domenica, 29 gennaio 2006

<<Le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: narrare è Resistere.>> Questa citazione di Joao Guimaraes Rosa si trova in un romanzo che ha uno dei più begli incipit che io abbia mai letto. Il romanzo è "La frontiera scomparsa" di Luis Sepùlveda ed inizia così: " Il biglietto per andare da nessuna parte fu un regalo di mio nonno." Pur non essendo il libro col quale ha ottenuto il  successo in tutto il mondo,  è comunque di grande impatto, soprattutto nel ricordo del carcere e della tortura. La storia di un viaggio che è in realtà un viaggio all'interno del personaggio stesso, alla ricerca delle proprie radici più che di un paese. Un viaggio che ha bisogno però di un percorso vero,  polveroso, pieno di vicende, prima di concludersi nel luogo che l'autore definisce ..."il punto di partenza del viaggio iniziato da mio nonno."  Da leggere assolutamente. Come un altro suo libro "Incontro d'amore in un paese in guerra" , dove, in uno dei racconti in esso contenuti c'è questa bellissima sequenza: "Alle fine ci si adatta. Ci si rassegna a perdere il nirvana. Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare. E' come gettare la spugna per assenza dell'avversario, e anche se al pugile alzano la mano tra gli sbadigli, la sensazione di sconfitta perdura fino a trasformarsi in rassegnazione...(...) resta il livido nell'anima e manca qualcosa, Mabel, manca qualcosa, ecco perché uno va camminando nella vita come un insetto zoppo, come una lucertola senza coda o qualcosa del genere."   Credo che una sensazione del genere l'abbiamo provata un po' tutti nella vita, almeno una volta, anche per poco tempo. Ritrovare un proprio stato d'animo in un libro è qualcosa di straordinario, c'è sempre qualcuno che riesce a scrivere di noi anche se non ci conosce. E leggendo si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad uno specchio che ci mostra noi stessi.

Comunque io adesso sto affrontando  un  saggio di filosofia politica: è la prima volta in vita mia che riesco a superare lo scoglio di una lettura del genere, ed il merito è dell'autore per nulla ostico, anzi. Fortunatamente poi il libro non è voluminoso, ho sempre paura dei libri con più di 250 pagine. Diceva Baudelaire, non cito alla lettera: " "Il grande libro è la risorsa degli idioti che non ne sanno scrivere di piccoli." Ed anche i qualche greco c'era andato giù pesante "mega biblion mega kakòn" ovvero "grande libro, grande male".

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 20:52 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
nel vento:pause
domenica, 29 gennaio 2006

Secondo alcuni studi (????) pare  che il bacio appassionato riduca il colesterolo, la pressione sanguigna e il rischio di infarto... ( la notizia è stata data in tv ma era tratta da un giornale e non dall'incarto dei cioccolatini...)

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 08:29 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
nel vento:play
venerdì, 27 gennaio 2006

Capita a volte che non riusciamo a dire tutto quello che vogliamo ad una persona, che la voce abbia la chiave per uscire dal nostro groviglio di emozioni e fugga senza di noi, lasciandoci  da soli, mentre assaporiamo il gusto amaro di una frase soffocata in gola  che è qualcosa di  molto simile ad una sconfitta ingiusta.  Succede che tutto quello che avremmo voluto dire rimane in noi e vi rimane immutato a lungo, come un “fiore nel ghiaccio” la cui persistente bellezza è mutilata del profumo indispensabile a renderlo vivo. Non serve a nulla chiedersi se le nostre parole avrebbero potuto cambiare le cose o se invece ci siamo risparmiati l’occasione di dover dare ragione a chi è convinto   che le parole non contano. Non serve considerare tutta la fatica fatta per arrivare fin lì a facilitare il compito altrui di vanificare tutto ciò in cui avevamo creduto e non serve cercare di capire quanto tempo ci vorrà prima di riprenderci dallo shock di aver perduto molto di più di quello che ci è stato fatto pensare. Molto di più. Allora impariamo  a tornare a casa a testa bassa, con i nostri fiori chiusi dentro il cuore raggelato da argomentazioni che mai avremmo immaginato di dover sentire e dal vento di dicembre che le ha aiutate a varcarne la soglia.

 

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:24 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
nel vento:rewind
mercoledì, 25 gennaio 2006

Le stradine si inerpicano su per il paese fino a raggiungere i quasi 1100m di altitudine, in alcuni punti si può andare solo a piedi ma è un posto suggestivo e lo è ancora di più  sotto una bellissima nevicata.  Numerose scalinate aiutano la gente a muoversi su e giù, proprio per la ripidità delle vie. Ieri la prima coltre nevosa dell'anno ha creato un paesaggio mozzafiato. Per andare da casa della mia amica al Comune, io lei ed i figli abbiamo camminato con molta circospezione sapendo che non potevamo contare su validi appigli. Oh, in caso di scivolata  sarebbero potuti venire a prenderci direttamente a valle! Abbiamo sceso viuzze e gradini, girato angoli, con i nostri passi ovattati in fila indiana. Il disagio lo si vive ovviamente quando si forma il ghiaccio e la statale ieri sera si è presentata piuttosto ostica. Però ragazzi che spettacolo!  Sotto la luce dei lampioni il paese sembrava uscito fuori dalla penna di un qualche scrittore dell'ottocento, peccato che a volte la bellezza catturata con gli occhi sembra perdersi nel cercare di descriverla. Ripensandoci mi viene in mente  una poesia di Montale ( io la considero "LA poesia" di Montale):

...Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità...

( I Limoni)  

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 15:05 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
nel vento:
lunedì, 23 gennaio 2006

Che fortuna hanno gli uomini!

