

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:14 | Permalink | commenti (3) | commenti (3)(Popup)
nel vento:satyricon
lunedì, 26 febbraio 2007
Qualcuno mi ha detto tempo fa che ognuno di noi ha diritto di cercare di essere felice. Il film che ho visto ieri sera sembra la naturale continuazione di queste parole. “La ricerca delle felicità” è bellissimo, bellissima trama – ispirata ad una storia vera – che dà molto da pensare e riflettere, cosa rarissima che faccia una pellicola di questi tempi, attraverso un modo di raccontare dove le parole arrivano direttamente all’anima ignorando la ragione. D’altronde il personaggio principale si chiede più volte nel corso del film cosa c’entri mai la parola felicità con un documento istituzionale e storico quale la Dichiarazione d’Indipendenza Americana, cosa mai sia venuto in mente a Jefferson per averla inserita per ben due volte in essa. Dall’inizio del film in poi si ha una sensazione strana: ci si aspetta che al protagonista, un bravissimo W. Smith, capiti finalmente un qualcosa che cambi la sua vita, un colpo di fortuna, un incontro magico che gli dia l’opportunità che sta cercando. Mentre tutto ciò che egli vive è solo frutto delle sue scelte,dalle più stupide alle più dolorose, e ciò che egli chiama felicità arriva alla fine del film e non è altro che l’aver ottenuto la possibilità di vivere una vita dignitosa con il figlio. Eppure egli vive dignitosamente perfino la propria disperazione, sa di avere delle capacità, sente di averle ma queste sono state affossate dal pensiero di non aver concluso nulla nella vita e da una compagna che, stanca di quella situazione, gli rinfaccia di non essere felice  e lo lascia,muovendo solo una debole pretesa di portare con sé il figlio prima di andarsene per la sua personale ricerca della felicità.
Chi ha visto il film non ha potuto non avere una certa emozione quando questo padre si rivolge al figlio dicendogli che se ha un sogno lo deve proteggere e deve andare a prenderselo. Ma mi ha colpito molto ciò che egli afferma prima … “non farti dire mai da nessuno che non sai fare una cosa, neanche da me…chi non la sa fare ti dice questo”, così all’incirca. In quel momento mio figlio ed io ci siamo guardati e: “Hai visto?” gli ho chiesto. Lorys sa bene che una cosa del genere io gliela ripeto quotidianamente, mai farsi dire di essere o farsi trattare da incapace.
Il film comunque lascia un certo amaro in bocca per come ne viene fuori la figura materna, credo sia perché per una donna è sempre duro  accettare che ci siano madri che si separano dai figli, ma qui la cronaca va oltre da tempo ed alla fine se ne deve solo prendere atto.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:54 | Permalink | commenti (15) | commenti (15)(Popup)
nel vento:lumière
lunedì, 26 febbraio 2007

Ma, per le pillole di saggezza
si paga il tichet? 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 09:49 | Permalink | commenti (6) | commenti (6)(Popup)
nel vento:abbi dubbi
domenica, 25 febbraio 2007

se616

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:58 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:satyricon
domenica, 25 febbraio 2007
Domenica all'insegna dell'ozio più puro. Sveglia tardi, bagno lungo e rilassante, colazione senza fretta con mio figlio col quale stasera andrò a vedere "La ricerca della felicità" con W. Smith che ha avuto il merito, a suo tempo, di farmi  apprezzare un film come "Indipendence Day", che appartiene ad un genere che a me non è mai piaciuto. Domani è l'inizio di una settimana importante, ma non voglio pensarci oltre. Mi sento un po' così, appena appena in subbuglio,so che devo mettere giù qualche rigo, che so io? Boh? Ieri Lorys tornando da scuola mi ha informata che i genitori di un suo compagno hanno ricevuto l'invito, per cui stasera uscendo rischio di imbattermi in qualche manifesto col mio nome su.  Vorrei sprofondare. Da bambina avevo paura dei fuochi d'artificio, quando se ne presentava l'occasione cercavo protezione in un qualsiasi angolo, una volta arrivai perfino ad accucciarmi sotto una sedia. La sensazione è la stessa. A me piace stare dietro la tastiera, a me piace scrivere e basta. E se mi viene da parlare come Salvatore de Il Nome della Rosa?" o peggio ancora come Cuffaro?  E se mi viene da fare delle battute? Tipo la metafora è un'elegante sega mentale?  
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:39 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:io
sabato, 24 febbraio 2007
“ Certo – disse la volpe – tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”. Ed ancora: “… se tu mi addomestichi la mia vita sarà come illuminata.”(da Il Piccolo Principe)
Così la volpe al Piccolo Principe, ed in queste frasi si potrebbe cogliere quasi l’annullamento della propria personalità, dei propri bisogni e delle proprie esigenze rispetto a quelle di chi amiamo e ci addomestica. “Creare legami…” così poi l’animale spiega al ragazzino il significato del verbo “addomesticare” ma è pur vero che chi viene addomesticato diventa dipendente di chi lo addomestica, quest’ultimo appare ai suoi occhi il punto primario della sua vita e con lui stabilisce un legame esclusivo ed opprimente. La dipendenza affettiva colpisce soprattutto le donne, di solito con un gran vuoto affettivo dentro che si trascinano dall’infanzia, donne che si sentono inadeguate e che cercano in questo tipo di rapporto col partner una soluzione. Donne irrisolte, spesso con una bassa autostima, che vivono nella continua ricerca di far stare bene l’altro, si consumano trascurando sé stesse per dedicarsi completamente al benessere del loro uomo.  Di questo si tratta, ovviamente in maniera accuratamente estesa e scientifica, nel sito www.maldamore.it del dottore Roberto Cavaliere, fondatore e presidente della A.I.L.D.A.R (Associazione Italiana Lotta alle Dipendenze Affettive e Relazionali). Colpisce molto, leggendo le origini del “mal d’amore” e tutto ciò che ne consegue, il fatto che la dipendenza affettiva sia così diffusa e che, chi ne soffre, riesce a perpetuare questo modus amandi nel corso del tempo per cui, finita una relazione, ne instaura un’altra sulla scia della precedente, possibilmente con partner problematici il cui bisogno di essere aiutati sia molto evidente. Queste persone ritengono che l’unico modo per essere amate sia quello di rinunciare a sé stesse, di sacrificare sé stesse per il partner e sono alla ricerca spasmodica della sua approvazione perché sentono di dover dimostrare di meritare il suo amore. Da qui poi la paura dell’abbandono, di un minimo cambiamento per cui, anche quando si insinua in loro il senso di star vivendo qualcosa di sbagliato, continuano a restare imprigionate in un rapporto che nulla ha più dell’amore. La dipendenza affettiva fa da doloroso collante tra due persone molto più dell’amore stesso, perché ad essa è correlata l’angoscia di stare sole, di non farcela a vivere senza di lui. (http://www.maldamore.it/Dipendenza_affettiva.asp)
Voglio ricordare un bellissimo passo tratto dal libro “Undici minuti” di Coelho, è nel proprio diario che la protagonista del romanzo Maria ad un certo punto scrive: “Per tutta la vita ho concepito l’amore come una sorta di schiavitù accettata. E’ una menzogna: la libertà esiste solo quando è presente l’amore. Chi si abbandona totalmente, chi si sente libero, ama al grado estremo… Questa è l’autentica esperienza della libertà: avere la cosa più importante del mondo senza possederla.”
 

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

I'll be okay,  Amanda Marshall

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 19:01 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:play
giovedì, 22 febbraio 2007

andreotti

Toh! un voltagobbana...

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 19:02 | Permalink | commenti (11) | commenti (11)(Popup)
nel vento:cattivaria
giovedì, 22 febbraio 2007

Per molte persone è più facile attribuirsi un merito altrui che un errore proprio.
(a.s.)

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:46 | Permalink | commenti (6) | commenti (6)(Popup)
nel vento:for me