<<Le storie non si limitano a staccarsi dal narratore, lo formano anche: narrare è Resistere.>> Questa citazione di Joao Guimaraes Rosa si trova in un romanzo che ha uno dei più begli incipit che io abbia mai letto. Il romanzo è "La frontiera scomparsa" di Luis Sepùlveda ed inizia così: " Il biglietto per andare da nessuna parte fu un regalo di mio nonno." Pur non essendo il libro col quale ha ottenuto il successo in tutto il mondo, è comunque di grande impatto, soprattutto nel ricordo del carcere e della tortura. La storia di un viaggio che è in realtà un viaggio all'interno del personaggio stesso, alla ricerca delle proprie radici più che di un paese. Un viaggio che ha bisogno però di un percorso vero, polveroso, pieno di vicende, prima di concludersi nel luogo che l'autore definisce ..."il punto di partenza del viaggio iniziato da mio nonno." Da leggere assolutamente. Come un altro suo libro "Incontro d'amore in un paese in guerra" , dove, in uno dei racconti in esso contenuti c'è questa bellissima sequenza: "Alle fine ci si adatta. Ci si rassegna a perdere il nirvana. Il peggior castigo non è arrendersi senza lottare. Il peggior castigo è arrendersi senza aver potuto lottare. E' come gettare la spugna per assenza dell'avversario, e anche se al pugile alzano la mano tra gli sbadigli, la sensazione di sconfitta perdura fino a trasformarsi in rassegnazione...(...) resta il livido nell'anima e manca qualcosa, Mabel, manca qualcosa, ecco perché uno va camminando nella vita come un insetto zoppo, come una lucertola senza coda o qualcosa del genere." Credo che una sensazione del genere l'abbiamo provata un po' tutti nella vita, almeno una volta, anche per poco tempo. Ritrovare un proprio stato d'animo in un libro è qualcosa di straordinario, c'è sempre qualcuno che riesce a scrivere di noi anche se non ci conosce. E leggendo si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad uno specchio che ci mostra noi stessi.
Comunque io adesso sto affrontando un saggio di filosofia politica: è la prima volta in vita mia che riesco a superare lo scoglio di una lettura del genere, ed il merito è dell'autore per nulla ostico, anzi. Fortunatamente poi il libro non è voluminoso, ho sempre paura dei libri con più di 250 pagine. Diceva Baudelaire, non cito alla lettera: " "Il grande libro è la risorsa degli idioti che non ne sanno scrivere di piccoli." Ed anche i qualche greco c'era andato giù pesante "mega biblion mega kakòn" ovvero "grande libro, grande male".












