Per una che le nuvole le ha sempre guardate col naso all’insù, l’esperienza del trovarcisi al di sopra non può che non essere di stupore. Io poi che ho sempre ritenuto di essere affetta da fobia del volo mi sono smentita alla grande nel momento in cui sono salita a bordo dell’aereo. Sarà stata la natura stravagante dell’essere umano o l’idea della bellissima mèta da raggiungere?
Non so, fatto sta che la mia paura si è volatilizzata, appunto. Io e mia sorella eravamo partite presto per l’aeroporto di Palermo, in un mattino un po’ grigio di ottobre e con un pensiero fisso nella mente: passeranno i cannoli ai controlli? E la pasta di mandorle?
In effetti nel nostro bagaglio a mano nascondevamo delle bombe… caloriche però! Tutto è filato liscio per fortuna e le nostre armi gastronomiche si sono salvate.
Prima dell’imbarco una signora anziana si è sentita male e le persone che l’hanno soccorsa si son trovate davanti al marito in evidente stato di scocciatura per quel… contrattempo. Mizzica!
La moglie stava male e quello stizzito andava ripetendo “ma non ha mai fatto così… non ha mai fatto così”. Dopo aver scoperto che la signora aveva mangiato un’arancina ed una banana alle 7,30 del mattino ci siamo un po’ guardati tutti in faccia, beh non proprio tutti: quelli che temevamo che la facessero viaggiare comunque. Un signore alto e molto sacerdote ripeté ad alta voce il pensiero nostro: mica la imbarcano? Intanto il medico dell’aeroporto la fece portare via su una sedia a rotelle mentre iniziava l’imbarco.
Ecco, e ti pareva! Ci hanno dato i posti all’altezza delle ali. Ma, tanto, una tavola piatta di nuvolaglia poco interessante ha nascosto per tutto il volo il panorama e non ci è rimasto che guardare la rivista patinata di pubblicità che abbiamo trovato a bordo. In realtà ho sbirciato il quotidiano che il tale alla mia destra si era procurato, tra quelli messi a disposizione, salendo in aereo. I messaggi che ha inviato col telefonino non sono riuscita a leggerli mannaggia! 
“Guarda, una mosca”. – la voce di mia sorella mi ha distratto dai pensieri – cosi nutuli, nenti di chi.
Una mosca si era fatta dare un passaggio e volava due volte: sostenuta dalle sue ali e dall’aereo. Che fortuna!
Una volta messo il naso fuori l’aeroporto di Linate ho chiamato casa.
- ”Milano puzza” – ho esordito.
- “No che non puzza. Quell’odore è il cherosene degli aerei.”
- “Embè? A Punta Raisi tutta sta puzza non c’è.”
- “Lì la zona è più ventilata”.
- “Ah, è vero”
E via, in auto con mio cognato alla volta della Brianza, con i cannoli e la pasta di mandorle che, al solo pensiero, disegnavano ghirigori deliziosi sulle mie papille gustative.
(continua...)
nel vento:























