giovedì, 30 novembre 2006

Tramonto

...nel giorno che scompare
c'è un tempo che si strugge senza fine.

da "Nel tramonto"

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:29 | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(Popup)
nel vento:io fotografo
giovedì, 30 novembre 2006

Non so neanche cosa scrivere, so però che non voglio lasciare ancora ferma Isola Emersa. Quando scrivo io immagino che lei si muova verso di voi, davvero, ma quando capitano serate come questa allora è meglio immaginare che le parole facciano da pontili e che voi ci camminiate sopra per raggiungere questa isoletta  in un mare grandissimo.  Quando ho aperto il blog non avevo idea di come l'avrei portato avanti, all'inizio temevo di perdermi in un turbine  di icone di tette e culi, dico il vero, ci sono blogs molto affascinanti, di (finte) dark o  vamp conturbanti che  imperversano  e che perfino nei commenti ti piazzano una foto  softporno o erotica che sia.... Temevo di perdermi in questo enorme mare di personaggi fatto di nicknames a nascondere una normalità che, probabilmente è molto più interessante, o magari  meno attraente del mistero che si sceglie di consumare, di persone che per dirti che non sono d'accordo con te ti insultano ad esempio... Poi mi sono detta che bastava che fossi sempre io, come nella vita di tutti i giorni. Così è. E poi Isola Emersa è un compromesso tra la mia timidezza e la mia voglia di comunicare.  Uso le immagini per contorno, e lascio che siano le parole le protagoniste, le artefici di una lunga conversazione con voi e non solo perché come donna ho necessità di dire circa ventimila parole al giorno. 
Mi piace raccontarmi e raccontare, sul filo dell'ironia sempre, così posso dirvi di oggi quando per uno scherzo degli occhi stanchi ho letto "Del Re prostata" anziché "Del Re prostrata"... o dei momenti no che posso passare...per poi trovare un saluto,  una risata, in quello spazietto che è quello del  "commento" e che definire così trovo riduttivo, io preferirei mettere un "parla con me" oppure un "scrivimi"...qualcosa di meno impersonale e più vicino  a me e non all' accatiemmeelle... E adesso chiudo il post perché ho già superato le ventimila parole da un bel pezzo oggi...

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:24 | Permalink | commenti (12) | commenti (12)(Popup)
nel vento:io
martedì, 28 novembre 2006

A ZONZO

Guardo gli asini che volano nel ciel
vanno e saltano sulle nuvole si divertono
a fare i cigni nel ruscel
bianco come inchiostro.

Vanno i treni sopra il mare tutto blu
E le gondole bianche sfociano
nel crepuscolo sulle canne dei bambù
Du, du, du, du, du

Queste strane cose vedo ed altro ancor
quando ticchete ticche,ticchete ticche
ticchete sento che è guarito il cuor
dall'estasi d'amor...

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:10 | Permalink | commenti (21) | commenti (21)(Popup)
nel vento:i musicanti, il riso sulla bocca
martedì, 28 novembre 2006
Ho qui davanti a me il calendario che mi dice i giorni che mancano all'8 dicembre. A parte essere il compleanno di un mio nipote, quel giorno indica l'ingresso dei siciliani nel clima di una lunga  festa gastronomica che mette a dura prova colesterolo e glicemia ad esempio, ma a cui non puoi resistere.
Un mese di dolciumi,  con la scusa della devozione al santo chicchessia ed il chilo, e dico poco, in più è preso. Il giorno dell'Immacolata non mancano sulla nostra tavola i buccellati, ciambelline di pasta frolla (senza burro ma con lo strutto) ripiene di fichi secchi tritati, uva passa e noci oppure di marmellata di mandorle e cioccolato, ricoperte da ghiaccia e codette di zucchero colorato. Il buccellato ha origini antichissime, il termine deriva dal latino buccellatum, "piccolo boccone"  e pare che questo dolce sia il discendente diretto del "panificatus" dei romani. 
Il 13  dicembre per Santa Lucia non si mangia né pasta né pane, ma per ricordare il miracolo che la santa compì in un periodo di grave carestia, facendo arrivare nel porto (e qui son liti campanilistiche perché c'è chi dice di  Palermo e chi di  Siracusa) una nave carica di grano, si prepara la "cuccìa". Un tempo solo grano lessato condito con zucchero nella versione dolce. Adesso servito con crema di ricotta, pasticcera o al cioccolato. Una bomba calorica. E' buona norma tradizionale, inoltre, mangiare gli arancini/le arancine.
In entrambe le occasioni si preparano "li sfinci", frittelle morbide,cosparse di zucchero e cannella. Questi sono due giorni propedeutici a quello che accadrà nel proseguo del mese fino al 6 di gennaio, quando un trionfo di cannoli, cassate, mustazzoli, trionferanno sulle nostre tavole.  Il cannolo è nato da un modo di dire scherzoso usato in un monastero per il carnevale, qualcuno mise in giro la voce  che da un rubinetto (cannolo, in dialetto) uscisse ricotta e non acqua. E' un vistoso simbolo fallico. La cassata è di origine araba, è un dolce millenario, come il marzapane, si chiamava "al qasat" che era la scodella con cui gli arabi le davano la forma. A questi si aggiunge la "pignulata" piccoli gnocchi fritti, fatti passare nel miele disciolto ed assemblati a forma di pigne appunto. La chiusa la lascio a  Gaetano Basile: " Qui vennero a posarsi tutte le leccornie del mondo orientale portandosi appresso miti, leggende, religiosità e poesia. E tutto esplode fragorosamente nelle celebrazioni festive. Come un fuoco d'artificio". 

Meraviglia

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:23 | Permalink | commenti (9) | commenti (9)(Popup)
nel vento:di terra e di fuoco
lunedì, 27 novembre 2006
Dopo il malore di ieri Berlusconi è ricoverato per accertamenti in terapia intensiva:  al reparto solventi! L'Unto del Signore al reparto solventi. Mah!
Chi lo ha soccorso gli ha sollevato le gambe.
Per guardare sotto il tappo.
 
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 21:06 | Permalink | commenti (9) | commenti (9)(Popup)
nel vento:
lunedì, 27 novembre 2006

"Ali" finalmente è una nuova poesia. Non potevo non condividerla con voi amici. Dopo qualche mese in cui ho praticamente riproposto vecchie poesie, "Ali" rappresenta la nuova linfa vitale che mi anima. Ho voglia di fare e di farlo bene, ho voglia ancor di più di raccontare e di scavarmi dentro. Mi rendo conto di aver raggiunto uno stato d'animo sereno tranquillo poco mosso...  come non detto... 

A dopo...

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:35 | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(Popup)
nel vento:io
lunedì, 27 novembre 2006
Oggi inizio un nuovo progetto, in realtà era già stato iniziato e interrotto, tra un'ora riparte. Ma è un periodo davvero pieno... finirà che mi confonderò e non saprò più cosa scrivo, a chi e perché. Temo un crollo, sul serio, proprio adesso in cui  pare stiano "quagliando" molte cose. Riesco a mettere piede in ufficio in Comune poche volte al mese ormai. Avevo raccontato che in tipografia sono davvero fuori dal mondo, oggi per telefonare in ufficio ho trovato un angolo in cui vi era zero ricezione ma almeno non mi dava "solo emergenza". Sono riuscita ad organizzarmi per mercoledì parlando il più velocemente possibile con Giusy... e però starò tutto il giorno sob! E tutto il giorno giovedì in tipografia risob! E venerdì ho il consiglio di interclasse perché sono rappresentante dei genitori sigh! Voglio sdoppiarmi in quattro! Così quando dico a Lorys che domani sono in un posto, dopodomani in un altro e via di seguito lui poi risponde " E domenica su Marte?" Nooooooo, domenica sono a Palermo a vagabondare  con la mia amica Michela  Contrattempi permettendo. Ed arrivandoci integra!
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:12 | Permalink | commenti (2) | commenti (2)(Popup)
nel vento:vitamea
domenica, 26 novembre 2006

I want wear wings

- Ali -
 
Ed io che solo conosco la mano del vento
ad accarezzare il mio inferno,
se guardo i tuoi occhi vi leggo
il silenzio che sa di non far male.
 
Io che viaggio nel solitario scompiglio
di una vita  in tempesta,
di te mi meraviglio e apprendo
la rara disciplina di un libero volo.

(©Adelaide Spallino)
-Dolce notte -
 
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:25 | Permalink | commenti (17) | commenti (17)(Popup)
nel vento:le mie poesie
domenica, 26 novembre 2006