Possono contare su due teste.

Ma  sono in molti ad usare dell’una solo la bocca

e dell’altra i ragionamenti.

 

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 18:29 | Permalink | commenti (1) | commenti (1)(Popup)
nel vento:cattivaria
domenica, 22 gennaio 2006

A Messina sono scesi in diecimila a manifestare contro il Ponte sullo Stretto, presente anche una delegazione del comitato No – Tav della Val di Susa dove si è svolta in contemporanea  una manifestazione di solidarietà con i dimostranti della città siciliana. Questo movimento da nord a sud mi piace molto.

Alla Sagra del Mandorlo in Fiore degustazione delle mele del Sudtirol. Mah!

Perfidia politica:

“Lo scoop non è che Berlusconi sia andato in Procura ma che ne sia uscito” baffetto D’Alema.

“Le bugie hanno le gambe corte ecco perché lui è basso” Prodi su Berlusconi…

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:29 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
nel vento:
domenica, 22 gennaio 2006

Beh, è finita una settimana importantissima. Iniziata proprio il 16 con un evento personale che mi ha segnato. Pochi minuti seri davanti al Presidente del Tribunale e a un cancelliere piuttosto assonnato per decretare la fine legale di un matrimonio. "Firmi qui". Il Presidente era molto rigoroso, entrando da sola mi ero seduta su una sedia e da lì mi ha fatto spostare su un'altra senza un apparente motivo. Nonostante questo non mi sono sentita intimorita, alla mia età mi trascino ancora il retaggio di una ribellione adolescenziale che mi fa stare a mio agio  di fronte a qualsiasi alta carica. Un po' meno a mio agio mi ha fatto sentire la gonna che ho indossato, potenza di un tessuto. La giornata però era iniziata in modo convulso, ero in ritardo all'appuntamento con l'avvocato. Casa mia mi ha sputato fuori  e risucchiato dentro  più volte prima che arrivassi a definire completamente ciò che mi serviva. Il Tribunale è di fronte al mare, guardando dalle vetrate non ho potuto non sorridere e non provare un senso strano di leggerezza. Il percorso iniziato tre anni fa è arrivato al capolinea, decisione ferma ben ponderata, mai incline ad un ripensamento. Tutto elaborato e tutto affrontato con grande serenità. Ma non per questo senza tristezza, in fondo non si firma solo un foglio. Il segno  più significativo rimane dentro. Dietro un sorriso.  

...che io abbia la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, il coraggio di cambiare ciò che posso e l'intelligenza di distinguere tra i due...

Io ho distinto.

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 10:06 | Permalink | commenti (2) | commenti (2)(Popup)
nel vento:
domenica, 15 gennaio 2006

Angelus

 

 

Eccoti qui
pronta e muta come un pianoforte
pettinata e vestita
come un angelo da collezione
e non c'è sentimento
ch'io non sappia desiderare
anche una luce piccola basta
io so farla bastare
io so farla bastare.
Alla mia volontà affamata
tu parlavi gentile
voglio dirti che le parole
non mi bastano più
così vengo nel nome
delle carezze dimenticate
parole-femmina scompagnate
sul fango-selciato del mondo.
E tu lo senti o no
l'esatto suono delle mie ragioni
lo capisci cos'è
la rinuncia al pudore.

 

Vuol dire chiamami come vuoi
ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi
io sono degno del mio nome
vuol dire chiamami come vuoi
ma non chiamarmi amore
chiamami come vuoi
chiamami come vuoi.
Eccoti qui
pronta e muta come un calendario
adornata e gentile
eccoti qui.
Io, e quelli come me
aspettiamo miracoli.

(Ivano Fossati)        

 

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 16:49 | Permalink | commenti (2) | commenti (2)(Popup)
nel vento:
domenica, 15 gennaio 2006

Siamo un popolo di indignati cronici. Ma non è sempre un’indignazione produttiva, spesso è fine a sé stessa e  non conduce alla soluzione o all’eliminazione di ciò che la genera.  

Marco Paolini tempo fa disse che in Italia “L’indignazione dura quanto un orgasmo”,dunque ognuno di noi ha la propria unità di misura personalissima. C’è da chiedersi se, passato il momento, ci si fumi una sigaretta o ci si volti dall’altro lato addormentandoci . Molto probabilmente in molti casi  avviene quest’ultimo.

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 12:56 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
nel vento:
venerdì, 13 gennaio 2006

Puoi non vedere ancora nulla in superficie, ma sottoterra il fuoco già divampa. (Y.B. Mangunwijaya)

 

 

L’Isola Ferdinandea è l’isolotto vulcanico emerso nell’estate del 1831 al largo di Sciacca e la cui proprietà fu rivendicata dai Borboni, dalla Francia e dall’Inghilterra tanto  è vero che  fu chiamato con sette nomi diversi. Ma fu il re di Napoli Ferdinando II, in onore del quale fu definitivamente riconosciuta l’isola, che la annetté al regno borbonico, benché francesi ed inglesi fossero riusciti a piantarvi le loro bandiere. Dopo  sei mesi l’isolotto sprofondò di nuovo nelle azzurre acque siciliane e da allora non ha dato più segnali di una possibile riemersione, anche se la sua sommità è passata da una profondità di 10 m a quella di  6 m. L’Isola Ferdinandea come metafora della vita? Se riuscite ad assecondare la vostra natura  ignorando le bandiere di chi accampa  pretese su di essa, allora sì. E allora buona emersione.

 

 

raccontato da: Adelaide_Spallino alle 20:58 | Permalink | commenti | commenti (Popup)
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