Autumn Leaves

Le foglie rosse di vecchiaia si ostinavano a ciondolare dai rami battuti dalla prima tramontana della stagione, lungo il viale alberato l'asfalto luccicava e, a tratti, piccole pozzanghere testimoniavano la lunga notte di pioggia appena passata. Un mattino di luce scomposta dopo i temporali e, in quella luce, la vide. Si era sempre vantato di non peccare di stupido sentimentalismo e di non aver tempo per lasciarsi andare a ricordi che avevano solo il difetto di distrarre le persone dal presente, nient'altro. Ma lei ora era lì. Da dove era saltata fuori? L'aveva immaginata per anni, l'unico strappo alla regola che si era concesso. All'improvviso si era materializzata davanti ai suoi occhi. Stava dentro un cappotto blu lungo, un po' più alta dell'ultima volta in cui si erano visti, o forse ricordava male...forse alta così lo era stata anche quell'ultima volta, ma nel vortice del tempo le persone e le cose assumono per la nostra memoria sempre sfumature diverse da ciò che realmente sono.
Ed in quel vortice precipitò in pochi secondi, quelli occorsi a lei per voltarsi e guardarlo come si fa con un passante qualsiasi. La tramontana gelida le aveva arrossato il volto, i capelli, che ricadevano sulle spalle, non avevano via di scampo, mentre nell'attesa del tram, stava rivolgendo, pensierosa, la propria attenzione alla punta delle scarpe.
Chiaro che non l'aveva riconosciuto. Lo prese un moto di stizza rancorosa, per un momento. Forse, sì, forse lui era cambiato molto...eppure, Cristo santo! possibile che non ci fosse un briciolo di ricordo in quella testolina che aveva...amato? Oh, sì, l'aveva anche ammesso, solo con se stesso ovvio. Lo ammetteva dopo anni di inutile orgoglio, di donnette passate nel suo letto e che all'alba se ne erano andate via senza lasciargli nulla dentro, giusto l'impronta sul cuscino e un fastidioso profumo nell'aria. Intanto lei se l'era portata nel profondo dell'anima, tanto profondo che l'aveva nascosta, protetta da sguardi invidiosi, da parole vuote: l'unico modo per averla tutta per sè. Per sentirla nelle viscere, per farsi tormentare e lasciarsi sedurre allo stesso tempo nei deliri notturni: incubi o sogni, non facevano differenza. Averla lì davanti, tangibile, averle guardato gli occhi un secondo, poterne sentire l'odore a distanza, era questo che aveva aspettato tutto il tempo? Era questo che gli era mancato e che non aveva mai trovato in nessuna? Il massimo della fedeltà, idiota. Però, lei...Lei  aveva preso a torturare le foglie rinsecchite che le capitavano sotto i piedi. I fari delle auto la illuminavano a intermittenza, lo spazio tra loro due sembrava non doversi riempire mai e forse era giusto così, ognuno per la sua strada; come era stato fino ad allora, come prima... Ma niente per lui sarebbe stato come prima, nell'assoluta consapevolezza che sarebbe stato meglio allontanarsi il più velocemente  da quel momento, da lei e da tutto quello che rappresentava.
Il tempo non passa mai inutilmente; nell'accidentale susseguirsi di eventi ci sono cose che avvengono per un preciso disegno del destino. Ignorarlo, quello sì, doveva farlo. Per se, per il suo lavoro, per poter continuare a riempire l'agenda di appuntamenti con dirigenti senza timore di sorprese amare, per la sua vita. O il surrogato della stessa, poco importava. Scappare via da lì, questo sì. Le diede un ultimo sguardo, ma lei alzò la testa verso di lui e gli sorrise. Le sue elucubrazioni mentali si dissolsero, l'autocontrollo esercitato con ferrea disciplina si rivelò un fallimento e solo per un sorriso. Nulla di più semplice e banale, nulla di più disarmante evidentemente. Gli sorrideva con gli occhi, con le labbra dischiuse; gli ritornava familiare quel sorriso e lo trovava pronto, a morirci dentro.
 
(Novembre 2004)
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 22:12 | Permalink | commenti (4) | commenti (4)(Popup)
nel vento:tracce di mia scrittura
domenica, 26 novembre 2006
Vorrei sapere che gusto c'è a telefonare ad una persona alle 08,30 di domenica! Sta andando a fuoco casa? Un'unghia incarnita? Una nocciolina che vi sta strozzando? E allora? L'unico che può rispondere a quell'ora è mio figlio che, se per sei giorni la settimana rimanda il momento in cui alzarsi per andarsene a scuola,  la domenica mattina scorrazza per casa prestissimo!!! E lui  non risponde. Tocca a me sfilare il braccio da sotto il piumone,  prendere a tentoni la cornetta, sollevarla e portarla sotto il piumone per avvicinarla al mio orecchio e dire "Pronto". Alla fine della telefonata arriva Lorys che dall'uscio della camera chiede: "Ma' ...chi era?". "Nonn..." "E che voleva?". "Dic se and...o a pran...re d lei." "Ci andiamo?". "No". "Vabbè... mi fai la colazione?". " Sì, tra...poco..."  Tic tac tic tac tic tac... di nuovo "Ma' mi fai la colazione?" "Ho dett tra poco..." "Ma' ...tra poco è stato un'ora fa...". Così sollevo il piumone,  sbircio con un occhio che sbuca tra i capelli einsteinici la sveglia di fronte a me e mi alzo.Giornata che più che di novembre sembra di maggio, scirocco, cielo splendido con qualche cirro bianchissimo, maledettamente bella. Buona domenica.
raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:18 | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(Popup)
nel vento:lessico familiare